Dall’inchiesta Covid ai fermi di polizia: tutte le interferenze di Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)

Grande rispetto ma nessuna servile riverenza. Si può sintetizzare così il rapporto che lega il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il capo dello Stato seppur nel rispetto dei ruoli, almeno formale, non ha mai regalato niente all’underdog della politica italiana (che non partecipò alla rielezione nel 2022) e l’affaire tetto agli stranieri nelle aule è solo l’ultima di una serie di questioni ingaggiate con il Colle che hanno accompagnato il governo più longevo della Repubblica italiana.

La cronologia delle interferenze di Mattarella

Le prime frizioni si registrano subito. Dopo lo scontro tra Italia e Francia sulla gestione della nave Ocean Viking, Mattarella telefonò a Emmanuel Macron per ricomporre la crisi diplomatica. La mossa fu letta con irritazione da alcuni esponenti della maggioranza, perché il governo rivendicava una linea molto dura nei confronti di Parigi. Non si trattò di uno scontro diretto tra le due cariche dello Stato ma costituì una prima divergenza che segnò l’inizio del rapporto tra Colle e Palazzo Chigi.

Era novembre del 2022. L’anno successivo è febbraio quando pur avendo Meloni una politica molto favorevole alle concessioni balneari, Mattarella promulgò il Milleproroghe accompagnandolo a una lettera molto critica sulla proroga delle concessioni, ricordando i problemi di compatibilità con il diritto europeo e con le sentenze della giustizia amministrativa.

È lo stesso mese quando Mattarella decide di intervenire pubblicamente dopo l’aggressione agli studenti del liceo Michelangiolo di Firenze. Il suo intervento arrivò nello stesso momento in cui il governo era impegnato a difendere l’operato delle forze dell’ordine sollevando il tema della violenza politica.

Sempre nel 2023, alla fine è la volta degli ambulanti. A dicembre Mattarella promulgò la legge sulla concorrenza, ma inviò una lettera a Meloni, La Russa e Fontana criticando la proroga delle concessioni per il commercio ambulante.

A inizio 2024 dopo le cariche della polizia contro gli studenti a Pisa, Mattarella telefonò al ministro Piantedosi e affermò che l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli e che con i ragazzi «i manganelli esprimono un fallimento». In quell’occasione intervenne contemporaneamente sul tema della firma delle leggi, precisando che la promulgazione non equivale necessariamente alla condivisione del contenuto.

I casi più invadenti in cui è intervenuto il Quirinale

Un altro scontro sul tema scuola si ebbe in occasione del caso di Pioltello. Mattarella espresse apprezzamento per il lavoro degli insegnanti dell’istituto, finito al centro delle polemiche politiche dopo la decisione di chiudere la scuola per la fine del Ramadan. Non andò anche questa volta esplicitamente contro il governo, ma espresse tuttavia la sua posizione nettamente opposta e contraria. Un segnale inequivocabile ma non compromettente.

Altro episodio indimenticabile fu quello che coinvolse Elon Musk. Dopo alcune dichiarazioni di Musk sulla magistratura italiana e sulle politiche migratorie, Mattarella affermò: «L’Italia è un grande Paese democratico e sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione». Aggiunse anche che chi si appresta ad assumere un ruolo importante in un Paese alleato deve rispettarne la sovranità. La dichiarazione non era ovviamente rivolta a Meloni, ma la interessava indirettamente perché arrivava nel pieno del rapporto politico tra governo italiano e Musk.

Uno dei passaggi più evidenti della sua presenza fu durante la cerimonia del Ventaglio di luglio 2023. Mattarella disse che il Parlamento deve svolgere la propria funzione di inchiesta, ma non può trasformarsi in un «contropotere giudiziario». Si riferiva alla istituzione della Commissione Covid proposta dalla maggioranza.

Quel richiamo influì sul modo in cui il Parlamento avrebbe dovuto esercitare il potere d’inchiesta. Nel testo della Camera la Commissione avrebbe dovuto valutare anche la legittimità della dichiarazione dello stato di emergenza e delle sue proroghe, oltre allo strumento della decretazione d’urgenza. Nel testo definitivo questa competenza venne soppressa.

Ma quindi Mattarella trama per far cadere Meloni?

È poi sul decreto sicurezza 2026 che Mattarella interviene con maggior vigore. In un incontro con il sottosegretario Mantovano, il capo dello Stato avrebbe chiesto modifiche su due punti: il fermo di polizia, osservando che a suo parere un semplice atteggiamento sospetto non poteva bastare; lo scudo penale per le forze dell’ordine, rispetto al quale il Quirinale avrebbe chiesto di evitare una disciplina speciale per una sola categoria. In questo caso, di fatto, fece estendere la fattispecie a tutti i cittadini allargando in sostanza la platea di chi non può essere perseguibile d’ufficio. Il testo fu modificato proprio in tal senso.

Controverso fu anche il caso della festa di San Francesco. Mattarella promulgò la legge contestando alcuni aspetti del testo. In quel caso apparve più che altro come un bisticcio tra uffici legislativi. Non in grande sintonia secondo molti. E poi il «piano Garofani». Quando Galeazzo Bignami sollevò il caso del consigliere chiedendo chiarimenti dopo lo scoop di questo giornale si creò molta tensione. Tensione sedata infine in un colloquio a quattrocchi con il presidente del Consiglio.

Meloni e Mattarella da lì in poi assunsero toni più distesi, ma il mistero non si è mai davvero risolto: c’era o non c’era un complotto ai danni dell’esecutivo?

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