Momento della verità sulla legge elettorale. Da oggi voti di fiducia e giovedì il verdetto
(Ansa)

Finalmente ci siamo: il tortuoso iter di approvazione della nuova legge elettorale è arrivato alle battute finali. Ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha posto nell’Aula della Camera la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della legge: si tratta degli articoli modificati dal Senato rispetto al testo approvato in prima lettura alla Camera, un voto caratterizzato dallo scivolone della maggioranza sull’emendamento che prevedeva capilista bloccati e preferenze.

Lo stesso emendamento è stato poi approvato dal Senato, con il voto palese, e così è diventato obbligatorio il ritorno a Montecitorio, dove per evitare altri guai è stata posta la fiducia, che si vota in modo palese e per appello nominale (anche se alla fine ci sarà comunque un voto segreto sul testo finale, ma occorre dire, clamorosi imprevisti a parte, che è difficile immaginare una nuova bocciatura: Giorgia Meloni a quel punto farebbe di tutto per andare alle urne, fermo restando che il potere di sciogliere le Camere è solo e soltanto nelle mani del presidente della Repubblica.

Il calendario delle tre fiducie

Diamo uno sguardo al timing: le dichiarazioni voto sull’articolo 1 sono in programma oggi alle 12, con la prima chiama per la fiducia intorno alle 14.

A seguire, dichiarazioni di voto e voto sull’articolo 2. Si tratta dei due pilastri della nuova legge elettorale modificati al Senato: l’obbligo di indicare il candidato premier per le coalizioni; il sistema proporzionale che prevede l’assegnazione del premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori) alla coalizione che raggiunge il 42% dei voti: il sistema dei listini con i capilista bloccati e a seguire i candidati da eleggere con le preferenze, dal secondo in poi; l’aumento delle firme necessarie per la presentazione delle liste che non sono già rappresentate in Parlamento.

Il voto sugli articoli 3 e 8

Domani, a partire dalle 9, dichiarazioni e voto di fiducia sull’articolo 3, che ridisegna il collegio del Trentino Alto Adige. A seguire (senza fiducia, poiché c’è convergenza tra maggioranze e opposizione) il voto sull’articolo 8, che disciplina il diritto di voto dei caregiver e dei fuori sede.

La giornata di domani si chiude con la presentazione e la votazione degli ordini del giorno. Infine, dopodomani, giovedì, dalle 10.30, dichiarazioni di voto sul testo e voto finale, con scrutinio segreto già richiesto dalle opposizioni, intorno alle 12.30.

Il voto segreto resta l’ultimo ostacolo

È questo l’ultimo scoglio da superare, a causa del voto segreto: dopodiché la discussione (e il braccio di ferro) sulla nuova legge elettorale si trasferirà nelle aule dei tribunali, con probabili e già annunciati ricorsi alla Corte costituzionale.

Le opposizioni continuano a protestare, e Riccardo Magi, segretario di Più Europa, continua lo sciopero della fame: «Oggi», ha detto ieri Magi in occasione di una protesta davanti a Palazzo Chigi, «entro nel sesto giorno di digiuno. Noi abbiamo un pessimo giudizio di questa legge, la consideriamo una legge antidemocratica, una legge che fa diventare una minoranza nel Paese maggioranza schiacciante in Parlamento.

Ma c’è un aspetto che riteniamo inaccettabile, intollerabile ed è lo sbarramento alla competizione elettorale: 450.000 firme per nuovi partiti e non riguarda noi, perché noi abbiamo l’onere che era previsto nella vecchia legge, ovvero 1.500/2.000 firme a collegio, ma nuove forze politiche le quali dovrebbero raccogliere tra 6.000 e 7.000 firme in ogni collegio. Sono più dei voti che hanno preso delle forze politiche di maggioranza che siedono in Parlamento e che voteranno questa legge elettorale, e in più si vieta di utilizzare la firma digitale».

Le reazioni della maggioranza

Paventa il rischio del voto anticipato in caso di nuova sconfitta della maggioranza il responsabile organizzazione nazionale di Fdi, Giovanni Donzelli: «Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento», sottolinea Donzelli, «questo non passa dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. È prassi. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie.

Donzelli: «Lo spettro dei franchi tiratori?»

Lo spettro dei franchi tiratori? Noi abbiamo il rispetto dell’Aula, che è sempre sovrana, quello che decide l’Aula va bene. Noi siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento. Già con le pregiudiziali», ricorda Donzelli, «abbiamo visto che il parlamento accoglie anche con un margine più ampio, con il voto segreto, dello stesso centrodestra.

Quindi ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente». «Non c’è ragione perché non vada diversamente da quello delle pregiudiziali», conferma a Un giorno da pecora, su Rai Radio Uno, il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan, «dove la maggioranza ha avuto anche dei voti in più. La Meloni ha detto che è come un voto di fiducia, se sul voto di fiducia perdi il governo si dimette. Non succede, è un’ipotesi di scuola, una cosa assolutamente impensabile».

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