«Penso che la democrazia vada rispettata»: Giorgia Meloni commenta per la prima volta il trionfo di Afd in Sassonia utilizzando parole che da un lato allontanano qualsiasi tentazione di legittimare il cosiddetto «Brandmauer», il «muro tagliafuoco», ovvero l’accordo trasversale che in Germania prevede l’isolamento politico delle forze di estrema destra di tradizione o ispirazione nazista al fine di impedirne l’accesso all’area di governo; dall’altro, però, ed è veramente difficile darle torto, attribuisce la crescita esponenziale del partito di estrema destra tedesco alla palude decisionale nella quale annaspa il governo di larghe intese, guidato da Friedrich Merz.
Le parole di Giorgia Meloni
«Penso che la democrazia vada rispettata», risponde la presidente del Consiglio a una domanda sull’argomento, mentre visita il Festival del riso di Vercelli, «non è una questione di mondo valoriale ma anche di rapporti con l’Europa. L’errore che non dobbiamo commettere è fare delle sovrapposizioni che non hanno molto senso tra quello che accade in un altro Paese e quello che accade in Italia. La politica non si schematizza, ogni Paese ha la sua storia, il suo quadro politico, le sue difficoltà, le sue priorità. I problemi cambiano, l’importante è che non facciamo le semplificazioni che ho sentito in questi giorni».
«Nessun parallelismo con l’Italia, perché in Germania c’è un governo di Grosse Koalition che mette insieme partiti di centrodestra e di centrosinistra. Sono soluzioni che, viste le difficoltà a dare una linea chiara su materie importanti per i cittadini, poi producono anche la crescita di questo genere di movimenti. Non è il caso italiano», conclude la Meloni, «in Italia c’è un governo di centrodestra, di destra, che dà risposte anche sul tema dell’immigrazione su cui l’Afd si è affermata».
Un concetto che Ignazio La Russa ha espresso in termini più sanguigni: Fdi è «l’antidoto», perché le «parti del programma» di Afd «comprensibili sono già nel nostro programma», che è «l’antidoto, non il veleno».
Le posizioni del centrodestra su Afd
Sa bene cosa significa, Giorgia: da unica opposizione a un governo di larghe intese e di strettissime decisioni, quello guidato da Mario Draghi, ha portato Fdi a diventare il primo partito italiano. Le sue parole sui limiti delle coalizioni «innaturali» riflettono ovviamente anche lo spirito della nuova legge elettorale.
La posizione di Giorgia Meloni su Afd appare più vicina a quella di Matteo Salvini che a quella di Antonio Tajani. Il vicepremier leghista ha salutato l’affermazione di Afd con parole di entusiasmo complimentandosi con «l’amica Alice Weidel per il trionfo in Sassonia-Anhalt.
Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi», ha aggiunto Salvini, «a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici»; l’altro vicepremier, il leader di Forza Italia, ha invece utilizzato parole molto diverse: «L’esito del voto in Sassonia-Anhalt», ha commentato infatti Tajani, «è l’affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia ed è una pessima notizia che speriamo sia un’eccezione locale».
Chi di speranza vive, di Afd muore: il partito della Weidel infatti cresce ovunque, pure in una roccaforte storica della Spd come Berlino, dove il prossimo 20 settembre si vota per rinnovare la Camera dei deputati della capitale. Un sondaggio della Zdf vede attualmente Die Linke (La Sinistra) al primo posto con il 23%, di poco davanti ai cristiano-democratici della Cdu con il 21%. Segue Afd con il 17%, poi ci sono i Verdi al 16%. La Spd annaspa al 10%. Il 20 settembre si vota anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove i sondaggi vedono Afd nettamente in testa con il 35% dei consensi.
Il commento della Merkel su Afd e la situazione di Merz
In un collegio uninominale di questa regione della ex Ddr, al confine con la Polonia, Angela Merkel si è candidata e ha vinto dal 1990 fino al momento del suo ritiro ufficiale dalla politica nel 2021. In vista del voto, la Merkel è ricomparsa in pubblico e ha esortato i suoi ex elettori a frenare l’ascesa di Afd: «La libertà richiede condizioni democratiche», ha detto la Merkel, come riporta Adnkronos, «senza democrazia non c’è libertà. Se vogliamo vivere in libertà, dobbiamo difendere la nostra democrazia da chi la minaccia. Possiamo riuscirci se collaboriamo, se ci impegniamo collettivamente: ciascuno di noi individualmente e tutti noi gli uni per gli altri».
La Merkel ha parlato della crisi dei rifugiati del 2015 e della sua decisione di accogliere i siriani in arrivo attraverso l’Ungheria, riconoscendo che questa scelta ha contribuito a far crescere l’Afd. La Merkel non ha fatto sconti alle altre forze politiche tedesche: «Sono convinta», ha detto la ex cancelliera, «che se pensano di poter contenere l’Afd discutendo continuamente dei temi cari ai partiti, e magari cercando di superarlo sul piano retorico senza però offrire soluzioni concrete ai problemi esistenti, finiranno per fallire. I partiti tradizionali che hanno a cuore la democrazia e non intendono minare la Costituzione devono dare risposte adeguate, evitando manovre tattiche».
Intanto, Afd ha annunciato di voler querelare per diffamazione il cancelliere Merz per aver definito «pulizia etnica» il concetto di remigrazione. Merz non dovrebbe godere dell’immunità, che per la legge tedesca non si applica alle ingiurie diffamatorie. Le affermazioni del cancelliere sono «penalmente perseguibili e totalmente inaccettabili», ha dichiarato Stephan Brandner, esponente del gruppo parlamentare dell’Afd, in un video pubblicato su X.
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