Il governo proroga fino al 5 settembre il taglio di 17 centesimi delle accise sul gasolio. Il costo della misura, attorno ai 130 milioni di euro, sarà pagato dalle compagnie energetiche con un sistema di acconto sulle tasse dei dividendi.
Sono interessate quelle società che «sulla base del bilancio consolidato relativo all’esercizio antecedente a quello in corso al 31 dicembre 2026, abbiano conseguito ricavi consolidati complessivi superiori a 20 miliardi di euro».
Un meccanismo che non era previsto. In sostanza le società energetiche quando distribuiscono gli utili agli azionisti devono versare allo Stato una ritenuta d’imposta su quei dividendi. Chiedendo alle aziende di versare in anticipo questa quota fiscale, il governo ottiene subito la liquidità necessaria a compensare le minori entrate dovute al calo delle accise alla pompa.
Come verrà finanziato il taglio delle accise
Si tratta di una misura finanziaria contabile: le entrate dello Stato non aumentano ma si ottiene cassa subito. Questo consente di approvare una misura di emergenza senza scostamenti di bilancio, quindi senza impattare sui conti pubblici. In cambio le società energetiche hanno un credito di imposta.
Il decreto legge è stato emanato da un Consiglio dei ministri lampo, circa 15 minuti, che ha deciso anche misure per garantire la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale, quali l’ex Ilva. La proroga dello sconto fiscale sul gasolio, è una misura ponte per prendere tempo in attesa di definire un intervento più incisivo e strutturale.
Dopo il 5 settembre arrivano nuovi aiuti
Dal Consiglio dei ministri è emerso anche che dopo il 5 settembre, il governo conta di far scattare nuove modalità di sostegni contro il caro carburante, «selettivi sulla base del reddito». Le forme di queste misure verranno valutate nei prossimi giorni.
Ai primi di settembre dovrebbero arrivare anche i dati sull’ammontare dell’extra gettito Iva di agosto dovuto agli aumenti del prezzo dei carburanti, che in virtù del meccanismo delle «accise mobili» consentito da legge, possono essere utilizzati per gli interventi contro il caro-pieno.
Al momento quindi il decreto varato ieri serve solo a tamponare la situazione che si sarebbe venuta a creare con la scadenza dello sconto fiscale scattata a mezzanotte e che avrebbe portato il gasolio a livelli da record proprio nella settimana del gran rientro dalla pausa estiva.
Il tema delle risorse a copertura di questa ennesima proroga è stato centrale nel Consiglio dei ministri. Finora i vari interventi sono costati oltre 2 miliardi. L’ultimo decreto interministeriale che ha prorogato al 26 agosto quanto disposto a fine luglio, ha richiesto un taglio ai bilanci dei ministeri di 245 milioni, gran parte dei quali in capo al Tesoro. Ogni giorno di minor gettito fiscale dalle accise costa circa 10 milioni.
Caro carburanti, la partita continua
Ed è solo l’«antipasto». La questione delle risorse per finanziare le misure contro il caro greggio è destinato a dominare il dibattito dei prossimi mesi, in vista della manovra economica.
Una legge di Bilancio che si preannuncia spinosa poiché diventerà parte della campagna elettorale in vista del voto di fine legislatura. Arrivarci con una situazione dei conti pubblici sotto stress, magari con uno scostamento di bilancio, significa mettere a rischio il rientro del deficit sotto il 3% del Pil, così come stabilito dal Patto di stabilità.
Un obiettivo che consentirebbe una manovra economica più espansiva, ciò di cui il governo ha bisogno per drenare consensi in vista delle elezioni. Ma di questo se ne riparlerà a metà settembre. Non a caso, per quanto riguarda il caro carburanti, dentro al governo si è aperta la riflessione, come anticipato nei giorni scorsi, su un intervento strutturale per le accise più selettivo, focalizzando l’attenzione sulle fasce di reddito meno abbienti.
Sullo sfondo ma non irrilevante, c’è lo scenario internazionale con la crisi di Hormuz che ancora non ha trovato una via di sbocco e la guerra ucraina che ha sbarrato i rifornimenti di combustibili dalla Russia.
Intanto i prezzi continuano a salire. Secondo i dati dell’Osservatorio del ministero del Made in Italy, il prezzo medio in modalità self service, lungo la rete stradale nazionale, si è attestato a 2,017 euro il litro per la benzina, a fronte dei 2,015 euro di martedì, e 2,137 euro per il gasolio (2,136 euro il precedente). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,092 euro/l per la verde (2,091 euro precedente) e 2,208 euro/l per il diesel (2,207 euro martedì).
Numeri che hanno indotto il Codacons a criticare il decreto.
«La montagna ha partorito il topolino», ha commentato l’associazione dei consumatori. «È una misura che non risolve l’emergenza. Il prezzo medio del gasolio ha ampiamente superato il record del 2022 e sulle autostrade al servito si superano i 2,7 euro al litro in diversi impianti. Da inizio luglio il diesel costa ben 23,8 centesimi al litro in più, con un aggravio da quasi +12 euro a pieno, a dimostrazione di come un taglio di appena 17 centesimi sia insufficiente. Dal governo poi nessun provvedimento sulla benzina».
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