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Meloni: «Si approvi subito il ddl. Chi ci criticava ora dia una mano»
Giorgia Meloni (Ansa)
Opposizioni sul piede di guerra: «Limitati i nostri poteri di ispezione nei Cpr».

È scontro sul ddl immigrazione voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e approvato dal Consiglio dei ministri. Giorgia Meloni ha rivendicato l’ok al provvedimento, esortando al contempo il Parlamento a dare semaforo verde.

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Nel decreto sicurezza «viene introdotta la previsione del fermo di prevenzione. Preciso che l’interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall’inizio».

Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Il fermo di prevenzione «Non è una misura liberticida, in molti ordinamenti è presente, e c’è il rapporto con l’autorità giudiziaria, a cui viene comunicato che la persona è accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta fino a due ore. Se poi dovesse ravvisare che non ci sono le condizioni può disporre la liberazione: è stato sempre così nella nostra formulazione, conosciamo i limiti fissati dalla Costituzione sulla limitazione della libertà personale».

La solita sinistra torna compatta solo per nascondere le violenze di «Aska»
Matteo Piantedosi (Ansa)
M5s, Avs, Iv e Pd ignorano l’invito all’unità e votano contro Matteo Piantedosi che vuole indebolire i gruppi organizzati di facinorosi.

Passa con 88 voti favorevoli la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardanti i disordini di Torino. Parere contrario di M5s, Avs Iv e Pd.

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Piantedosi: «È guerra allo Stato». Niente risoluzione con l’opposizione
Matteo Piantedosi (Ansa)
Il ministro dell’Interno ha riferito alla Camera: «Chi sfila con questi delinquenti offre loro l’impunità». Oggi l’informativa al Senato. Ignazio La Russa: «Deluso dai gruppi parlamentari». Maurizio Landini: «Attacco alla libertà».

«Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».

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Allarme sicurezza: scintille tra Lega e Fdi
Massimiliano Romeo e Lucio Malan (Ansa)
Nel Carroccio Romeo pungola la maggioranza («La protezione è una priorità: serve l’esercito, ma c’è chi cambia idea»). Malan però invita a «non intestarsi alcuni provvedimenti». Fi si schiera con Fratelli d’Italia. Pressing su un nuovo decreto da approvare.

Un’ammissione («Sul fronte della sicurezza abbiamo lavorato moltissimo, ma i risultati non sono soddisfacenti») e una promessa («Questo sarà l’anno della svolta») di Giorgia Meloni s’infrangono sugli scogli della cronaca. L’onda d’urto si ripercuote sulla maggioranza: ieri c’è stata una polemica tra Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e il suo omologo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. L’oggetto del contendere sono le «strade sicure», con la presenza dei militari di pattuglia che già ha diviso Matteo Salvini e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Ma è solo un antipasto, in vista di un ulteriore decreto Sicurezza orientato a colpire prima di tutto le cosiddette baby gang e la violenza di strada.

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