Passano alla Camera i primi due articoli della riforma elettorale voluta dalla maggioranza. A scrutinio segreto l’articolo 1 ha incassato 208 sì, 143 contrari e 3 astenuti. Il secondo articolo ha ottenuto 213 voti favorevoli e 144 voti contrari.
Il primo elimina i collegi uninominali e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza che scatta se si ottiene almeno il 42% dei voti. Introduce le liste plurinominali e le liste circoscrizionali nazionali, con cui si attribuiscono i deputati e i senatori, 70 e 35, collegati al premio di governabilità.
Con un emendamento approvato ieri, si fissa un tetto massimo di deputati e senatori che la lista o coalizione vincente può ottenere con l’assegnazione del premio di governabilità: non più di 220 deputati e 113 senatori. Infine, si introduce l’obbligo di indicazione del candidato premier al momento del deposito del programma, pena la non ammissibilità della lista.
Arriva l’unanimità per l’approvazione dell’emendamento all’articolo 2 che consente il voto ai fuorisede per tutte le consultazioni elettorali, quindi elezioni e referendum. Il nodo resta quello delle preferenze.
Il giorno dopo la bocciatura dell’emendamento voluta da almeno 30 franchi tiratori nella maggioranza, Fratelli d’Italia non molla e vota l’emendamento presentato da Futuro Nazionale. Lo fa anche Maurizio Lupi, dimostrando in qualche modo che dei punti di contatto tra i vannacciani e la maggioranza possono esserci anche se la scelta di votare con Fn sarebbe stata dettata semplicemente da una questione di coerenza.
Il deputato Edoardo Ziello, uno dei luogotenenti in Parlamento dell’ex generale della Folgore, rivela: «Fratelli d’Italia ha votato il nostro emendamento, ma spiace constatare, guardando i tabulati, che siamo stati gli unici insieme a loro a votare favorevolmente. Sono rimasto sorpreso quando ho sentito le indicazioni dai banchi della Lega, con i deputati che urlavano: “Vota contro, rosso!”. Hanno così dimostrato di essere contrari alle preferenze, alla faccia del loro segretario Salvini, che si dice a favore della sovranità popolare. Sono sovranisti solo a parole».
Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, si dice convinto che in occasione del primo emendamento bocciato dall’Aula «Futuro nazionale ha votato contro». Questo non gli ha impedito di votare poi il testo presentato dai vannacciani. «Cosa avrei dovuto fare di fronte a una proposta di merito? Avrei dovuto votare contro le preferenze proprio io che da 40 anni faccio la battaglia sulle preferenze?».
Ventiquattro ore dopo il caos esploso alla Camera si continua a respirare tensione, ma a menti lucide appare evidente che a guadagnare in termini di immagine è Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Il senso sarebbe: io le ho proposte, le volevo e voi non le avete volute. Infine il voto favorevole al testo di Fnv allenta tensioni e accarezza l’idea che si possa trovare un’intesa, magari più avanti e soprattutto nell’ipotesi che la guerra in Ucraina finisca.
Ma le polemiche non si esauriscono e anticipano, sull’inizio dell’estate, un autunno che si annuncia infuocato. «Non sei al governo per sopravvivere. Sei proprio imbullonata a Palazzo Chigi», attacca il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, che aggiunge (come se non avesse fatto il premier anche lui), «per quattro anni hai bloccato il Paese per difendere il potere e salvare i politici dalle inchieste. Non ti sei preoccupata di intervenire su sanità, caro vita e stipendi. Giorgia, guardati intorno: l’unica vera palude è quella in cui è sprofondato il Paese. Chiunque nella tua posizione ne avrebbe tratto le conseguenze, avrebbe rimesso il mandato. E sarebbe andato al Quirinale».
Su questo però era già intervenuto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che, ospite di Start su Sky Tg24, a Giovanna Pancheri ha chiarito: «Noi non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo e siamo orgogliosi della stabilità che abbiamo dato al Paese». Poi puntualizza: «Una ventina di deputati della maggioranza ha votato contro l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale mossa da un istinto di autoconservazione, pensando ai propri interessi. La sinistra che dice di voler cambiare la politica ha votato con il voto segreto contro la possibilità di poter scegliere. La verità è che molti temono le preferenze», riflette.
E infine aggiunge: «Chiudiamo entro domani (oggi, ndr) questa legge che serve al Paese, un passo alla volta, al Senato si può modificare, sicuramente a settembre sarà uno dei primi temi che affronterà il Senato».
Una legge importante perché per Ciriani «è nei fatti un inizio di premierato, perché del premierato condivide il principio per il quale chi vince democraticamente ha il diritto e il dovere di poter governare con una maggioranza solida».
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