«Sul caso Ceuta restiamo esattamente come ci siamo posti fin dal primo momento: fermezza nel blocco di Schengen nei confronti della Spagna». Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, ribadisce la linea del partito (e del governo) sull’immigrazione, in cui fermezza è appunto la parola chiave. A partire dai rapporti con Madrid.
Il blocco di Schengen con la Spagna
«Questa linea ha già dato i primi frutti, nel senso che abbiamo già bloccato l’ingresso di migranti irregolari dalla Spagna», continua Kelany. «Non si può dire se questi soggetti proprio da Ceuta, ma sa banalmente perché? Perché la situazione a Ceuta è drammatica, non c’è stata identificazione, non c’è stata possibilità di controllo. È una situazione al collasso, ma non possiamo essere noi a subire le scelte sconsiderate che sono state fatte dal governo Sánchez. A cominciare dalla legalizzazione di 500.000 migranti dall’oggi al domani. Clandestini che si sono trovati con un permesso di soggiorno e questo significa che possono girare tranquillamente in Europa».
Dunque il blocco di Schengen resta.
«Finché sarà necessario, terremo bloccato Schengen con la Spagna. Il che non significa mettere in difficoltà i cittadini Ue, non c’è alcun aggravio burocratico per chi decide di andare oggi a Madrid. Il tema è di avere un maggiore controllo sui cittadini extra Ue».
Lo scontro con l’opposizione e la questione dublinanti
L’opposizione sostiene però che questa chiusura abbia generato risposte dalle altre nazioni europee, che ora sono intenzionate a rimandarci i cosiddetti dublinanti.
«A me sembra che si stia facendo volutamente confusione tra la fermezza che l’Italia ha utilizzato con la Spagna relativamente al blocco di Schengen e le situazioni relative ai dublinanti. Sono due questioni distinte e separate che nulla c’entrano una con l’altra. Elly Schlein sta utilizzando strumentalmente queste vicende perché si sente un po’ alle strette rispetto all’evidente fallimento di quello che per la sinistra è il modello in Europa, cioè Pedro Sánchez, quello che ha generato il disastro che ci siamo trovati di fronte».
La replica sulle presunte misure ritorsive
Qualcuno ha detto che l’Italia avrebbe adottato nei confronti della Spagna una misura ritorsiva bloccando Schengen.
«Falso. Schengen è stato bloccato da una marea di Stati europei, compresa la stessa Spagna. Quella che abbiamo fatto era una misura assolutamente proporzionata al pericolo. Infatti non ci sono nemmeno rilievi della Commissione europea sulla proporzionalità. Chi ha utilizzato un atteggiamento ritorsivo – anche per sua stessa ammissione – è stata proprio la Spagna nel momento in cui ha deciso di bloccare Schengen con l’Italia».
Il Patto sulla migrazione e l’intesa con la Germania
È stata raccontata come una ritorsione anche la scelta della Germania in primis poi di altri di rimandarci i dublinanti.
«Vorrei ricordare che l’Italia, in questi ultimi anni, cioè da quando è arrivata al governo Giorgia Meloni, ha bloccato 80.000 dublinanti. Mentre fino al 2022 i governi di centrosinistra ne hanno riaccolti in Italia oltre 35.000».
Poi che è successo?
«Che il 12 di giugno è entrato in vigore il patto per la migrazione e l’asilo, su cui anche l’Italia è riuscita a lavorare molto bene, introducendo delle regole maggiormente vantaggiose. Alcuni Stati – la Germania per prima – dicono: adesso vi rimandiamo indietro i migranti di cui voi dovete farvi carico. Ma le regole valgono dal 12 giugno, quindi casomai si ragionerà sui dublinanti entrati in Italia a partire da quella data, dunque, su un numero molto più esiguo. In ogni caso a settembre è previsto un incontro tra il ministro degli Interni italiano e il suo omologo tedesco anche per dirimere queste faccende. Resta che al momento non è entrato alcun dublinante in Italia, questo bisogna chiarirlo. E le richieste successive verranno valutate caso per caso».
Il ruolo delle Ong e il provvedimento sulla Sea Watch
A proposito di posizioni muscolari. Il ministro Piantedosi ha preso dei provvedimenti su Sea Watch: 45 giorni di stop e 7.500 euro di multa. La nave batte bandiera tedesca: se recupera immigrati deve farsene carico la Germania?
«Questa è una tesi che non è stata sostenuta solo da noi, io la trovo assolutamente fondata. La sostenne addirittura Mario Mauro quando era ministro della Difesa del governo Letta. Quanto alle Ong, sistematicamente non rispettano le normative, né italiane né internazionali. Non hanno fini umanitari. Le Ong svolgono attività politica e vogliono influenzare le politiche migratorie degli Stati europei. Si può accettare che delle organizzazioni private finanziate da privati o anche da Stati esteri – perché la Germania ha finanziato per anni navi Ong che battono bandiera tedesca e che scaricavano i migranti sulle coste italiane – influiscano sulle nostre politiche migratorie? Io dico di no. Se permette, chi entra nelle nostre acque territoriali sottostà alle nostre regole e a quelle del diritto internazionale. Tutti devono essere costretti a rispettare le regole e solo le Ong no?».
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