Legge elettorale, riecco le preferenze. Il centrodestra non si lascia dividere

Il Senato boccia l’emendamento Pd senza listino bloccato, poi la maggioranza regge e approva il proprio. La Meloni esulta: «Gli elettori potranno scegliere dopo 35 anni. La sinistra sul tema non è più credibile».

La bocciatura dell’emendamento del Pd in Senato

Te le do io le preferenze!  Dopo un paio di giorni di tensione più scenica che reale, alla fine il subemendamento che prevedeva l’elezione dei parlamentari con un sistema basato sulle preferenze pure, presentato dal senatore del Pd Dario Parrini, è stato bocciato ieri dall’aula di Palazzo Madama con 99 voti contrari e 68 favorevoli.

Risultato più che atteso, contrariamente all’allarmismo di alcuni opinionisti e retroscenisti: è vero che alla Camera Fdi aveva votato un emendamento dello stesso contenuto presentato da Futuro nazionale, ma è vero pure che la scelta era stata presa perché si sapeva già che la proposta sarebbe stata bocciata, come poi è accaduto, per il voto contrario di Lega, Forza Italia e centrosinistra.

«Se le sinistre avessero voluto le preferenze totali», sintetizza su Rete4 il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «alla Camera c’è stato un emendamento. Fratelli d’Italia l’ha votato, l’ha votato anche Futuro nazionale, e loro non l’hanno votato. Anzi, hanno applaudito alla bocciatura delle preferenze».

Il nodo dei capilista bloccati e l’attacco di Vannacci

La verità è una sola: i capilista bloccati li vogliono tutti, tranne Roberto Vannacci. Il generale, con le preferenze pure, non avrebbe avuto infatti il problema di scontentare tutti quelli che non saranno indicati come capilista bloccati,.

Non a caso, ieri mattina, prima delle votazioni, Vannacci su Facebook ha provocato Fdi: «Oggi al Senato», ha scritto il generale, «si vota sulle preferenze nella legge elettorale. C’è un emendamento che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro nazionale avevamo presentato alla Camera.

Fdi ad oggi ha introdotto delle preferenze meticce cioè con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano. Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d’Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo. Ne va della coerenza di Fdi».

Perché le segreterie preferiscono le liste bloccate

Gli altri partiti, invece, temono le preferenze pure come la peste: nei cerchi magici di tutti i partiti ci sono infatti esponenti politici che non hanno neanche i voti per essere eletti in un Consiglio comunale di una cittadina. Ecco perché i capilista bloccati stanno a cuore a tutti i leader: solo in questo modo, possono garantire la poltrona in Parlamento a fedelissimi, adepti, amici, parenti, affini, comparielli e vicini di ombrellone, leali ai segretari dai quali dipende la loro sopravvivenza politica.

Lasciare agli elettori la possibilità di scegliere tutti i loro rappresentanti in Parlamento significa invece sguinzagliare sui territori i professionisti del consenso organizzato, che spesso e volentieri rispondono solo a loro stessi. Il sistema capolista bloccato/altri eletti con le preferenze consente ai partiti più grandi, Fdi e Pd in particolare, di garantire l’elezione ai prediletti delle segreterie lasciando però agli altri l’opportunità di giocarsi un posto al sole, col risultato di portare più voti ai rispettivi partiti.

L’approvazione dell’emendamento e l’esultanza di Meloni

Questo emendamento, concordato dall’intera maggioranza, che prevede la possibilità, fermo restando il capolista bloccato, di esprimere fino a tre preferenze, con alternanza di genere, bocciato clamorosamente alla Camera col voto segreto, è stato riproposto ieri in Senato, dove ha avuto il via libera: i voti a favore sono stati 97, i contrari 67 e 2 gli astenuti.

Quando il testo verrà approvato definitivamente, probabilmente martedì prossimo, dovrà quindi tornare in terza lettura a Montecitorio. «Le preferenze», ha esultato sui social Giorgia Meloni, «nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia. Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no».

Le reazioni della maggioranza: Lega, Forza Italia e Noi Moderati

«È una buona legge», ha commentato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, «ha le preferenze, c’è la possibilità di votare uomini e donne. Ora andremo avanti. C’è la manovra di Bilancio, noi abbiamo il tema dell’Autonomia. Tutte queste fibrillazioni mi sembrano un po’ infondate, non capiamo tutte queste preoccupazioni. Noi vogliamo andare fino a fine legislatura».

Qui si introduce un altro tema «caldo» ovvero la data del voto, ma è una questione della quale si parlerà, e tanto, nei prossimi giorni e settimane. «Il centrodestra», ha sostenuto il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, «ha raggiunto un accordo sulla legge elettorale, dimostrando ancora una volta compattezza e capacità di sintesi, nonostante i tentativi della sinistra di rappresentare ogni passaggio come una divisione della maggioranza. Il punto politico più importante è chiaro: con questa legge il cittadino saprà da chi potrà essere governato e il voto avrà una traduzione più netta in termini di maggioranza e stabilità».

«Abbiamo approvato le preferenze», ha commentato la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini, «la sinistra voleva dividerci, non ci è riuscita».

La replica dell’opposizione e l’attacco del Pd

Va all’attacco il Pd: «La Meloni», ha sottolineato il deputato dem Piero De Luca, «ha perso la faccia pur di non perdere il governo e la poltrona. Fratelli d’Italia ha bocciato la proposta del Pd e delle altre opposizioni sull’introduzione delle preferenze vere, dopo che ne aveva votato una nella sostanza uguale alla Camera, e ha ripiegato sulla conferma di una soluzione bluff che vale solo per una minoranza degli eletti. Un capovolgimento a tempo di record, pur di non rompere con Forza Italia e Lega».

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