Meloni tira dritto e cita Mattarella. E i compagni vanno subito all’assalto

«Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti».

Il piano del governo: tetto agli studenti stranieri ed equa distribuzione

Tira dritto, Giorgia Meloni, sull’idea di introdurre una soglia del 30% agli studenti stranieri nelle classi scolastiche. Ospite di Cinque minuti, su Rai 1, la premier dice di non credere che parole di Sergio Mattarella sulle «classi ghetto» fossero una critica alla legge che il governo sta preparando: «Non la leggo così perché il presidente della Repubblica, per l’appunto, dice che la scuola deve non creare ghetti» e «il ghetto è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi serve proprio a impedire un ghetto».

Il capo del governo rivendica anche il no a burqa e niqab: «Norme di buonsenso che servono anche per un fatto di sicurezza».

Le precisazioni di Valditara e il ruolo dell’italiano

La norma proposta dal governo «non riguarda chi conosce l’italiano», aveva precisato nel frattempo il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha chiarito che il ministero sta lavorando agli ultimi dettagli della proposta che «avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica.

I limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano». Ma la cosa che teme di più Valditara è la «fuga dei bianchi» dalla scuola, di «finire come l’Alabama degli anni Cinquanta». E sul burqa: «Simbolo di una mentalità patriarcale violenta».

Nuovi fondi e applicazione della legge

E a chi lo accusa di lavorare a una legge che già esiste risponde: «La nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente. Attribuiamo un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali che potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. Non sarà più possibile l’inerzia». E annuncia anche 14 milioni in arrivo per finanziare l’insegnamento dell’italiano agli stranieri.

Le reazioni politiche: da Salvini a Calenda

Per il leader della Lega Matteo Salvini «mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti». Chiarendo, a chi gli chiedeva se il governo stia inseguendo Roberto Vannacci, che «è una battaglia della Lega da 10 anni». E mentre Vannacci continua a intestarsi il merito della misura proposta, Carlo Calenda trova incredibilmente un punto di contatto con il leader di Futuro Nazionale.

«Il principio per cui ci deve essere una percentuale massima di studenti penso sia una cosa giusta, perché aiuta a integrarsi e aiuta anche a completare il programma con i ragazzi che invece parlano italiano. La verità però è che questo tetto, come sapete già c’era dal 2010 e allora la mia domanda è: perché non abbiamo fatto operativamente qualcosa prima? Perché facciamo una legge invece di applicare una circolare già esistente? Questo è il problema dell’Italia in tutto, si fanno le leggi ma non vengono applicate». Il leader di Azione, si è detto «perfettamente d’accordo» anche circa il divieto del velo integrale in classe, «non si può venire in classe con uno strumento che mortifica la donna e che crea una difficoltà di rapporti sociali».

Flessibilità e richieste degli insegnanti

Per l’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi «il tetto di stranieri (che non conoscano bene la nostra lingua ovviamente) nelle classi è un principio giusto, ma se vogliamo renderlo praticabile non può diventare una regola tassativa, servono dei margini di flessibilità».

Il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli ha aggiunto che questa norma è voluta dagli stessi insegnanti: «Ho avuto l’opportunità di incontrare tanti insegnanti che lamentavano l’impossibilità di lavorare all’interno di classi che avevano un numero di alunni stranieri molto elevato».

L’opposizione all’attacco: critiche da Pd e 5 Stelle

Completamente contrario il presidente dell’Emilia-Romagna del Pd Michele de Pascale: «Se dovessi dare un consiglio al governo, più praticabile, sarebbe quello di dare gli strumenti alla scuola per affrontare la fragilità, a prescindere dalla nazionalità dei bambini». Dimentica tuttavia la borsa di studio che ha ottenuto El Koudri, 6.500 euro che non sono bastati a curare la sua «fragilità». E la leader dem Elly Schlein accusa la Meloni di «tirare per la giacca il presidente della Repubblica»: «Una totala mancanza di senso dello Stato».

Il 5 stelle Sergio Costa ha detto: «Ad Amatrice il presidente della Repubblica ha ricordato che la scuola è aperta a tutti e resta la leva più efficace di integrazione, perché aiuta a non formare ghetti e a non alzare barriere. Da quel monito la politica dovrebbe ripartire per ritrovare la misura, smettendo di inseguire i proclami populisti dell’estrema destra mentre l’Europa e l’Italia hanno davanti emergenze vere, dal caro energia ai salari fermi, dalla sanità pubblica in affanno alla crisi climatica».

Critiche (implicite) al governo sono arrivate anche da Recep Tayyip Erdogan. Intervenendo all’assemblea dell’Onu, il leader turco non ha citato l’Italia ma ha detto che «le misure relative al velo introdotte nelle scuole da alcuni Paesi sono un attacco ai diritti fondamentali delle donne».

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