Da una parte c’è la repressione, dall’altra l’incentivo. Il problema abitativo esiste nella maggior parte dei grandi Paesi europei, e l’Italia non fa certo eccezione, ma se si cerca una differenza tra le strategie elaborate a Roma e a Madrid è impossibile non partire da una dato: mentre Sánchez, peraltro non riuscendoci, ha provato a bloccare gli sfratti e a prorogare automaticamente gli affitti, la Meloni punta su sgravi fiscali, nuove costruzioni e rigenerazione urbana.
Da un lato si puniscono i proprietari come se fossero il male assoluto, non accorgendosi che c’è un problema di eccesso di domanda dovuto soprattutto all’immigrazione, dall’altro si premia chi fa locazione a lungo termine e allarga l’offerta.
Lo si vede in controluce guardando ai provvedimenti, per adesso solo in fieri, della prossima manovra. Ed emerge invece con grandissima evidenza nel piano casa approvato a luglio, quello che poggia su due pilastri: pubblico e privato.
Da una parte il recupero di circa 60.000 case popolari oggi inagibili o inutilizzate. Dall’altro, l’attrazione dei grandi capitali privati per ristrutturare l’esistente, ma soprattutto costruire ex novo. In totale, circa 100.000 alloggi da mettere sul mercato.
Il programma del governo per la prossima legge di bilancio
Partiamo dalla manovra. Impossibile dire a oggi quali provvedimenti troveremo nella prossima legge di bilancio, ma possiamo scommettere che sulla casa ci sarà un occhio di riguardo. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo negli scorsi giorni ha parlato di conferma dei Bonus sulle ristrutturazioni (detrazioni fiscali) al 50% per gli interventi sulla prima casa e la 36% per le seconde case. Che in assenza di un intervento scenderebbero al 36 e al 30%. Ed ha aperto all’ecobonus al 65% per cappotti termici e pannelli solari.
Poi ha parlato di incentivi per l’acquisto della prima casa per gli under36. Prende inoltre piede la possibilità di introdurre cedolari al 21% sulle locazioni commerciali e al 5% sugli affitti a lungo termine.
Insomma, la volontà non sarebbe di punire gli Airbnb ma di rendere fiscalmente conveniente l’affitto di lungo periodo, quello che è normalmente utilizzato dagli studenti delle grandi città. Vedremo.
È invece già nero su bianco il Piano Casa del governo approvato in via definitiva lo scorso 1° luglio. Il pilastro pubblico è stato messo nelle mani del commissario Felice Squitieri che avrà il compito di velocizzare l’iter per il recupero di circa 60.000 case popolari che oggi sono inagibili.
«Siamo in attesa di pubblicare il bando che è già pronto ma servono adempimenti formali propedeutici», spiega il commissario alla Verità, «lavoriamo per partire entro novembre (firmare le convenzioni con gli enti territori arrivati prima nella partecipazione al bando ndr) e a dicembre erogare il 15% del finanziamento. Quindi, immaginiamo che tra gennaio e marzo apriremo i cantieri e consegneremo le prime case. Ho già incontrato Aler e Ater delle Regioni e i Comuni, sono tutti in attesa della gara. Il Lazio, le Marche, la Campania, la Lombardia, la Liguria e il Veneto sono tra le Regioni più pronte a partire».
Il nodo degli affitti degli studenti
Poi c’è il pilastro privato. Che punta su una sorta di do ut des. Da una parte vengono assicurate semplificazioni burocratiche e procedure accelerate per attrarre capitali privati da almeno 1 miliardo di euro. Dall’altro il governo ha previsto dei vincoli.
«L’investitore», spiega alla Verità Elisabetta Pellegrini, l’altro commissario nominato dall’esecutivo, «deve destinare almeno il 70% dell’investimento ad alloggi di edilizia convenzionata (vendita o locazione a prezzi scontati di almeno il 33% rispetto al mercato) con vincoli trentennali. L’obiettivo è venire incontro alle esigenze della cosiddetta fascia grigia della società, quel ceto medio che guadagna troppo per poter accedere all’edilizia popolare, ma non a sufficienza per poter sostenere gli attuali prezzi di mercato. Il primo programma strategico approvato e affidatomi prevede interventi di riqualificazione edilizia e urbanistica e costruzione di nuove abitazioni a Milano, Roma, Napoli, Genova e Bologna. Molti stanno ragionando su altre ipotesi dove la pressione abitativa è maggiormente rilevante».
I fondi per il piano economico di Palazzo Chigi
I privati che vogliono partecipare devono presentare progetto e garanzie a Palazzo Chigi e attendere il via libera del governo. Sulle istanza decide il Dipe, dipartimento programmazione economica. Secondo quanto risulta alla Verità, per adesso solo ADD Capital, il fondo creato da Mario Abbadessa, ex capo Hines Italia ha superato completamente l’iter raccogliendo più di 1 miliardo grazie alla sottoscrizione di alcuni fondi sovrani – Mubadala (di Abu Dhabi) che partecipa con una fiche di 600 milioni e Kuwait Investment Authority (Kia) – e di Cassa Depositi e Prestiti che ha messo sul piatto poco meno di mezzo miliardo.
Ma intorno al progetto c’è grande fermento. In ballo c’è anche la partecipazione di Manfredi Catella, fondatore e amministratore delegato del gruppo immobiliare Coima Sgr, che potrebbe anche non usare la sua creatura per entrare nella partita. La Verità ha chiesto una conferma ai diretti interessati ricevendo come risposta un «No Comment».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >