Il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio: «Chi vota Afd non odia gli stranieri, ma l’Ue»
Alessandro Morelli (Imagoeconomica)

«Sono venuto qui per farmi un quadro realistico della situazione e vi assicuro che non ci sono ronde, non ci sono camicie brune, non ci sono baffetti, non c’è niente di strano rispetto a due settimane fa». Alessandro Morelli, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, è in Sassonia-Anhalt. Il motivo per cui ci è andato è facile da immaginare: toccare con mano la realtà della regione che ha votato in massa per Alternative für Deutschland e raccontarla sui social network e sui media, come ha fatto ieri parlando a radio Giornaleradio.

Dunque, niente nazisti in giro. Forse però ci saranno tanti immigrati, motivo per cui la gente ha votato Afd.

«Io sono milanese, frequento Roma abitualmente, come potete immaginare, e vi assicuro che rispetto alle grandi città, soprattutto a quelle del Nord d’Italia, ma in generale alle grandi città italiane, la pressione che si può avere rispetto al tema dell’immigrazione non è minimamente paragonabile a quella che subiamo e abbiamo subito noi in questi anni. Qui chiaramente degli immigrati ci sono, ma non stiamo certo parlando dei ciabattanti e dei maranza che sono in giro per le nostre piazze. Ci sono i negozi di kebab, i fruttivendoli che ci sono anche nelle nostre città, ma il tema immigrazione, illegalità, insicurezza, qui vi assicuro non esiste. O esiste solo in parte».

Quindi non votano Afd solo per l’immigrazione di massa?

«Sono partito da Dresda, sono andato a Zwickau, che è un’altra città industriale fondamentale, e sono arrivato a Magdeburgo. La città di Halle, quasi 250.000 abitanti, vive il problema immigrazione: ghetti con migliaia di stranieri che non si vogliono integrare e vivono di sussidi pubblici. Di fronte a questo, la crisi economica limita il portafogli o fa perdere il lavoro ai tedeschi, il rischio bomba sociale è dietro l’angolo e le persone segnalano: ci sentiamo abbandonati da Berlino e fregati da Bruxelles. Ma se si vuole cercare di capire la motivazione per cui delle comunità si sono espresse in maniera così decisa a favore di un partito che sicuramente ha delle posizioni molto forti, bisogna guardare proprio a Zwickau».

Cioè?

«C’è una enorme fabbrica Volkswagen, in cui sono stato, che praticamente oramai è indirizzata all’elettrico: 1 miliardo e 200 milioni di investimenti per risettare tutte le linee di produzione verso le automobili elettriche. Nel giugno del 2026 la dirigenza di Volkswagen annuncia che, malgrado tutti questi investimenti, purtroppo il mercato delle auto elettriche non tira, e questa grande fabbrica entro il 2031 o vivrà una nuova transizione o chiuderà. Voi capite che impatto possa avere questo su Zwickau, che conta circa 80.000 persone. Sono stato nel centro della città e ho visto la via dello shopping, dello struscio: decine di negozi, centri commerciali chiusi, le uniche attività aperte sono appunto il kebabbaro, il fruttivendolo arabo, la pizzeria…».

Sta dicendo che a spingere Afd sono le politiche green europee?

«Sì, certo. Dipende proprio dalle scelte che sono state fatte dalla principale fabbrica di automobili europea, in ossequio alle decisioni europee legate al Green deal. Le grandi aziende di auto, vorrei ricordarlo, non erano esattamente in contrasto con queste scelte green. Noi andavamo in televisione a dire che quello che stavano facendo sul green era una follia, ma le grandi Confindustrie, anche quella italiana – che fortunatamente ora ha cambiato posizione – erano tutte allineate».

«Racconto questo. Io sono sempre stato considerato – già dall’esperienza precedente al governo, come viceministro dei Trasporti – uno contro l’elettrico, perché ho sempre segnalato le criticità che vedevo e che oggi appunto sono confermate dal mercato. Non più di un anno fa ho incontrato l’amministratore delegato di Volkswagen in Italia. Gli ho detto: io non ce l’ho con l’elettrico, semplicemente ritengo una follia il bando del motore endotermico nel 2035. E lui mi rispose: noi saremmo già pronti per il solo motore elettrico già entro il 2031. Questa era la posizione che Volkswagen ufficialmente aveva».

E qui torniamo al tema Afd…

«Ripeto: la gente qui non ce l’ha con l’immigrato, non vuole delle cose stravaganti nelle strade, non vuole le ronde… Vuole poter avere una prospettiva di futuro, che oggi non ha più a causa dell’Europa e a causa delle scelte di queste grandi fabbriche che sono state coerenti con le decisioni europee».

A proposito di auto, ci sono pesanti critiche dall’opposizione al vostro governo per questa decisione di cancellare il bollo auto nel 2027.

«Dobbiamo ricordare quel che abbiamo fatto rispetto al programma Safe. Era un programma europeo che riguardava esclusivamente il settore militare, dunque la rimilitarizzazione dell’Europa, e che era fatto sempre per risolvere la magagna tedesca di cui parlavamo prima, relativamente a queste fabbriche che rischiano la chiusura. Si trattava sostanzialmente della possibile reingegnerizzazione di queste fabbriche verso la costruzione di armi. Ebbene, grazie all’impegno del governo italiano e soprattutto del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parte di questo programma non è più indirizzato unicamente al settore militare, ma anche al settore dell’energia, quindi una parte di finanziamenti ci sono da questo lato. A oggi purtroppo il governo nella sua collegialità non ha ancora deciso di fare una scelta che secondo noi della Lega, è opportuna, è una delle opportunità che noi mettiamo sul tavolo».

Cioè?

«La possibilità di aprire i cordoni della borsa. Ricordiamocelo: mentre noi in questi anni abbiamo fatto per bene le formichine, intorno a noi tutti gli altri Paesi, Francia in testa, hanno fatto le cicale. Peraltro con dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti, dal punto di vista economico-finanziario. Dobbiamo guardare con attenzione al fatto che stiamo vivendo una fase eccezionale, gravissima dal punto di vista geopolitico».

«Leggo, e voglio approfondire, di riunioni in Francia di tutti i leader politici per valutare quali siano le opzioni per ovviare alle difficoltà economiche di questi mesi. Mi sembra che non solo l’Italia abbia fatto i compiti a casa per questi anni, ma anche che meriti a questo punto di poter investire. Innanzitutto per evitare che le famiglie che hanno maggiori difficoltà o le aziende rimangano a piedi, letteralmente in questo caso. E poi per permettere un rilancio della domanda interna che per noi è fondamentale».

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