Luigi Lovaglio lancia un guanto di sfida che ha il sapore della nostalgia. Proverà a non soccombere di fronte a Carlo Messina e a Intesa Sanpaolo.
Mentre l’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Ca’ de Sass a giugno incombe sulle torri senesi, il capo di Mps ha calato le sue carte: una doppia Offerta Pubblica di Scambio (Ops) da 34 miliardi complessivi per portarsi a casa, in un colpo solo, Banco Bpm (valutato 25,3 miliardi) e Banca Generali (8,7 miliardi). Il piano è un disegno lirico: dare vita a un gigante da 466 miliardi di attivo e oltre 810 miliardi di masse gestite. 70 miliardi di capitalizzazione di Borsa.
Terzo gruppo dopo Intesa e Unicredit. C’è un dettaglio però che attenua l’acuto: Mps non caccia un euro. Tutto carta contro carta. L’architettura finanziaria sceglie il barocco. Agli azionisti di Banco Bpm viene proposto uno scambio alla pari. Praticamente un invito a scambiare le proprie azioni con carta senese che fino a tempi recenti è risultata un tantino più volatile della brezza collinare toscana.
Un premio solo per Banca Generali
Non sorprende che il Crédit Agricole, che presidia Piazza Meda con il suo 29%, stia guardando con il distacco di chi ha altri programmi per il weekend. Va un po’ meglio a Banca Generali, dove Lovaglio ha inserito un premio del 10%, svelando dove risieda il vero oggetto del desiderio: non a caso il cda di Generali si è detto non pregiudizialmente ostile e ha fatto sapere che valuterà la proposta. Ai suoi azionisti, l’amministratore delegato di Mps offre lo zuccherino.
Dolce ma non irresistibile: un dividendo straordinario da 4 miliardi, di cui però solo uno in contanti. Il resto in azioni Generali prese dal pacchetto del 13% detenuto attraverso Generali. Lovaglio ha scandito in conference call: «Creiamo valore per azionisti, lavoratori e comunità».
La Borsa boccia la doppia Ops
La Borsa ha accolto l’incoraggiamento con un coro di sbadigli. Mps ha ceduto l’1,3%, rimanendo aggrappato al premio incorporato nell’offerta di Intesa, segno che le mani forti scommettono ancora sul successo di Messina. Banca Generali ha lasciato sul terreno il 2%, snobbando la carta di Siena. Banco Bpm ha limitato i danni a un -0,4% mettendosi alla finestra. Intesa arretra di un soffio (-0,7%), per nulla spettinata dal contropiede toscano.
A mettere nero su bianco lo scetticismo generale ci hanno pensato le case d’affari, armate di calcolatrice e ironia: Autonomous fa notare il paradosso: se l’offerta di Intesa fallisce, il titolo Mps si sgonfia e il valore del concambio per la doppia Ops evapora. Inoltre, reputa improbabile che i soci rinuncino al premio certo di Intesa per inseguire una complessa strategia difensiva. Kepler ed Equita sollevano forti perplessità sulla reale fattibilità di un’integrazione simultanea di questa portata.
Sarcastico Ignazio Angeloni, ex membro del consiglio di sorveglianza della Bce: dice che il progetto di Lovaglio è talmente acrobatico da consigliare una telefonata a Tom Cruise protagonista Mission Impossible. Meno sorridente ma ancora più affilato il Financial Times che nella rubrica Lex (lettura imprescinscindibile per la comunità finanziaria mondiale) definisce la difesa di Lovaglio «fantasiosa» e non «utle agli azionisti».
Il tempo gioca contro Lovaglio
Ma il vero nemico è la clessidra. Il fattore tempo trasforma la resistenza in una sfida contro i fusi orari. Intesa Sanpaolo terrà l’assemblea il 10 settembre per approvare l’aumento di capitale, dando lo start ufficiale a un’operazione che verosimilmente si chiuderà entro l’anno.
E il Monte? Trovandosi in regime di passivity rule, deve convocare l’assemblea dei soci per approvare le due Ops, fissata per il 29 ottobre. Lovaglio dovrà scalare l’Everest per raccogliere la maggioranza dei due terzi Se anche dovesse farcela il blitz su Bpm e Banca Generali partirà a febbraio.
Praticamente, Carlo Messina farà in tempo a comprare il Monte e festeggiare il Capodanno prima che Lovaglio possa posare la prima pietra del suo nuovo polo bancario. Ma a quel punto non servirà nemmeno perché Mps sarà già di Intesa. A Ca’ de Sass la difesa allestita da Mps ha provocato una reazione di carattere legale. Ritenendo che Lovaglio abbia forzato un po’ troppo i paletti della passivity rule, sta preparando un esposto alla Consob sulla correttezza delle comunicazioni.
La battaglia di Siena è appena iniziata, ma a giudicare dai tempi a disposizione a Lovaglio non basterà il coraggio degli antichi cavalieri: avrebbe bisogno di una macchina del tempo.
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