Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega e, da sempre, vicinissima a Matteo Salvini. Onorevole, che sta succedendo nel partito?
«Sul carro dei grandi risultati del passato sono saliti in tanti. Infatti oggi al Governo ci sono ben cinque ministri del Nord e non so quanti viceministri e sottosegretari. Pare impossibile che il Nord non sia ben rappresentato. Se è vero che attraversiamo un momento di difficoltà, penso che la cosa più sbagliata sia abbandonare la nave o tramare ammutinamenti».
Addirittura? E cosa pensa di fare?
«Vado in mare da troppi anni per non sapere che è soprattutto nei temporali e in mezzo alle onde che l’equipaggio sostiene il comandante, per tenere la rotta e arrivare insieme in porto».
C’è chi vorrebbe una linea più moderata però. Lei condivide questa proposta?
«Virare a sinistra non è una buona idea. Al contrario, dobbiamo intensificare le battaglie che porto avanti da più di dieci anni: il contrasto alla radicalizzazione, la difesa del futuro del nostro Paese, dei nostri valori e della nostra identità. Sono queste battaglie che creano un legame fortissimo con il territorio».
Quindi bisogna ripartire dalla sicurezza?
«Si tratta di un bene primario. Siamo stati tra i pochi, in Italia e in Europa, a contrastare le politiche immigratorie lassiste della sinistra, a partire dai nostri amministratori e dai nostri sindaci. E oggi questi temi sono diventati una priorità».
C’è qualcosa in cui forse siete stati un po’ carenti?
«Dovremmo portare avanti con ancora maggiore determinazione, anche al Governo, le nostre proposte e le nostre battaglie. È un contributo che devono dare tutti. È troppo facile usare l’appeal di una persona finché basta lui a trainare e poi metterlo da parte quando arriva il momento di impegnarsi in prima persona».
Prima ha usato una parola: comandante. Per lei Salvini lo è ancora?
«L’ho visto spendersi in prima persona, metterci la faccia e avere il coraggio di dire e di fare quando altri hanno preferito scegliere posizioni più “comode”. Ho visto un segretario prendere un partito ai minimi termini, trasformarlo in un movimento nazionale, attualizzare le nostre battaglie storiche senza dimenticare la nostra identità e portarlo al 34 per cento».
Poi però le cose sono cambiate…
«Allora la linea nazionale piaceva. Eppure era la stessa di oggi».
C’è però chi sostiene che Salvini abbia fatto troppo poco.
«Con lui abbiamo portato avanti l’Autonomia differenziata, contro resistenze e ostacoli di ogni genere. Rivendichiamo, dopo trent’anni di battaglie, l’autonomia sulle concessioni idroelettriche. Abbiamo la flat tax per le partite Iva, il taglio del cuneo fiscale, Milano-Cortina e miliardi di investimenti in Veneto e Lombardia. Con lui al Mit sono in campo circa 100 miliardi di investimenti infrastrutturali tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria. E poi il Piano Casa, il Salva Casa e i provvedimenti sulla sicurezza».
Come mai, secondo lei, queste critiche sono arrivate proprio ora?
«Non vorrei che tutto questo can-can finisse semplicemente per fare del male al movimento».
Però le critiche possono essere anche costruttive…
«Sono favorevole al confronto, anche duro quando serve. Ma non tollero le guerre di palazzo mascherate da presunto ascolto dei militanti».
Ecco, i militanti. A volte pare che non esistano più.
«Un sondaggio proposto da un’emittente non proprio vicina alla Lega sostiene che l’appeal e la stima per Salvini tra i militanti, dal 2024 a oggi, siano cresciuti del 24 per cento. Allora viene da chiedersi se la ricetta per il futuro del nostro partito sia davvero allontanare il Segretario o se invece, come alcuni di noi fanno continuamente, non si debba tornare ancora di più tra la gente».
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