Caro Direttore, la ringrazio per aver posto con forza, sull’edizione di ieri del suo giornale, una questione che questo governo considera centrale: lo Stato che decide il rimpatrio di uno straniero illegale e pericoloso per la sicurezza dei cittadini, e vuole farlo secondo le proprie leggi e le proprie determinazioni, deve poterlo eseguire senza ostruzionismi illegali da parte di nessuno.
Non è accettabile che una procedura pensata per tutelare la salute delle persone diventi, nelle mani di pochi che non rispettano la propria missione professionale, uno strumento per vanificare le decisioni dello Stato. Men che meno se l’ispirazione è di carattere politico/ideologico e non scientifico/professionale.
Piantedosi: «Il camice non può diventare uno strumento di militanza politica»
Se a Ravenna o altrove verrà accertato che qualcuno ha indossato il camice per fare militanza politica, anziché somministrare cure mediche, ne risponderà davanti alla giustizia. E colgo l’occasione per esprimere solidarietà a quei magistrati che sono stati insultati perché stanno lavorando alla verifica di questa ipotesi. Così come meritano rispetto i tanti medici del servizio pubblico, la quasi totalità, che ogni giorno fanno il loro dovere con serietà.
Ma il suo appello mi dà l’opportunità di darle una notizia: gli uffici del Viminale sono già al lavoro per rivedere le regole sulle valutazioni sanitarie concernenti l’ammissione ai Centri per il rimpatrio.
Nuove regole per le valutazioni sanitarie nei Cpr
A breve ci sarà un risultato che dovrà reggere alla prova dei fatti e dei tribunali. Perché le vicende di Ravenna e alcune altre decisioni giudiziali ci impongono di considerare tutte le complessità della questione. Non esiste, infatti, solo la direttiva in discussione ma, secondo i più, anche una serie di obblighi di valutazioni che discendono da fonti primarie costituite dalle nostre leggi, dal diritto europeo e dalle convenzioni internazionali che l’Italia ha sottoscritto.
Abolire semplicemente la visita preventiva, quindi, non può né deve abolire il presidio dei problemi di carattere sanitario che devono caratterizzare i luoghi di convivenza: né vogliamo farlo.
Stiamo cercando il modo giusto ed efficace affinché, anche alla luce dell’esperienza, le verifiche sanitarie e la tutela della salute delle persone possano svolgersi con puntualità ed affidabilità ma senza trasformarsi in un pretesto per eludere la legge e per ostacolare l’esecuzione dei rimpatri.
Anche perché, la rassicuro, vogliamo ulteriormente migliorare il sistema dei rimpatri degli stranieri irregolari e pericolosi che, voglio ricordare, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli che ci vengono frapposti, abbiamo già portato a numeri che non si sono mai registrati in precedenza.
Con sincera stima.
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