Con la convocazione del Consiglio dei ministri fissata per le 18 di oggi, 2 ottobre, il governo apre ufficialmente il lungo e complesso cantiere della legge di bilancio per il 2027. Sul tavolo di Palazzo Chigi approdano i due pilastri contabili destinati a tracciare i margini di manovra dell’esecutivo: il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la Relazione al Parlamento per autorizzare lo scostamento di bilancio.
Due passaggi tecnici solo in apparenza, che definiscono la cornice finanziaria, le risorse a disposizione e gli spazi di indebitamento entro cui si giocherà la partita politica dei prossimi mesi.
Il Dpfp è, nella sostanza, il successore della Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza che il governo era tenuto a presentare alle Camere entro il 27 settembre di ogni anno. La sostituzione è frutto della riforma delle regole europee di bilancio: il nuovo documento aggiorna le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica per il triennio successivo, traccia una prima traiettoria delle misure che entreranno nella manovra e ne quantifica gli effetti finanziari. È lo schema che Camera e Senato hanno definito con una risoluzione delle rispettive commissioni Bilancio.
Cosa contiene il Dpfp e perché conta nella manovra di bilancio
Nel Documento programmatico di finanza pubblica, il governo è chiamato ad aggiornare il quadro macroeconomico in coerenza con il percorso di spesa netta stabilito dall’Unione europea. Vi trovano spazio anche il conto economico delle amministrazioni pubbliche, articolato per sottosettori, la spesa netta e le sue componenti, e il saldo di cassa del settore statale.
Vi è poi un passaggio politicamente rilevante: è proprio in sede di Dpfp che l’esecutivo valuta l’attivazione della clausola di salvaguardia, uno strumento che incide direttamente sui margini disponibili per la legge di bilancio. In altre parole, le scelte compiute oggi condizionano lo spazio di manovra nelle settimane successive.
Il vicepremier Antonio Tajani ha anticipato che il Cdm delibererà anche sullo scostamento di bilancio: «Avendo ottenuto la possibilità di maggiore flessibilità delle spese in materia di difesa ed energia, potremo dire che ci sarà lo scostamento ai sette miliardi per quest’anno». Una cifra evidentemente tutt’altro che irrisoria, e che riflette la volontà del governo di sfruttare i margini concessi dalle regole europee riformate su due voci di spesa considerate strategiche.
La richiesta di flessibilità all’Ue, del resto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti l’ha definita «ovvia». Lo stesso Giorgetti, parlando ieri con i cronisti, ha sintetizzato l’approccio complessivo con una formula netta: «La prossima manovra sarà seria».
Il calendario in vista della manovra di bilancio
Approvato il Dpfp, scattano scadenze precise. Entro il 15 ottobre, il governo dovrà inviare alla Commissione europea e all’Eurogruppo il Documento programmatico di bilancio, che riassume i pilastri della manovra. Entro il 20 ottobre, il testo della legge di bilancio dovrà essere presentato ufficialmente alle Camere. Il Parlamento avrà poi tempo fino al 31 dicembre per approvarlo in via definitiva.
Se quella scadenza non venisse rispettata, scatterebbe l’esercizio provvisorio: un regime che limita la spesa pubblica a un dodicesimo mensile dei fondi stanziati nell’anno precedente per ciascun capitolo, con evidenti ricadute sulla capacità operativa dell’amministrazione.
Le richieste di Confindustria all’esecutivo per la Manovra di bilancio
Mentre il governo prepara il testo, dal mondo produttivo arrivano richieste ben precise. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, intervenendo all’assemblea di Confindustria Marche ad Ancona, ha indicato una priorità per la prossima manovra: «Quello che chiederemo al governo è che ci siano delle agevolazioni fiscali a chi si aggrega, a chi si mette insieme per essere più efficiente e creare più produttività». Il nodo, secondo Orsini, riguarda le imprese di piccola e micro dimensione, nelle quali il deficit di produttività è più acuto.
Il presidente di Confindustria si è spinto anche oltre, toccando il tema delle tensioni commerciali con la Cina e del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets): «Ci vuole il coraggio di dire: facciamo infrazione». Una posizione netta, con cui il presidente degli industriali ha annunciato il sostegno di Confindustria al governo Meloni qualora decidesse di sfidare Bruxelles su difesa industriale ed energia.
Il nodo del bonus casa
Tra le misure che sembrano destinate a essere incluse nella manovra, vi è anche la revisione delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie. Il viceministro dell’Ambiente, Vannia Gava, ha salutato come «un risultato importante» il passaggio del bonus casa al 65%: «Già lo scorso anno mi ero impegnata per far salire la detrazione dal 36 al 50%, e oggi compiamo un ulteriore passo avanti». Secondo Gava, la misura risponde a tre obiettivi: alleggerire le bollette delle famiglie, sostenere il settore delle costruzioni e migliorare l’efficienza del patrimonio edilizio.
Il quadro che emerge dalla vigilia del Cdm è quello di un governo alle prese con vincoli europei stringenti, ma estremamente determinato a ricavarsi spazi di manovra attraverso la leva della flessibilità.
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