giorgia meloni

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Il governo pressa i cinesi: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto
(Getty Images)
Se Pechino resta nell’azionariato del gruppo degli pneumatici a marzo scatta il divieto di vendita sul mercato Usa. La Meloni è pronta a usare i poteri speciali.

C’è un momento, nella vita delle aziende globali, in cui la geopolitica smette di essere un concetto astratto e diventa una fattura da pagare. Per Pirelli quel momento ha una data precisa: marzo. Manca poco al momento in cui a Washington esporranno il cartello con scritto: vietato l’ingresso. Non un difetto di fabbrica, non un richiamo di sicurezza. Un problema legato al passaporto cinese dell’azionista di riferimento. E così il governo Meloni si ritrova con il piede sull’acceleratore dei poteri speciali e l’altro sul freno della diplomazia. Perché il messaggio che arriva da Washington non ammette interpretazioni creative: se Pechino resta dentro, Pirelli resta fuori. Fuori dal mercato Usa, fuori da un quinto dei ricavi.

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Ursula offre 45 miliardi in più per il sì dell’Italia al Mercosur
Ursula von der Leyen (Ansa)
L’impressione non è delle migliori; a una lettura superficiale se ne ricava che basta pagare. L’Italia dice sì al Mercosur dopo che Ursula von der Leyen, cedendo alle pressioni di Roma, ha sbloccato un esborso aggiuntivo da 45 miliardi per rimpinguare i fondi Pac. Giorgia Meloni, proprio da Parigi dove si teneva l’ennesimo vertice dei volenterosi, rompe il fronte di resistenza che la univa a Emmanuel Macron, che così resta solo sulla trincea del no, anche perché i contadini francesi non mollano e pure ieri sono tornati a bloccare L’Esagono con i trattori.
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I volenterosi chiedono lo scudo Usa su Kiev
La coalizione dei volenterosi a Parigi il 6 gennaio 2026 (Ansa)
Nel vertice di Parigi i leader di Ue e Nato incontrano Zelensky per discutere le garanzie di sicurezza post pace. Dagli Stati Uniti «supporto in caso di attacco russo». Starmer: «Con Macron creeremo hub militari in loco». La Meloni ribadisce: «Niente truppe».

Con i negoziati sulla pace in Ucraina che non hanno segnato ancora una svolta decisiva, ieri la Coalizione dei volenterosi si è riunita a Parigi nel tentativo di dare un nuovo slancio alle garanzie di sicurezza per Kiev e definire la fumosa cornice della forza multinazionale.

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Referendum, si stringe sulla data per non rinviare al 2030 il nuovo Csm
Carlo Nordio (Imagoeconomica)
  • Venerdì in conferenza stampa Giorgia Meloni dovrebbe dare un segnale: l’obiettivo sono le urne il 22 e 23 marzo. Senza accelerazione, le nomine dei capi delle procure resterebbero in mano alle correnti per altri 4 anni.
  • Il sindacato dei magistrati ha raddoppiato la quota di iscrizione dei soci e ha stanziato già 500.000 euro. Ora è pronto a metterne altrettanti. A meno che non intervenga la Cgil.

Lo speciale contiene due articoli

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Meloni gioca d’anticipo con il 2026 e sente Trump sul caos globale
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier rinnova l’impegno affinché la pace torni presto a Est e in Medio Oriente.

La sera del 31 dicembre il premier, Giorgia Meloni, ha telefonato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimere l’apprezzamento suo e del governo per il discorso di fine anno rivolto agli italiani. Meloni si è soffermata in particolare sul richiamo all’80° anniversario della Repubblica: «L’Italia si presenta a questo appuntamento forte dell’autorevolezza, della credibilità e del rispetto che le vengono riconosciuti a livello globale e che sono il frutto del dinamismo, del coraggio e del sacrificio di generazioni di italiani. Una nazione orgogliosa della propria storia, forgiata nei successi e nelle difficoltà, che possiede gli strumenti e l’opportunità per guardare al futuro con ottimismo e speranza». Nel corso della telefonata, a proposito dei richiami alla pace del presidente, Meloni ha ribadito che l’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile, ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento.

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