Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Ansa)

rivoluzione.

Sì, è stato un governo orgogliosamente contadino. Per la prima volta da molti anni l’agricoltura è tornata al centro dell’azione e dell’attenzione e i risultati si contano. Al di là di quello che c’è scritto nella brochure che mette in fila le cose fatte dal gabinetto di Giorgia Meloni, c’è un dato che spiega tutto: la redditività dei campi italiani è la più alta d’Europa, con 42,5 miliardi di valore aggiunto.

Risultato possibile per l’abilità dei nostri coltivatori, ma anche per il fatto che il governo, e in particolare il ministro per le Risorse agricole e la sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, si è mosso lungo tre direttrici: valorizzare le filiere, difendere gli interessi italiani in Europa costruendo anche alleanze trascurate negli anni scorsi, sostenere direttamente il settore, sapendo che il volano agricolo (oltre 80 miliardi di produzione lorda vendibile) attiva oltre 700 miliardi fi valore complessivo, considerando agroindustria, turismo, ristorazione con il record dell’esportazione agroalimentare che – nonostante la guerra dei dazi – si è attestato nel 2025 a 72,4 miliardi e si appresta a sfiorare i 75 a consuntivo di quest’anno.

L’agricoltura torna al centro

Non c’è, nella lista delle cose fatte, il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco, eppure lì sta la centralità agricola: i campi e la ruralità sono i generatori del nostro modo di produrre, acconciare e consumare cibo. Da qui bisogna partire per considerare che il nostro governo è stato il primo a opporsi alla carne sintetica, aggregando via via sempre più Paesi in Europa, il primo a mettere un freno ai cosiddetti novel food, il primo a mettere in crisi alcune distorsioni del Green deal.

Guardando ai numeri, il dato più consistente è quello degli investimenti: dal 2023 al 2025 sono stati investiti nel primario 16,8 miliardi (il raffronto col biennio 2014-2017 e 2020-2022 è impietoso: non si è andati oltre 1,4 miliardi e 1,7 miliardi). Ma ciò che più conta è la velocità di messa a terra delle risorse. Per la prima volta – grazie anche a una radicale riforma dell’Agea che è il braccio operativo del ministero – i pagamenti dei contributi Pac sono avvenuti in anticipo. Nelle aziende a fine luglio sono arrivati 1,6 miliardi.

La battaglia sulla Pac e gli investimenti

Proprio sulla Pac – e sul comparto pesca dove Lollobrigida ha ottenuto l’attivazione del fondo crisi, con 750 milioni destinati a fronteggiare l’emergenza carburante – c’è stata in Europa la battaglia decisiva. L’Italia è riuscita non solo a far archiviare il taglio di 9 miliardi (il 22%) dei contributi proposto dalla Commissione, ma a ottenere 1 miliardo aggiuntivo che ha portato la contribuzione comunitaria a 40,7 miliardi dai 31 annunciati.

Tra i provvedimenti più consistenti va annoverato lo stop ai pannelli fotovoltaici a terra e invece l’istallazione degli impianti sui capannoni (si calcola un risparmio si 11 miliardi in vent’anni per le imprese), il miliardo messo a disposizione col decreto Coltivitalia per la ricerca – va ricordato che l’Italia è all’avanguardia nelle Tea: si tratta di piante resistenti a malattie e siccità – e lo sviluppo delle imprese con particolare attenzione al ricambio generazionale.

Un provvedimento interessante è stato il rifinanziamento di «Generazione terra» lo strumento fondiario dell’Ismea per favorire l’acquisizione di terreni da parte di giovani agricoltori. Uno sforzo normativo è stato fatto per contrastare l’agropirateria, che è diventata reato specifico (ora c’è un coordinamento interforze per combattere il falso made in Italy), le frodi alimentari e le truffe in ambito agricolo.

La «rivoluzione» della sovranità alimentare

Ma forse la prima vera «rivoluzione» il governo l’ha compita intitolando il ministero alla Sovranità alimentare. È stata un’etichetta molto contesta ma preziosa, che sta a significare che senza sicurezza alimentare non c’è futuro e che l’agricoltura italiana è fattore decisivo di sviluppo, perché innesca la filiera agroalimentare e come tale va tutelata e incrementata.

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