Non ho mai avuto dubbi sul fatto che la Cassazione avrebbe condannato Mario Roggero. Dall’inizio della sua storia, cioè da quando sparò e uccise due rapinatori, ferendone un terzo, mi ero convinto che i giudici non l’avrebbero perdonato mai. Roggero aveva reagito vedendo la moglie e la figlia malmenate e minacciate, inseguito i malviventi e, impugnata la pistola che deteneva regolarmente, non aveva esitato a sparare.
Uno, due, tre, quattro, fino all’esaurimento dei colpi: i delinquenti non avevano avuto scampo, anche perché, per evitare l’accusa più grave, si erano presentati nella gioielleria di Grinzane Cavour, piccolo centro del Cuneese, con in mano una pistola giocattolo. Roggero non sapeva che quell’arma fosse innocua e forse, anche se lo avesse saputo e non avesse avuto timore per la propria vita e per quella dei famigliari, avrebbe reagito allo stesso modo, esasperato dall’ennesima rapina. Quel giorno di fronte ai banditi ha perso la testa, come qualsiasi persona che è costretta a subire la violenza di un furto o di un’aggressione. I giudici hanno sentenziato che la sua è stata una vendetta. Un borghese piccolo piccolo che, dopo anni di aggressioni, non ce l’ha fatta più e si è trasformato in giustiziere. Oh, lo so che non si deve dire e men che meno lo si deve giustificare: non ci si fa giustizia da soli, bisogna lasciar fare alle forze dell’ordine e alla giustizia. Ma quando polizia e carabinieri sono pochi, o hanno le mani legate, e la magistratura trova le attenuanti per i malviventi e le aggravanti per le vittime, che si fa?
Per me Roggero non ha colpa. La responsabilità è tutta dei rapinatori i quali, se fossero rimasti a casa loro, se invece di rubare avessero svolto un lavoro onesto, non sarebbero finiti sotto un metro di terra e neppure dovrebbero lamentarsi, come fa il malvivente ferito e sopravvissuto, per lo choc di aver rischiato la vita e visto morire i compagni di scorribande. Mario Roggero ha già pagato, perché comunque ha sulle spalle il decesso di due persone e pure il dramma vissuto dalla sua famiglia. Oltre a questo, ha versato (al momento) 1 milione di euro ai parenti dei delinquenti a titolo di risarcimento. Se non è già sul lastrico, lo sarà presto e con lui moglie e figlia.
Tutto ciò, come dicevo, non ha impietosito i giudici, che gli hanno appioppato quasi 15 anni di carcere. Se gli va bene, uscirà a 87 anni, pronto per l’ospizio o peggio. Si può condannare praticamente all’ergastolo un uomo che per 72 anni ha condotto una vita onesta, lavorando e rispettando la legge, e che, di fronte a un sopruso e a una minaccia, ha reagito? Si può costringerlo a passare i suoi ultimi anni dietro alle sbarre? Io penso di no e credo che un atto di clemenza sarebbe opportuno. Tuttavia, non mi faccio illusioni: pur essendo stato sollecitato, anche con l’avvio della procedura da parte del ministro Carlo Nordio (che il presidente, convocandolo al Quirinale, ha voluto subito chiamare all’ordine, rivendicando a sé il diritto di dispensare clemenza), temo che Sergio Mattarella non gli concederà la grazia. Roggero non è Nicole Minetti, che ha ottenuto in tutta fretta un provvedimento di clemenza per motivi speciali. E neppure è uno scafista, come quell’Alaa Faraj Hamad Abdelkarim adottato dalla sinistra radical chic e trasformato in martire e, perciò, graziato dal capo dello Stato. No, Roggero è un cittadino che, sentendosi minacciato, ha reagito. Cioè ha fatto una cosa inaudita. Lui è il simbolo di un fallimento, quello di uno Stato che non riesce a difendere i propri cittadini, perciò il gioielliere-pistolero non può passarla liscia. Spero di sbagliarmi, ma non credo che Mattarella lo grazierà, restituendolo alla famiglia: sarebbe un gesto di rottura.
Se andrà come temo, a Roggero – come a tutti i cittadini per bene – non resterà che sperare nel prossimo capo dello Stato. Il mandato di Mattarella scadrà fra tre anni e poi, se il centrodestra tornerà a vincere le elezioni, sul Colle finalmente potrebbe esserci un moderato. Insomma, Roggero e tutte le persone oneste con lui non possono che augurarsi che il centrodestra smetta di farsi del male da solo e decida di fare sul serio. Alle elezioni manca un anno e in quell’occasione, oltre alla partita dell’Italia, si gioca anche quella di un borghese piccolo piccolo che un tempo vendeva anellini e collanine nella Provincia Granda. Prima di incontrare tre banditi.
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