Undici anni fa, nel 2015, la fornitura mondiale di petrolio e di altri combustibili è stata di 96,7 milioni di barili al giorno: il 61% di questo numero, che equivale quasi a 60 milioni di barili, è transitato via mare su navi e secondo i dati Unctad (Conferenza delle Nazioni unite per il commercio e lo sviluppo), la quota delle petroliere sul tonnellaggio mondiale è scesa dal 50% del 1980 al 28% del 2016. Ciò nondimeno, la dipendenza energetica dai passaggi marittimi rimane assoluta.
Sbaglia chi pensa che il destino dei popoli si scelga solo nei gabinetti di potere o nelle cancellerie degli Stati. Neanche i campi di battaglia vantano il primato di poter pesare in modo così decisivo sulla bilancia della geopolitica quanto l’importanza che assumono i mari. Ma la geografia marittima, al pari della terraferma, ha le sue strade, le sue rotte e i suoi caselli. Oltre l’80% delle merci globali viaggia oggi su questa immensa infrastruttura blu; un sistema tanto vasto, quanto fragile, che poggia il suo intero equilibrio sui chokepoint. Si tratta di punti di strozzatura - o colli di bottiglia. Sono canali e stretti dove lo spazio si contrae fino a poche centinaia di metri, trasformando la fluidità del commercio globale in un potenziale incubo logistico.
La merce più importante in circolazione sul mare è, inutile dirlo, il petrolio, il cui flusso attraverso tali snodi marittimi tanto importanti a livello globale è consultabile sul sito della Us Energy information administration (l’Eia). L’ente ha individuato sette punti fondamentali: sono essi lo Stretto di Hormuz, oggi più che mai infaustamente attuale, che separa la Penisola Arabica dall’Iran e il Golfo Persico dall’Oceano Indiano; lo Stretto di Malacca (che collega gli Oceani Indiano e Pacifico); il Canale di Suez, che mette in comunicazione Mar Rosso e Mar Mediterraneo; lo Stretto di Bab el-Mandem, che al pari di Hormuz, tiene distanti la Penisola Arabica dal continente africano; il sistema del Bosforo e dei Dardanelli, tra Europa e Asia; il Canale di Panama, anello di congiunzione tra Atlantico e Pacifico; e infine gli Stretti danesi, ossia i tre canali marittimi principali - Piccolo Belt, Grande Belt e Øresund - che collegano il Mar Baltico al Mare del Nord attraverso il Kattegat e lo Skagerrak. Situati in Danimarca, separano la penisola dello Jutland dalle isole danesi e dalla Svezia.
Vi è poi un ultimo tratto di mare, né stretto né canale, che tuttavia resta un passaggio imprescindibile delle rotte su mare, ed è il Capo di Buona Speranza, estremità meridionale della penisola del Capo, in Sudafrica che consente alle navi di poter doppiare il continente.
La logistica del greggio non è però un flusso indistinto: si tratta piuttosto di una complessa gerarchia regolata dal sistema Afra, acronimo che sta per Average freight rate assessment, una valutazione media dei noli marittimi, spesso utilizzata come benchmark nel settore petrolifero per i contratti di spedizione a lungo termine. Dalle piccole navi General Purpos, capaci di stivare tra i 70.000 e i 190.000 barili, alle Medium Range e alle onnipresenti Afra Max (tra 80.000 e 120.000 tonnellate di portata lorda), ogni classe di naviglio deve fare i conti con i limiti fisici degli stretti. Le navi Long Range (LR), fondamentali per i carichi di prodotti raffinati, sono i giganti che misurano la tenuta di questi passaggi obbligati.

Lo Stretto di Hormuz rimane il grimaldello della geopolitica energetica. Nel 2016, ha registrato il transito record di 18,5 milioni di barili al giorno, pari a quasi un terzo di tutto il greggio trasportato via mare. La sua importanza è vitale per l’Asia: in condizioni normali, ossia non quelle delle settimane in cui stiamo vivendo, l’80% del greggio che attraversa questo braccio di mare tra Iran e Oman è diretto verso mercati affamati come Cina, Giappone, India e Corea del Sud. Non solo: fino a prima della guerra, il Qatar vi faceva transitare 3,7 trilioni di metri cubi di gas naturale liquefatto, coprendo oltre il 30% del commercio globale di settore.
Il problema di Hormuz, lo si è ben visto, è l’assenza di reali alternative. Le opzioni per aggirarlo sono assai limitate: solo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti disponevano di oleodotti operativi, pure con una capacità residua inutilizzata di circa 3,9 milioni di barili al giorno nel 2016. Altre infrastrutture, come l’oleodotto iracheno verso il porto saudita di Mu’ajjiz o la storica Tapine, il Trans-Arabian Pipeline che va da Qaisumah in Arabia Saudita a Sidon in Libano che insieme all’oleodotto strategico tra Iraq e Turchia verso il Libano, giacciono inattive, vittime instabilità ben più remote della contingente.
