Con questa inflazione così evidentemente legata ai costi dell’energia, l’Ue deve dare più flessibilità sui conti pubblici per aiutare famiglie e imprese. Parola di Giorgia Meloni, che ieri ha annunciato una lettera a Ursula von der Leyen per farle capire che la rigidità sui parametri del Patto di stabilità, in questa fase, sarebbe particolarmente fuori luogo.
Oltre a tutto, a Bruxelles regna sempre più la confusione. Da un lato, i Paesi membri stanno litigando sui tagli al bilancio Ue di lungo periodo (i Frugali ne vogliono di più), dall’altro sta letteralmente esplodendo la spesa militare dei singoli Stati, come testimoniano i nuovi dati Ue.
La lettera di Meloni alla Von der Leyen
Il premier chiede maggiore flessibilità (su deficit e debito) all’Europa. «Bisogna affrontare il tema all’Ecofin e al Consiglio Ue […] aiutiamo famiglie e imprese», afferma in collegamento con un appuntamento del Gazzettino.
«Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito» ricorda la Meloni, che poi sottolinea come «altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione».
E così, ecco l’annuncio di una nuova lettera formale: «Sto scrivendo alla presidente von der Leyen perché la questione venga trattata alla riunione Ecofin della prossima settimana e poi al prossimo Consiglio Ue tra due settimane: crediamo che a fronte della crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese».
Chissà, forse meno rigore sul Patto di Stabilità, visto che ci sono Paesi in crisi nera come Francia e Germania, potrebbe anche rasserenare gli animi. Ieri è filtrata da Bruxelles la notizia che la Presidenza di turno irlandese proporrà, per il bilancio di lungo termine 2028-2024, tagli di spesa di oltre 100 miliardi.
Il sentiero tortuoso che porta a un’intesa con l’Ue
Ma ci sarà battaglia e la strada per raggiungere un accordo sarà accidentata, come sempre accade quando sono in ballo budget miliardari da dividere con il bilancio tra capitoli di spesa e singole nazioni.
Da un lato ci sono la Germania e i Paesi del Nord, meglio noti come Frugali, che volevano un maxi risparmio di varie centinaia di miliardi.
Dall’altro lato, va detto che la prima proposta della Commissione, che era di quasi 2.000 miliardi di euro, era stata oggetto di una prima ipotesi di tagli da parte della Presidenza nell’ordine dei 33 miliardi. I cento miliardi che sbucati ieri sono quindi il triplo, ma non è detto che plachino i censori più severi dei conti Ue. Paesi che di solito sono in prima fila nella battaglia per ampliare sempre di più i poteri di Bruxelles, ma dall’altra sembrano stufi di spendere montagne di soldi per questo paradiso in terra che sarebbe l’Unione.
Il paradiso in terra, appunto, non c’è in generale, come si vede dalle guerre in Medio Oriente e in Ucraina e dal rischio crescente di terrorismo internazionale. E sempre in queste ore, l’Agenzia europea per la difesa (Eda), ha fornito gli ultimi dati sulla spesa militare.
Come detto, questi miliardi di euro gravano direttamente sui singoli Stati perché a livello Ue, sulla difesa, si finanziano solo poche attività di supporto, specie sulla ricerca. Anche se ovviamente, come per il sostegno all’Ucraina, gli impegni che si prendono sono di solito comunitari e hanno comunque un forte valore politico.
L’aumento della spesa militare
E dunque, nel 2025 la spesa per la Difesa tra i 27 Paesi membri ha raggiunto i 418 miliardi di euro, pari al 2,2% del pil, e potrebbe arrivare fino a 547 miliardi di euro entro il 2029, secondo il rapporto di Eda.
L’aumento della spesa militare registrato l’anno scorso è stato l’undicesimo consecutivo e nel 2026 si prevede che ci sarà un nuovo incremento dell’8,6% a quota 454 miliardi, con un rapporto del 2,4% sul prodotto interno lordo Ue. Se si prende come pietra di paragone il 2021, ovvero l’anno precedente all’invasione russa dell’Ucraina, la spesa militare dei 27 è aumentata del 75,3%. È anche l’effetto, chiaramente, della minor disponibilità di Donald Trump a difendere l’Europa, vista anche l’esplosione del debito pubblico a stelle e strisce.
Questa partita doppia è forse la miglior fotografia di una certa schizofrenia europea alla quale assistiamo da mesi. Gli stati membri dell’Ue corrono a riarmarsi perché lo dice l’Europa e perché alcuni leader sono convinti che Vladimir Putin stia per invaderci, ma poi fanno gli avari sul budget di Bruxelles.
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