Feltri ora si schiera con Vannacci: «Cambierò la linea del “Giornale”»
Vittorio Feltri e Roberto Vannacci al convegno Insicurezza urbana il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori organizzato da FSP presso NH Hotel di corso vittorio a Torino 18 Settembre 2026 (Ansa)

È un Vannacci senza filtri, ma col Feltri quello che all’Nh di Torino sfida contestatori e pregiudizi. Questa è la notizia. Non che i soliti «idioti» abbiano aggredito la polizia che presidiava l’albergo, dove il generale era stato invitato proprio dal sindacato di polizia a parlare di sicurezza urbana, non la signora che in platea si alza e gli grida «l’Italia è uno Stato laico» e lui prima la sgrida dandole dell’antidemocratica poi la invita a continuare, «così mi porta i voti».

Non la scrittrice queer che lo «stolkerizza» su tutte le piazze d’Italia. E non fa neppure notizia Roberto Morassut (non risulta che l’abbia mai fatta), deputato del Pd che imbraccia la legge Scelba e fa un’interrogazione: Futuro nazionale ricostituisce il Partito fascista, va sciolto. Morassut rischia l’effetto Cdu che vuole mettere fuorilegge Alice Weidel: il risultato è che Afd cresce ancora nei sondaggi.

La risposta della sottosegretaria all’Interno

Arriva morbida, ma decisa la risposta del governo, con la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro, che spiega al dotto post comunista: «Manifestazioni di pensiero radicali, secondo una consolidata giurisprudenza, rientrano nella libertà di pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione». Viene da aggiungere: antifascista! Perché – spiega il governo – un conto è attentare all’ordine democratico, un conto è criticarlo.

Ma allora la notizia qual è? Eccola: verso le 3 del pomeriggio, all’Nh arriva Vittorio Feltri. Lo aiutano a camminare, impeccabile nella sua giacca blu con camicia a quadrettini e sorriso largo e sornione, lui va dritto verso il generale. Che lo riconosce e, interrompendo il suo discorso, esclama sorpreso: «Direttore, è un piacere conoscerla».

Stretta di mano e Vittorio Feltri di rimando: «Mi è piaciuto tantissimo il suo libro. Lei generale si è magnato la Lega, ma non credo sia finito qui il pranzo. Io personalmente garantirò di seguirlo, darò spazio alle sue posizioni. Il mio giornale (Feltri è direttore editoriale del Giornale del gruppo Angelucci, con ancora una partecipazione di Paolo Berlusconi, ndr) purtroppo l’ha criticato in modo maldestro, ma io personalmente darò una diversa linea». Il «direttorissimo» scandisce tra gli applausi convinti della platea: «Viva Vannacci».

L’endorsment di Feltri a Vannacci

E qui sta la notizia: Vittorio Feltri è consigliere regionale in Lombardia, eletto con Fratelli d’Italia, e forse a Giorgia Meloni qualche problema questo endorsement di uno dei giornalisti più famosi d’Italia glielo crea. Ma anche al Giornale – diretto da Tommaso Cerno, che ha imbarcato come vicedirettore Lirio Abbate, noto per le sue posizioni di sinistra e già direttore de L’Espresso, incaricato di fare le pulci partendo dai soldi proprio a Vannacci – quel «Viva Vannacci» darà qualche mal di pancia. Di certo il generale li fa venire agli avversari politici.

La platea, convenuta su invito del sindacato di polizia Fsp,è calda e scandisce un ritmato «remigrazione». Il ministro Matteo Piantedosi – il generale va maneggiato con cura – ha dovuto specificare che l’incontro Vannacci-agenti non valeva come aggiornamento professionale. Vale però ai partiti come aggiornamento elettorale.

Le patole di Roberto Vannacci

Il leader di Futuro nazionale, dopo aver dribblato il presidio antifascista – un centinaio i manifestanti: i pro Pal hanno accerchiato un passante, solo perché vestito in giacca e cravatta, e hanno assaltato una camionetta – animato da Askatasuna con lancio di uova contro gli agenti e diversi tentativi di sfondare il cordone di polizia, in una Torino blindata ha scandito: «Ringrazio le forze dell’ordine; non è possibile che in un Paese democratico e civile come l’Italia ci debbano essere 250 agenti in tenuta anti sommossa per un convegno libero, dove ci confrontiamo sul piano delle argomentazioni. È una cosa vergognosa. Rispondo ai collettivi, che siano Askatasuna askatasette o askataotto, che hanno detto che non possono consentire che io faccia la passerella qui senza essere disturbato, che non mi disturbano affatto: neanche li sento».

Poi ha aggiunto: «Se penso ci sia la possibilità di un voto anticipato o se lo auspico? No, non ne ho la minima idea. Per altro questa attività riguarda esclusivamente l’alleanza di centrodestra e se ne guardano bene di accettare consigli, emendamenti o qualsiasi proposta che sia stata fatta sino adesso da Futuro nazionale».

La chiosa del Generale

«Noi», ha ripetuto il generale, «siamo sempre pronti, io sono già in trincea: che siano ad aprile, a maggio, che siano a settembre, a ottobre, Futuro nazionale è già tra i sacchi di sabbia. Questi sono calcoli che verranno fatti dall’Alleanza di centrodestra», spiega, «che abbiamo già visto che ha cercato di costruire una legge elettorale in funzione anti Vannacci. Non si sapeva bene se ci sarebbe stato il ballottaggio, se non ci sarebbe stato, le preferenze farlocche secondo cui nessuno quasi dei partiti che avranno il meno del 10% potrà esprimere un’opportunità, perché il 95% sarà eletto nei listini bloccati».

«Quindi», ha concluso, «sono preferenze che non esistono e ci aspettiamo quella che sarà la loro decisione». È evidente che la stampa ha «steso» un cordone sanitario attorno al generale: i cronisti erano tutti a documentare i cortei antifascisti, nessuno ad ascoltare Vannacci. Tranne uno, che però pesa molto: Vittorio Feltri.

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