Il primo iceberg sulla rotta della nuova legge elettorale è stato evitato: ieri la Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Il voto segreto ha premiato il centrodestra: 229 no e 151 sì. Ai 222 voti sui quali può contare il centrodestra a Montecitorio si sono aggiunti, come previsto, quelli di Futuro nazionale.

Il primo voto segreto passa senza sorprese

«Il Parlamento si è espresso», ha commentato il responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, «ha confermato quello che noi abbiamo sempre detto, che la legge elettorale è perfettamente costituzionale. Le opposizioni hanno provato a sollevare dei dubbi, il Parlamento è sovrano, così prevede la Costituzione, si esprime e ha confermato che la legge è costituzionale. Andiamo avanti con tranquillità».

In realtà, sarà la Corte costituzionale ad avere l’ultima parola su questo tema, se verrà interpellata. In ogni caso, in termini politici, il timore del ripetersi del naufragio di metà luglio scorso, quando a Montecitorio, col voto segreto, fu bocciato l’emendamento sulle preferenze e i capilista bloccati, incomberà sulla maggioranza ancora per una settimana. Fu quel clamoroso voto contrario ad allungare l’iter di approvazione della nuova legge elettorale: le preferenze e i capilista sono stati reintrodotti al Senato, il che ha obbligato a una terza lettura alla Camera.

A quanto ci riferiscono fonti parlamentari, ieri mattina il clima era molto diverso dal giorno nero del flop: mentre in quella occasione il nervosismo era palpabile, stavolta non c’era aria di trappola, magari anche per la presenza di mezzo governo in Aula: «Se avessero fatto uno scherzo come quello di metà luglio davanti a tanti ministri», spiega il nostro interlocutore, «sarebbe stata crisi di governo immediata».

Ora arrivano i tre voti di fiducia

Le incognite però, come dicevamo, non sono finite: il governo ha posto la questione di fiducia su tre articoli della legge modificati al Senato. I voti di fiducia, palesi, sono in programma per martedì 6 ottobre (due) e il mercoledì 7 (una). Infine, ci sarà un altro voto segreto, quello sul testo definitivo, il più a rischio, nella mattinata di giovedì 8 ottobre.

Il nuovo sistema: premio e preferenze

Il testo all’esame del Senato prevede, lo ricordiamo, un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento del 3 per cento e del 10 per cento per le coalizioni. Sono previsti inoltre un premio di 70 deputati e 35 senatori per la lista o coalizione che superi il 42 per cento in entrambe le Camere, capilista bloccati e fino a tre preferenze. Il premio verrebbe assegnato attraverso liste bloccate scelte dai partiti. La riforma stabilisce anche l’obbligo di indicare il candidato premier e modifica i criteri per la raccolta delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni.

Rispetto alla legge attualmente in vigore, le novità principali sono la sparizione dei collegi uninominali, il premio di maggioranza e l’indicazione del candidato premier della lista o della coalizione prima delle elezioni, una bella gatta da pelare per il centrosinistra, alle prese con il braccio di ferro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e con la prospettiva delle primarie, che fa tremare le vene ai polsi ai più avveduti tra protagonisti politici delle opposizioni (e pure a una buona parte dell’elettorato progressista).

Vannacci torna all’attacco del centrodestra

Da parte sua, Roberto Vannacci continua a «bombardare» il centrodestra. «Futuro Nazionale», scrive Vannacci su Facebook, «ha presentato un ulteriore emendamento in Commissione Affari costituzionali per inserire le preferenze vere, senza capilista bloccati, nella legge elettorale. L’alleanza di centrodestra lo ha bocciato. Hanno paura degli elettori. Il nostro emendamento è lontano dai giochi di palazzo e dalle logiche di partito, vogliamo solo ridare la sovranità al popolo. Perché gli italiani hanno il diritto di scegliere i propri rappresentanti. E questa sinistra e questa alleanza di centrodestra hanno paura del popolo. Ora sapete da che parte stare».

A Vannacci il sistema dei capilista bloccati non va giù, perché lo obbligherà a scegliere chi «nominare» in Parlamento, scontentando gli altri: un sistema a presenza pura avrebbe invece consentito al leader di Fn di lasciar correre a briglie sciolte i suoi candidati, col risultato di incassare il massimo possibile di voti per il partito.

Detto ciò, le opposizioni continuano a gridare allo scandalo: «Voi calpestate la Costituzione», ha scandito in aula il deputato dem Gianni Cuperlo, «e con un sotterfugio piuttosto indegno volete trasformare la Repubblica parlamentare in qualcosa che per concentrazione del potere pretende di andare oltre la stessa logica presidenziale. Con la cancellazione della parità di genere per i capilista si produrrà una regressione della rappresentanza femminile nel futuro Parlamento. Tutto questo lo fate con buona pace della prima presidente del Consiglio che, tra donne da promuovere e uomini fedeli da compiacere, ha imboccato la seconda via». Parole di fuoco anche da M5s e Avs.

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