La legge elettorale diventa un motivo di attacco al centrodestra di governo da parte del generale Roberto Vannacci. Al centro della polemica, stavolta, l’ipotesi di introdurre il ballottaggio nella nuova legge, nel caso che nessuna coalizione superi la famigerata soglia del 42% dei voti necessaria per ottenere il premio di maggioranza ma abbia comunque raggiunto il 38%.
Ballottaggio e soglia del 42%: la sfida di Vannacci al centrodestra
Oggi alle 12 scade il termine per il deposito degli emendamenti al Senato, e sapremo se questa ipotesi diventerà realtà. Fatto sta che il generale ha gioco facile nel dire che la sola idea di un ballottaggio dimostra che il centrodestra teme di non raggiungere, senza un’alleanza con Futura nazionale, il 42%, e che pensa che in occasione di un ipotetico secondo turno gli elettori vannacciani sceglierebbero Giorgia Meloni rispetto all’ancora ignoto candidato premier del centrosinistra.
Vannacci accusa: «Il ballottaggio è una mossa della paura»
«Ballottaggio: la mossa della paura», è il titolo di un post su Facebook di Vannacci, che azzanna: «Una volta, nella politica italiana, c’era chi si era specializzato nella mossa del cavallo. Oggi invece la mossa più di moda sembra quella della paura.
Per mesi Vannacci e Fn dovevano essere irrilevanti, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto.
Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio Vannacci. E a questo punto una cosa mi sembra chiara. La legge elettorale non viene pensata per gli italiani o per garantire una migliore governabilità.
Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano. Se siamo irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?
Forse perché il problema non è Vannacci. Il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votarlo. E quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei palazzi. Sondaggi e Vannacci fanno paura alla destra e allora spunta il ballottaggio anti Vannacci».
L’emendamento sul ballottaggio è stato presentato ieri sera dal senatore di Fdi Marcello Pera: «Allo scopo di fornire in primo luogo a tutto il centrodestra uno strumento di riflessione», spiega Pera, «e per favorire il dibattito, ho presentato l’emendamento sull’introduzione del ballottaggio nella nuova legge elettorale secondo le linee che avevo illustrato alla prima commissione Senato e ho informato il mio gruppo e il partito di Fdi».
Un emendamento simile, a quanto apprendiamo, verrà presentato anche da Forza Italia.
Melonellum, l’opposizione accusa: «La destra ha paura di Vannacci»
L’opposizione è molto critica: «Sulla legge elettorale», sottolinea il senatore del Pd, Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, «stiamo assistendo a scene da Scherzi a parte.
Nella prima versione del Melonellum il ballottaggio nazionale era previsto. Dopo le audizioni svolte a Montecitorio, la destra (e il ministro per le Riforme, Elisabetta Casellati, affermò che lo faceva per recepire le critiche dei costituzionalisti) lo tolse dal testo poi votato alla Camera perché appunto molti tra gli studiosi interpellati avevano evidenziato che finchè in Costituzione c’è il bicameralismo paritario il ballottaggio nazionale non è costituzionalmente realizzabile.
E che altre difficoltà di non poco conto derivavano dall’obbligo costituzionale di eleggere il Senato a base regionale. Oggi, dimenticando i rilievi dei costituzionalisti che tre mesi fa si era vantata di avere accolto, la destra, per paura di Vannacci, dichiara riaperta la riflessione sul ballottaggio e non esclude di ricorrervi».
Centrodestra e Vannacci, il nodo dell’alleanza divide FdI e Forza Italia
Il tema dell’alleanza centrodestra-Vannacci è comunque destinato a monopolizzare sempre di più il dibattito politico. Fosse per le seconde e terze linee del centrodestra, pur di vincere l’accordo sarebbe già fatto; ci sono resistenze però nella componente di Forza Italia più vicina alle posizioni di Marina Berlusconi e anche ai piani alti di Fdi, dove si teme che imbarcare il generale vorrebbe dire mettere a repentaglio l’affidabilità del governo sul piano internazionale.
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