C’è un curioso destino nei numeri: a volte basta uno 0,1 per restare sotto osservazione a Bruxelles e, nello stesso giorno, uno 0,4 per scoprire che l’economia va meglio delle attese. È il paradosso della giornata politica: mentre il 3,1% del deficit tiene l’Italia ingabbiata nella procedura europea per disavanzo eccessivo, l’Ocse dà una robusta lucidata al Pil, portando la previsione di crescita 2026 dallo 0,5 allo 0,9%.
Insomma, sui conti pubblici arriva la doccia fredda, che la crescita inattesa fa diventare tiepida. E nella maggioranza, naturalmente, si accendono i termosifoni della polemica.
Il taglio delle tasse per il ceto medio
Comincia Giancarlo Giorgetti. Rispondendo al question time alla Camera, oltre a ribadire che «la prosecuzione del percorso di riduzione delle imposte sul reddito per il ceto medio» resta una «priorità» per il governo, mette nel mirino non tanto la correttezza delle revisioni dell’Istat, quanto il loro effetto sulla politica economica. Perché i numeri, una volta modificati, cambiano anche le fotografie sulle quali il governo deve costruire la legge di Bilancio.
«Il continuo aggiornamento dei dati, seppure trovi il suo fondamento in precise esigenze statistiche» spiega Giorgetti, «innegabilmente ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali».
Il problema, aggiunge, è che le revisioni «modificano ex post parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea e nella predisposizione dei documenti di finanza pubblica», oggi ancora più delicati per effetto della nuova governance economica europea. Non è, insomma, una richiesta di bavaglio all’Istat. È la richiesta di rendere il termometro un po’ più prevedibile per chi deve decidere la terapia.
Giorgetti difende i conti pubblici italiani
La parte più interessante arriva quando Giorgetti entra nel dettaglio delle voci di spesa. Alcune, spiega, non sono nella piena «autonoma disponibilità e conoscibilità» ma finiscono successivamente per pesare sugli spazi fiscali. Il calendario offre una coincidenza quasi perfetta. Proprio mentre Giorgetti lamenta la mutevolezza della fotografia statistica, arriva da Parigi una fotografia decisamente più luminosa dell’economia italiana.
Giorgetti non perde l’occasione: «Oggi l’Ocse riconosce e aggiorna dallo 0,5% allo 0,9% le previsioni» sul Pil italiano, osserva alla Camera, ricordando che il governo aveva previsto per quest’anno una crescita dello 0,6%. E ci tiene a precisare che questo risultato «non ci pone in coda in Europa», perché ci sono Paesi che, assicura, stanno «in condizioni assai peggiori» in un contesto internazionale «assolutamente sfavorevole».
La matematica, dunque, continua a fare il suo mestiere: da una parte toglie qualche margine politico perché il deficit è rimasto al 3,1%, dall’altra ne restituisce un po’ attraverso una crescita prevista più alta. Il problema è che i due numeri non possono essere messi nello stesso salvadanaio.
Savini spinge per sforare nella legge di Bilancio
È qui che entra in scena Matteo Salvini. Per il vicepremier la risposta alla prudenza dei conti non può essere una manovra con il freno a mano. La prossima legge di Bilancio, dice, deve essere «coraggiosa», non per bonus o misure tampone, ma per «investire in crescita e opere pubbliche». E soprattutto, avverte, non bisogna pensare a una legge di Bilancio «al risparmio». Dopo il Pnrr, con «venti di guerra, caro luce, caro energia, caro gas», sostiene Salvini, «devi mettere carbone nel caminetto, perché altrimenti la macchina rischia di fermarsi».
Il messaggio è piuttosto chiaro: il 3,1% non può diventare una camicia di forza. Evita di chiamarlo esplicitamente scostamento, lascia aperta la porta a una manovra più espansiva. «Se non è scostamento ma una legge di bilancio importante e coraggiosa che punta sugli investimenti si può non fare lo scostamento», ha precisato.
Fdi e FI puntano rimangono prudenti
Ma Fratelli d’Italia mette il piede sul freno. Marco Osnato, responsabile economico di FdI e presidente della commissione Finanze della Camera, non usa giri di parole: «Io sono sempre molto più prudente del vicepremier Salvini». Investimenti e sostegni sì, spiega, ma «sempre in un quadro di compatibilità della finanza pubblica». Perché «tendenzialmente non credo che sia la cosa migliore da fare in questa circostanza».
È una frenata che pesa perché arriva proprio dal partito della premier e perché Osnato rivendica la linea delle ultime quattro leggi di Bilancio: sostenere l’economia senza fare «voli pindarici».
Anche Forza Italia si mette dalla parte della prudenza. Stefania Craxi parla di una legge di Bilancio che deve indicare «con chiarezza una rotta», ma dentro una logica di responsabilità finanziaria.
È il curioso destino della finanza pubblica italiana: il governo deve fare i conti con i decimali, mentre i decimali continuano a fare i conti con il governo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >