Usa, Vance verso l’investitura repubblicana per il 2028
JD Vance (Ansa)

JD Vance scalda i motori per candidarsi alla nomination presidenziale repubblicana del 2028. A renderlo chiaro è stato il discorso che ha tenuto l’altro ieri sera nel corso della Convention repubblicana di Dallas.

«Ai radicali che desiderano abolire la mia famiglia e le milioni di altre famiglie in tutto il nostro Paese, abbiamo un messaggio semplice: state alla larga dai nostri figli», ha dichiarato. «Voglio che i nostri figli siano al sicuro. Voglio che siano al sicuro per le strade, al sicuro nelle loro scuole, che vivano in pace in quartieri dove la legge protegge gli innocenti e sbatte i criminali violenti in prigione, dove meritano di stare. Voglio che siano liberi di professare la propria fede secondo i dettami della propria coscienza», ha proseguito, ricordando inoltre la figura di Charlie Kirk e definendo bonariamente Donald Trump «il più duro figlio di puttana della politica americana».

La rampa di lancio per le elezioni Usa 2028

Insomma, la Convention di Dallas, organizzata in vista delle Midterm di novembre, è stata interpretata anche (quasi) come un evento di lancio per la candidatura presidenziale di Vance. Candidatura che potrebbe concretizzarsi già verso la fine di novembre.

Del resto, che il vicepresidente americano punti al gradino più alto della Casa Bianca, non è affatto un mistero. E ha già iniziato a muoversi da mesi. Vance ha innanzitutto invitato i repubblicani a non demonizzare quei giovani che si avvicinano al socialismo, proponendo di archiviare gli slogan a favore del libero mercato e avanzando un’idea di società più vicina alla Dottrina sociale della Chiesa e al comunitarismo.

In secondo luogo, le sue critiche al governo israeliano puntano a intercettare quegli elettori americani, non necessariamente repubblicani, che non nutrono eccessiva simpatia né per Benjamin Netanyahu né per la guerra in Iran.

In tal senso, Vance ha recentemente evitato di rompere l’amicizia con Tucker Carlson: non è quindi escludibile che i due stiano giocando ufficiosamente di sponda. È possibile, in altre parole, che il giornalista miri ad attrarre il voto dei trumpisti delusi per farlo poi convogliare su Vance durante le primarie presidenziali repubblicane.

La strategia di JD Vance

D’altronde, la strategia del vicepresidente si ispira, almeno in parte, a quella che portò Trump alla Casa Bianca nel 2016: uscire dagli schemi, superando steccati ideologici giudicati stantii, con l’obiettivo di raccogliere il consenso di quote elettorali trasversali.

Ovviamente i rischi non mancano. E, nel Partito repubblicano così come nel mondo Maga, si stanno già muovendo blocchi e figure che sperano di ostacolare la corsa di Vance (si pensi soltanto all’attivista Laura Loomer). Senza poi contare che il vicepresidente dovrà affrontare i nodi che affliggono, al momento, l’amministrazione americana a causa del conflitto iraniano.

Ieri, è stato reso noto che il tasso di inflazione ad agosto su base annua si è attestato al 3,4% (il medesimo di luglio), mentre su base mensile si è registrato un aumento dello 0,4%. Inoltre, il prezzo del diesel, negli Stati Uniti, ha superato per la prima volta la soglia dei sei dollari al gallone.

I nodi da sciogliere prima delle elezioni Usa 2028

Più in generale, bisognerà vedere se Washington riuscirà a chiudere il conflitto con Teheran. Secondo il Wall Street Journal, Vance e Marco Rubio avrebbero confidato privatamente a Trump che la guerra potrebbe protrarsi fino al 2029.

Il che è significativo, visto che il segretario di Stato risulta, almeno in teoria, il principale contendente del vicepresidente per la nomination. Resta tuttavia il fatto che Vance si è ritagliato il ruolo di fautore della diplomazia con Teheran. E questo potrebbe elettoralmente aiutarlo, vista la scarsa popolarità della guerra iraniana tra buona parte degli elettori statunitensi.

Infine, il vicepresidente è consapevole della necessità di presidiare l’elettorato della Generazione Z: è anche in questo senso che si rifà alla figura di Kirk e al suo retaggio. Insomma, Dallas potrebbe essere stato il trampolino di lancio per Vance. La strada davanti a lui non è del tutto agevole. Ma, le si condividano o meno, il vicepresidente sta elaborando una visione e una strategia politicamente solide.

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