Spostandosi a Oriente, lo Stretto di Malacca si conferma il secondo snodo mondiale. Con 16 milioni di barili al giorno nel 2016, rappresenta la via più breve tra il Medio Oriente e i mercati asiatici. Per Pechino, Malacca è una questione di sopravvivenza: il 15-20% del traffico mondiale si concentra in soli 30 chilometri di larghezza.
Ma l’instabilità cronica del Vicino e Medio Oriente non ha smesso di riscrivere nemmeno le statistiche del Canale di Suez e dello Stretto di Bab el-Mandeb. Quest’ultimo, noto storicamente come «la Porta delle Lacrime», è il passaggio obbligato tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso. Se nel 2016 vi transitavano 4,8 milioni di barili al giorno, nei tempi più recenti è stato l’epicentro di una crisi senza precedenti. Tra il novembre 2023 e il gennaio 2025, gli insorti Houthi hanno condotto centinaia di attacchi con missili e droni contro il naviglio mercantile. E, a scaso di equivoci, le conseguenze sono state disastrose: il traffico attraverso Suez, che fino al 2023 gestiva il 12% del commercio mondiale, è crollato del 50% nel corso del 2024. Le navi sono state costrette a doppiare il Capo di Buona Speranza, allungando la rotta di circa 2.700 miglia (e dieci giorni di navigazione) tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Anche il transito di Gnl attraverso Suez è sceso drasticamente, passando dal 18% del 2011 a una quota che già nel 2016 si era attestata al 9% a causa della concorrenza americana e della mutata domanda europea.
Vi sono poi gli ultimi sistemi. Lo Stretto del Bosforo e quello di Dardanelli in Turchia rappresentano ancora un’importante strettoia per il transito di liquidi petroliferi dalla regione del Mar Caspio. Mentre il Canale di Panama non è una rotta significativa per il commercio petrolifero degli Stati Uniti. L’espansione del canale, recentemente completata, non dovrebbe modificare in modo significativo i flussi di petrolio e di prodotti petroliferi, ad eccezione delle esportazioni di propano dagli Stati Uniti.
Domanda: che cos’è l’editoria? Chi è un editore? Probabilmente, per molti, il primo pensiero rimonta al mercato librario e alle varie case editrici: Mondadori, Einaudi, Feltrinelli e così via. Poi si pensa alla «linea editoriale» del giornale che ogni mattina noi tutti acquistiamo in edicola o leggiamo online.
Per accorgersi, infine, che il panorama si fa via via più vasto ogni volta che si pensa a qualcosa di nuovo: la radio che ascoltiamo in macchina quando andiamo al lavoro, la televisione, i siti, le riviste, i dischi. Una caratteristica importante che accomuna gran parte di questo mondo è il legame con la sfera dell’informazione; ma non è l’unico aspetto.
Lo scenario dell’informazione e della cultura in Italia si sta rimodellando, sempre seguendo le dinamiche del mercato. Tra il 2024 e l’inizio di quest’anno, il sistema mediatico nazionale ha definitivamente abbandonato il vecchio modello, quello del capitalismo familiare di prestigio per abbracciare una logica di consolidamento finanziario, efficienza industriale e integrazione multimediale.
E l’effetto di tutto questo è duplice: istituzioni culturali che si pensavano incrollabili si sentono mancare la terra sotto ai piedi mentre dall’altra parte emergono poli integrati dove televisione, radio, quotidiani e piattaforme digitali si fondono in un’unica strategia di estrazione del valore.
Il segnale plastico di questa crisi è la liquidazione di Hoepli, storico editore milanese sin dal 1870. L’assemblea dei soci del 10 marzo scorso ha sancito la fine della società, schiacciata da una pressione fiscale record (51,4% nel quarto trimestre 2025) e da insanabili conflitti ereditari. Mentre la sede storica di via Hoepli verrà liberata entro giugno 2026 per essere ceduta a un fondo statunitense per decine di milioni di euro, i giganti si muovono per spartirsi le spoglie: il gruppo Mondadori ha già presentato un’offerta per rilevare il prezioso ramo dell’editoria scolastica.
Parallelamente, si è consumato il disimpegno di Exor (famiglia Agnelli-Elkann) dai quotidiani. Il 23 marzo 2026, il gruppo Gedi è passato ufficialmente sotto il controllo di Antenna Group (K Group), colosso greco supportato dal fondo sovrano saudita Pif. In questa operazione, La Repubblica e le radio (Deejay, Capital, m2o) diventano strumenti di una strategia globale di produzione di contenuti per lo streaming. Tuttavia, lo spacchettamento ha risparmiato La Stampa: il quotidiano torinese è stato ceduto al gruppo Sae di Alberto Leonardis, che punta a creare un polo dell’editoria territoriale da 175 milioni di euro di fatturato.
I colossi della radiotelevisione
- Mfe-MediaForEurope (Mediaset): Sotto la guida di Pier Silvio Berlusconi, il gruppo ha chiuso il 2025 con un utile superiore a 300 milioni di euro e una cassa da 500 milioni. In termini di ascolti, Mediaset ha raggiunto il 37,5% di share nelle 24 ore, superando la Rai. Fondamentale il ruolo di RadioMediaset (105, Virgin, R101, Monte Carlo, Subasio), che si conferma il primo gruppo radiofonico nazionale.
- Rai: Il servizio pubblico, pur mantenendo una leadership nei volumi di contenuti, deve gestire un indebitamento finanziario netto di 197,4 milioni di euro (al giugno 2025). RAI Radio 1 resta comunque la testata d’informazione radiofonica di riferimento con oltre 3,1 milioni di ascoltatori.
- Il gruppo Rtl 102.5 si conferma il leader assoluto del mercato radiofonico italiano, posizionandosi come la radio più ascoltata d’Italia nel 2025 con 6,6 milioni di ascoltatori nel giorno medio. L’intero gruppo, guidato dal presidente Lorenzo Suraci, comprende anche Radio Zeta e Radiofreccia, raggiungendo una platea complessiva che sfiora i 9,5 milioni di italiani ogni giorno. La società principale, Rtl 102,5 S.r.l., ha chiuso il 2024 con un fatturato di circa 34,5 milioni di euro e un utile netto negativo per 3,6 milioni.
La carta stampata
- Il Polo Angelucci: attraverso Tosinvest, la famiglia Angelucci ha consolidato il controllo su Il Giornale (salendo al 65%), integrandolo in un perimetro che già comprende Libero e Il Tempo. Recentemente, nell’operazione è entrato con il 30% anche Leonardo Maria Del Vecchio.
- Caltagirone Editore: il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone continua a mostrare una solidità finanziaria invidiabile. Nel primo semestre 2025 ha registrato un utile di 13,4 milioni di euro, grazie a testate come Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino.
- Il Sole 24 Ore: gruppo editoriale di Confindustria è tornato all’utile (4 milioni nel 2025) puntando massicciamente su agenzia stampa (Radiocor, +9,3%), software e sull’asset strategico Radio 24, che vanta 2,6 milioni di ascoltatori e quasi 97 milioni di podcast scaricati all’anno.
- Class Editori: il polo di Paolo Panerai, focalizzato su finanza e lifestyle (Class Cnbc, Milano Finanza), ha mostrato una crescita dei ricavi dei primi nove mesi del 2024 a 56,5 milioni di euro .
L’impero multimediale della Chiesa
Un capitolo a parte merita il sistema informativo cattolico, che gode di una stabilità economica derivante da modelli alternativi.
- TV2000 e Radio InBlu: Sostenute dalla Cei, fanno parte di un investimento complessivo (8x1000) che nel 2025 ha superato il miliardo di euro.
- Radio Maria: Un caso unico al mondo, con 22,6 milioni di euro raccolti nel 2024 quasi esclusivamente tramite donazioni private e una rete di 1.300 volontari.
- Vatican News e Osservatore Romano: Sotto il Dicastero per la Comunicazione, il quotidiano pontificio si affida per la pubblicità alla concessionaria del Sole 24 Ore.
- Aumentano i Frecciarossa in servizio e le corse notturne per Puglia e Calabria. I Regionali raggiungono 1.700 località italiane e oltre lo Stretto di Messina c'è il convoglio turistico Sicilia Express.
- Dal 2 aprile al 17 maggio esposte vetture storiche, auto d'epoca e icone del design italiano al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.
Lo speciale contiene due articoli
Circa 28 milioni di persone hanno scelto il treno per viaggiare durante i ponti primaverili che includono le festività di Pasqua, del 25 aprile e del 1° maggio. E il gruppo Fs, tramite le società controllate Trenitalia, Fs Treni Turistici Italiani e Busitalia, ha messo in campo un’offerta potenziata.
Per rispondere alle esigenze di mobilità, sono stati attivati in alcune giornate sette Frecciarossa in più tra Milano, Roma e Napoli, con l’impiego di treni in doppia composizione per raddoppiare i posti disponibili. In aggiunta, tornano i Frecciarossa notturni, disponibili in alcuni giorni fra Milano e la Calabria e fra Milano e la Puglia. Sulla costa Adriatica, lAlta velocità prevede due collegamenti aggiuntivi tra Milano e Pescara in giornate dedicate, e sei treni supplementari che fermeranno a Riccione nei giorni di maggior flusso, raggiungendo un totale di dieci collegamenti al giorno con la località. Grazie ai collegamenti di autobus dedicati Freccialink, si possono raggiungere mete come Pompei, Matera, Assisi, Perugia e destinazioni alpine come Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio.
