Aula della Camera dei deputati durante una seduta parlamentare
L’Aula della Camera dei deputati durante una seduta parlamentare (Ansa)

La nuova legge elettorale torna da oggi alla Camera per la terza e decisiva lettura. Un passaggio reso necessario dal fatto che Palazzo Madama ha modificato il testo approvato a Montecitorio, dando il via libera al famigerato emendamento sui capolista bloccati e gli altri parlamentari da eleggere con le preferenze che era stato clamorosamente bocciato alla Camera col voto segreto.

La riforma torna alla Camera

Da domani al via l’esame del provvedimento, sul quale però stavolta il governo pone i voto di fiducia, previsto per la prossima settimana, per evitare altri incidenti. In realtà alcuni passaggi saranno comunque caratterizzati dal voto segreto: le pregiudiziali di costituzionalità e il voto finale sul testo, che è distinto dal voto di fiducia. Riproposto dunque nel testo finale l’emendamento della discordia, che prevede i capolista bloccati e tre preferenze da esprimere su un listino di sette nomi, con alternanza di genere. Resta invariata la soglia al 42% per conquistare il premio di maggioranza fisso (70 deputati e 35 senatori) per la coalizione che otterrà il maggior numero di voti a patto che superi la soglia del 42% alla Camera e al Senato. Uno dei punti che ha suscitato più polemiche è quello che prevede l’innalzamento notevole (da 1.500 a 6.000) del numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Resta esentato chi ha un gruppo in entrambe le Camere, così come chi ha almeno un gruppo alla Camera o al Senato formatosi entro il 31 dicembre 2025, come, ad esempio Italia viva e Azione.

Per chi, come +Europa o Futuro nazionale, ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento, il numero delle firme da raccogliere resta quello attuale tra 1.500 e 2.000 a collegio. Sulla effettiva efficacia della introduzione delle preferenze il dibattito è aperto.

Preferenze, firme e premio di maggioranza

Uno studio di Youtrend della scorsa settimana ha chiarito quanti dei futuri parlamentari verrebbero effettivamente eletti con le preferenze: il 44% dei deputati e il 42% dei senatori, concentrati nei partiti più grandi. Ieri, in occasione di un vertice di maggioranza al quale hanno partecipato il premier Giorgia Meloni, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il presidente di Noi moderati Maurizio Lupi si è discusso anche di questo argomento. Il voto segreto sul testo e le pregiudiziali di costituzionalità potrebbero, come abbiamo detto, lasciare qualche margine di manovra ai franchi tiratori. Così come l’opposizione potrebbe cercare di disseminare mine politiche sui fondali del centrodestra, magari riproponendo un emendamento per le preferenze «pure», ovvero eliminando i capolista bloccati, o sulle quote rosa, per approfittare del malcontento delle parlamentari di maggioranza che potrebbero sentirsi a rischio con il nuovo sistema. D’altro canto, però, è evidente che un nuovo «incidente» rappresenterebbe un problema politico talmente importante da mettere a rischio la tenuta della legislatura, portando al voto anticipato. Lo fa capire la deputata di Fdi Sara Kelany, che mette in correlazione le due cose: «Non c’è ansia», dice la Kelany a Skytg24, «affrontiamo serenamente il voto in Aula anche se segreto. Il nostro è un obiettivo di legislatura, di arrivare a fine legislatura».

I voti della maggioranza e il rischio franchi tiratori

«La legge elettorale è importante», sottolinea a Rai Radio Uno il capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, «finalmente afferma un principio sacrosanto: chi prende un voto in più e vince, la sera stessa governa e ha una maggioranza per poterlo fare cinque anni. È una legge che modernizza il sistema e lo stabilizza. Andiamo avanti in questa direzione e mi auguro senza franchi tiratori». I nove deputati di Roberto Vannacci voteranno contro la fiducia. Nervi tesi a sinistra: la nuova legge prevede l’indicazione del candidato premier della coalizione, una vera e propria grana per Elly Schlein, Giuseppe Conte e compagnia, già alle prese con lo psicodramma primarie sì primarie no.

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