Electrolux ed Ericsson, due multinazionali svedesi e due successi centrati ieri dal governo per la tutela del patrimonio industriale italiano e i livelli occupazionali.
Dopo lo scambio di telefonate tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori, il colosso delle telecomunicazioni ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo di 131 lavoratori, il comparto Ottica di Genova, per un processo di riorganizzazione aziendale.
«Di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori», chiarisce Palazzo Chigi, «il premier è intervenuto personalmente e dall’interlocuzione con l’ad Missori è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura, dando vita a una soluzione responsabile che consente di aprire una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia».
Lo sviluppo della situazione di Ericsson ed Elettrolux
Disinnescata la vertenza occupazionale, firmata ieri pomeriggio al Mimit, il governo continuerà a seguire l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione qualificata e valorizzare le competenze e il patrimonio tecnologico presenti sul territorio nazionale.
Altro ritiro di licenziamenti quello dell’Electrolux, specializzata nella produzione e vendita di elettrodomestici, terza a livello sia europeo sia mondiale, che ha presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, del ministro Luca Ciriani, parti sociali e istituzioni locali, il nuovo piano per il sito marchigiano di Cerreto d’Esi: ritiro dei licenziamenti unilaterali e re-industrializzazione.
Anche in questo caso, dopo il pressing del governo è arrivata la svolta della multinazionale che ha ritirato i 1.700 licenziamenti annunciati per il prossimo 31 dicembre, sostituendoli con un’incentivazione all’uscita volontaria, spalmata in tre anni, che riguarderebbe 600 impiegati e 650 operai.
Il progetto di rinascita delle aziende
Il progetto di re-industrializzazione e riqualificazione del personale di Cerreto d’Esi, con il supporto delle istituzioni e delle parti sociali, decollerà con la creazione di un tavolo di lavoro e un investimento di 90 milioni di euro con il traguardo di tre milioni di pezzi prodotti in Italia entro il 2029, accompagnati da ammortizzatori sociali straordinari per la fase di transizione. Un approccio che punta a ridurre l’impatto sociale della riorganizzazione.
Il prossimo incontro al Mimit è previsto per il 29 ottobre, quando sarà siglato l’accordo definitivo. Una prospettiva che tutela il patrimonio industriale italiano e i livelli occupazionali, su cui i sindacati sono cauti ma che soddisfa il ministro Urso: «Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio. Dobbiamo salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia tutelando i livelli occupazionali. Non ci devono essere licenziamenti né decisioni unilaterali».
Oltre alla alla continuità produttiva del sito marchigiano, si punta anche al consolidamento delle prospettive industriali per quello friulano di Porcia. Ieri, la multinazionale svedese ha anche parlato di produzioni diverse per sostenere la competitività dei prodotti italiani con l’inserimento dell’elettrodomestico nell’agenda europea.
Urso ha incoraggiato l’azienda evidenziando che, nel corso dei tanti incontri a Bruxelles, la linea italiana ha fatto breccia in Ue dove il settore dell’elettrodomestico sta fronteggiando il forte impatto della concorrenza cinese.
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