Legge elettorale, la maggioranza supera il primo voto segreto: ora la fiducia
(Ansa)

La legge elettorale supera il primo vero esame a scrutinio segreto e resta in corsa per il via libera definitivo alla Camera. L’Aula di Montecitorio ha respinto le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli, su 380 votanti. Il provvedimento, dunque, non si ferma e tornerà all’esame dell’Assemblea la prossima settimana, quando il governo ha già annunciato l’intenzione di porre la questione di fiducia.

Il primo voto segreto sulla legge elettorale

Il voto era atteso soprattutto per un motivo: trattandosi di scrutinio segreto, rappresentava un primo banco di prova per la tenuta della maggioranza e per l’eventuale presenza di franchi tiratori. Sulla carta, infatti, i deputati del centrodestra presenti in Aula erano 222. I no alle pregiudiziali sono stati invece 229: sette voti in più rispetto alla consistenza numerica della maggioranza al momento della votazione.

I sette voti in più e il nodo dei franchi tiratori

Il dato è stato sottolineato anche da Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia. «Sono sette i voti in più rispetto ai numeri odierni della maggioranza», ha osservato, senza però attribuirli a singoli parlamentari. Ed è proprio questo il punto: con il voto segreto non è possibile stabilire da dove siano arrivati quei sette voti. Nei tabulati risultavano assenti due dei nove deputati della componente vicina a Roberto Vannacci. Ma il fatto che i presenti abbiano votato contro le pregiudiziali è solo un’ipotesi, non una certezza ricavabile dal voto segreto.

Vannacci attacca la riforma sulle preferenze

Vannacci, del resto, nel giorno del passaggio parlamentare ha scelto di attaccare anche il centrodestra. Il leader di Futuro nazionale ha denunciato la bocciatura, in commissione Affari costituzionali, di un emendamento della sua componente per introdurre «le preferenze vere, senza capilista bloccati».

Secondo Vannacci, «questa sinistra e questa alleanza di centrodestra hanno paura del popolo». La sua accusa è che l’attuale impianto della riforma non restituisca agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. «Gli italiani hanno il diritto di scegliere», ha scritto sui social, invitando poi a «sapere da che parte stare».

Tajani e Bignami: «I numeri sono chiari»

Antonio Tajani, al termine della votazione, ha ostentato tranquillità anche in vista del passaggio decisivo. «Temo i franchi tiratori? Ma per carità», ha detto il vicepremier e segretario di Forza Italia, sostenendo che «i numeri sono chiari» e che il centrodestra si presenterà compatto anche al momento del voto finale.

Sulla stessa linea Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Non ci aspettavamo un voto diverso», ha spiegato, aggiungendo di non prevedere particolari problemi per la maggioranza nella prossima settimana.

Dalla fiducia al voto finale

La giornata parlamentare ha quindi consegnato al governo un primo risultato favorevole, ma non ha cancellato il tema dei voti segreti. Il provvedimento dovrà infatti affrontare altri passaggi in Aula e, soprattutto, il voto finale, previsto tra il 7 e l’8 ottobre. Prima, come annunciato dall’esecutivo, ci sarà la fiducia, che servirà a blindare il testo. Il voto finale sulla legge elettorale, invece, resta uno dei passaggi più delicati dell’iter.

Le cinque pregiudiziali delle opposizioni

Le opposizioni hanno utilizzato le cinque pregiudiziali per contestare l’impianto della riforma. Le proposte erano state presentate a prima firma Riccardo Magi, Simona Bonafè, Alfonso Colucci, Nicola Fratoianni e Maria Elena Boschi. Nel mirino sono finiti, con argomentazioni diverse, il premio di maggioranza, l’indicazione del candidato premier, i capilista bloccati, le condizioni di accesso alla competizione elettorale e le norme sulla rappresentanza.

Le contestazioni in Aula

In Aula Riccardo Magi ha accusato il governo di voler «impedire l’apertura del gioco democratico», mentre Gianni Cuperlo ha parlato di un provvedimento che, secondo il Pd, comprimerebbe le garanzie costituzionali. Dal Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci ha contestato in particolare il meccanismo delle liste e del premio di maggioranza, sostenendo che il sistema rischierebbe di allontanare la scelta degli elettori dalla composizione effettiva del Parlamento.

La posizione della maggioranza

La maggioranza ha respinto le contestazioni rivendicando invece la necessità di una legge capace di collegare il voto degli elettori alla formazione del governo. In Aula il leghista Igor Iezzi ha richiamato l’articolo 1 della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo», sostenendo che la riforma punta proprio a rafforzare la possibilità per gli elettori di incidere sulla scelta di chi governerà il Paese.

Il primo ostacolo, dunque, è stato superato. Ma il voto di ieri ha soprattutto mostrato che, quando le urne parlamentari diventano segrete, i numeri della maggioranza possono essere letti soltanto fino a un certo punto. La partita sulla legge elettorale prosegue ora verso il passaggio sulla fiducia e il successivo voto finale.

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