Intercity e collegamenti internazionali in aumento
Fino al 2 giugno, il gruppo Fs renderà disponibili circa 240.000 posti aggiuntivi sui treni Intercity e Intercity Notte. Gli Intercity servono le principali tratte lungo le dorsali tirrenica e adriatica, mentre gli Intercity Notte collegano Nord, Centro, Sud e Sicilia con partenze serali e arrivi al mattino. Forte anche la richiesta per l’opzione Eurocity da e per la Svizzera, che incrementa i collegamenti tra Milano e Zurigo e Basilea. Sono attivi servizi lungo gli assi del Gottardo e del Sempione, verso Zurigo, Basilea, Ginevra e Berna. L’offerta internazionale è completata dagli Euronight, che collegano Roma, Firenze e Bologna con Austria e Germania, arrivando a Vienna, Salisburgo e Monaco di Baviera.
Potenziamento del Regionale e Sicilia Express
Il Regionale raggiunge 1.700 località italiane, proponendosi come soluzione ideale per visitare città d’arte, borghi e località di mare e montagna. Per Lunedì dell'Angelo, sono previsti 12 treni straordinari tra Pescara, Giulianova e Teramo per l’evento Arrostiland. L’offerta è stata rafforzata verso le località balneari della Riviera ligure, la costa ionica siciliana e il Veneto. In Emilia-Romagna, Trenitalia Tper aggiunge 117 corse e oltre 70.000 posti, in particolare verso la Riviera romagnola. Inoltre, per il ponte pasquale, Fs Treni Turistici Italiani ripropone il Sicilia Express, un collegamento tra Piemonte e Sicilia destinato ai residenti siciliani al Nord, con corse attive il 7 aprile. Anche Busitalia rafforza la propria offerta con collegamenti verso aeroporti, città d’arte e mete naturalistiche. Sono potenziati gli Airlink verso gli aeroporti di Bergamo Orio al Serio e Venezia Marco Polo, e l’Assisi Link per agevolare il raggiungimento del centro storico. Le prenotazioni vedono in testa le città del Sud: Bari, Foggia, Lecce e Brindisi in Puglia; Lamezia Terme e Villa San Giovanni in Calabria, e Salerno in Campania. Tra le mete marittime, prevalgono Termoli e San Benedetto del Tronto sull’Adriatico, e La Spezia sul Tirreno.
La storia della mobilità italiana in mostra a Napoli
Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa presenta Vintage Vibes: Passioni su Ruote, mostra promossa dalla Fondazione Fs Italiane e aperta al pubblico dal 2 aprile al 17 maggio. L’esposizione propone un percorso immersivo dedicato all’evoluzione della mobilità italiana: un dialogo inedito tra treni storici, automobili d’epoca e icone del design del Novecento.
La mostra include prestigiosi esemplari provenienti dalla Collezione Lopresto - tra le più autorevoli raccolte italiane di automobili d’epoca - tra cui l’Alfa Romeo 1900L del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e la Fiat 1500 appartenuta ad Anna Magnani, simboli dell’eleganza e delle trasformazioni sociali del Dopoguerra.
Un approfondimento di particolare rilievo è dedicato al contributo di Pininfarina, protagonista nel definire l’estetica dell’automobile italiana e nel trasferire il proprio linguaggio progettuale innovativo anche al mondo ferroviario. Pur non essendo un produttore di treni o motori, Pininfarina ha lasciato un’impronta determinante sul design di molti convogli delle Ferrovie dello Stato.
La mostra presenta anche la Lancia Florida Pininfarina, esemplare unico e pietra miliare del design italiano, vincitrice del Concorso di Eleganza di Cortina nel 1955. Un ulteriore elemento di forte impatto emotivo è costituito dalla presenza della Vespa appartenuta ad un celebre fuoriclasse del calcio mondiale, simbolo del legame popolare tra mobilità, sport e identità italiana. Di particolare interesse anche modellini, giocattoli d’epoca, trenini, manifesti e fotografie originali che raccontano l’immaginario visivo del viaggio nel Novecento.
Vintage Vibes valorizza il ruolo di Fondazione FS Italiane, custode della memoria ferroviaria nazionale e dell’identità stessa della mobilità italiana, insieme al grande patrimonio storico e culturale custodito nei padiglioni del Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa.
Il programma completo della mostra è disponibile su fondazionefs.it, sulla pagina Facebook della Fondazione Fs, chiamando lo 081.472003 o scrivendo a museopietrarsa@fondazionefs.it.










