«Sul tema delle retribuzioni non può esserci solo il governo». Il messaggio del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è chiaro e si traduce in un invito agli imprenditori. Perché il governo può fare «la sua parte in termini di incentivi fiscali e contributivi, ma ci devono essere anche gli imprenditori, che devono vedere i salari come una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo».
A Giorgetti spetta la chiusura del Forum Teha di Cernobbio e annuncia una previsione senza sbilanciarsi sul Pil verso l’1%, non nascondendo però le preoccupazioni sul quadro internazionale: «Vedremo se avremo un millesimale in più o in meno rispetto a questo benedetto 3%. Prendo atto delle regole. Sono quelle e, quindi, dobbiamo accettarle. Se saremo un millesimale sopra resteremo in procedura, se saremo un millesimale sotto saremo fuori». Sul Pil, «avevamo fatto valutazioni prudenziali per la crescita indicando lo 0,6%: per ora abbiamo acquisito lo 0,8%». «Se le cose vanno come da indicatori, potremmo avvicinarci all’1%, al di sopra delle previsioni contenute nei documenti programmatici», chiarisce, prima di aggiungere che, vivendo in un momento «complicato», «il tipo di sfide in termini di aumento della produttività e in termini di sicurezza sono elemento di oggettiva preoccupazione».
Anche per il ministro dell’Economia il «deserto demografico bussa alla porta» e va considerato uno dei grandi temi da affrontare da qui in avanti. Per questo serve fare una legge di bilancio che guardi anche alla natalità e al rimpatrio dei giovani che si sono trasferiti all’estero. Preoccupa anche il grande divario tra investimenti e risparmio tra Europa e Stati Uniti. «L’Europa trasferisce risparmi agli Usa che poi li investe». E questo, naturalmente, non va bene. «Dobbiamo fare l’Europa ma abbiamo anche qualche cosa da valutare a casa nostra, ad esempio i fondi di previdenza complementare, perché investono comunque tranne che in Italia? Non ci sono opportunità di investimento per capitale paziente e altre attività in Italia?».
Sulle sfide globali, il titolare del Tesoro indica quelle «su materie prime e industria, tra cui la Difesa e l’Intelligenza artificiale in cui gli europei sono totalmente assenti, mentre gli Usa tengono testa in qualche modo alla Cina». In un contesto geopolitico sempre più complicato «non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento», dice, evidenziando che «l’Italia e molto più rispettata all’estero che in casa».
Soprattutto, secondo il ministro, «la stabilità finanziaria che abbiamo conseguito in questi anni, in termini di capacità di gestione del debito pubblico, sicuramente ci ha consegnato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond dei tassi di interesse a lungo termine». Sul piano della sfida energetica ricorda che «il prezzo del gasolio dipende dal fatto che nessuno raffina più». Giorgetti, infine, non manca di affrontare anche il capitolo Mps, ribadendo che la quota del 4,8% in mano al Mef rimane «di fatto congelata» e che via XX Settembre, sul dossier, è «completamente neutrale». Inevitabile la domanda sul caos Lega sul quale non si sbilancia: «Adesso vediamo, nei partiti vivi c’è discussione, nei partiti morti non c’è discussione».
Il suo è stato l’intervento più importante di Cernobbio ma non l’unico. Si sono susseguiti numerosi ministri, da Matteo Salvini a Gilberto Pichetto Fratin, da Carlo Nordio a Paolo Zangrillo, Marina Calderone e Anna Maria Bernini. Sul palco, ieri, anche il leader delle opposizioni, (tranne Carlo Calenda, in polemica con la presenza di Roberto Vannacci) tra cui la segretaria dem, Elly Schlein, che ha colto l’occasione per sferzare un attacco al governo citando come spesso accade, il presidente della Repubblica. «Come ricorda sempre il presidente Sergio Mattarella, noi abbiamo bisogno di un salto in avanti di integrazione europea. Il governo italiano, unico fra i Paesi fondatori, si è rifiutato di firmare un appello per superare l’unanimità. Ma così l’Europa verrà messa al margine». Poi insiste sul green, convincendosi del fatto che investirvi ancora sia la soluzione e non il problema per la ripresa dell’economia. E sulle armi: «La strada della corsa al riarmo dei singoli 27 Stati con i loro eserciti scoordinati non aumenta l’efficienza di quella spesa e non aumenta la deterrenza. Serve un esercito comune». E sul campo largo dice: «Settembre è il mese in cui si entra nel vivo della costruzione del programma dell’alternativa insieme a tutta l’alleanza progressista. Discuteremo insieme agli alleati il come», risponde a chi le chiedeva della proposta del leader di Italia viva, Matteo Renzi, di proporre una coalizione alla tedesca.
Renzi si rivolge alla platea facendo una riflessione sul voto e sulla leadership del campo largo. «Sarebbe logico votare a maggio, insieme a Milano, Torino, Napoli, Palermo, Bologna. Il punto è capire quando si vota, perché come facciamo noi a decidere la nostra leadership se non sappiamo quando si vota?». Per l’ex premier, un’Italia di centrosinistra sarebbe in posizione ideale per guidare la presidenza di turno italiana dal primo gennaio del 2028 e fa tre proposte su salari e stipendi (da alzare, dice), sulla sicurezza sulla quale «il governo ha fallito». E lancia l’idea di un contratto «alla tedesca» tra le varie anime del centrosinistra.
Intanto, un sondaggio elettronico condotto tra oltre 200 imprenditori e manager in occasione del Forum, ha sancito che il 68,3% delle imprese esprime un giudizio positivo (voti dal 6 al 9) sul governo Meloni.
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