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Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni al monumento in memoria delle vittime del sisma ad Amatrice (Ansa)

Giorgia Meloni atterra in elicottero alle 16,30 ed è accolta dai cittadini di Amatrice con applausi e urla di incoraggiamento. Alcune centinaia di persone si riuniscono al parco Don Minozzi. Nessun fischio, ma anzi, il premier viene acclamato dai presenti e qualcuno grida «forza Giorgia», «Non mollare». Poi incontra i familiari delle 299 vittime che le regalano una t-shirt bianca con scritto «Meloni numero 1», riempita di firme.

Cala il silenzio quando il premier si ferma in raccoglimento per la deposizione della corona di alloro al monumento alle vittime. Al termine scatta un altro lungo applauso.

Un fuoriprogramma: davanti al memoriale un cittadino che ha perso parte della famiglia prova ad avvicinarsi al premier, ma viene bloccato dal sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi. Finita la cerimonia, Meloni si avvicina all’uomo per scambiare due parole con lui. «Sono riuscito a parlarle e mi ha abbracciato. È stata l’emozione più bella della mia vita», dichiara alla fine.

Zuppi: «Amatrice non c’è più e non c’è ancora»

Al centro sportivo di Amatrice, si tiene una messa officiata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. La premier, in prima fila, pensa alle 14.211 famiglie che necessitano ancora, dopo 10 anni, di assistenza abitativa. La strategia da lei indicata mira a garantire la possibilità agli abitanti dell’area di poter rimanere e rientrare nelle loro case.

Oggi il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa. Si sta ricostruendo la vita di un’intera comunità, travolta da 142 secondi di distruzione che hanno cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori e la vita di tutti.

Ma serve accelerare. «Sono stati dieci anni duri. Il processo non è compiuto, consapevoli del molto che è stato fatto, siamo ancora sospesi: Amatrice non c’è più e non c’è ancora, ma pezzo per pezzo riappare, in uno sforzo che ha delle proporzioni gigantesche.

Quando si rimane distanti gli uni dagli altri o quando non c’è ancora la piazza del paese è difficile, ma siamo sicuri che tornerà a essere piena di persone. Dipende anche da ognuno di noi. Non interessano le polemiche, ma l’impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno. C’è molto da fare ma il peggio è alle spalle», l’omelia di Zuppi.

La ricostruzione del cratere sismico dopo dieci anni

«L’emozione per l’incontro è grande, ma è più grande l’impegno perché noi vogliamo soprattutto dare risposte, continuare a dare risposte», afferma Meloni lasciando Amatrice al termine della messa, salutata dalla gente con tanti «grazie Giorgia».

Poco dopo la sua partenza appare sui suoi social un video: «Grazie per l’accoglienza, per il calore e soprattutto per la straordinaria determinazione con cui state ricostruendo il vostro futuro. Siamo con voi. Con rispetto, gratitudine e impegno. Oggi e ogni giorno», scrive Meloni.

In mattinata aveva affidato, sempre ai social, una lunga riflessione: «In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente.

Il governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo.

I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata».

In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 24 agosto 2016.

«Altrettanto incessante», prosegue Meloni, «l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali.

Meloni: «Molto è stato fatto, ma resta da fare»

Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale».

Cortellesi: «Serve un salto di qualità nella ricostruzione»

Il sindaco Cortellesi ricorda che il decimo anniversario «non è una ricorrenza qualunque. Ma un momento importante di riflessione e di bilanci su ciò che è stato fatto e ciò che deve essere ancora fatto».

Il primo cittadino chiede «un salto di qualità alla ricostruzione, che come ho sempre detto, non è soltanto fisica, strutturale, logistica, ma anche economica, sociale, culturale, finalizzata a quel ripopolamento delle aree appenniniche che sia il governo centrale, sia la Regione Lazio, hanno messo al centro delle loro politiche».

Presente ad Amatrice anche il presidente della regione Abruzzo, Marco Marsilio: «Siamo qui per testimoniare la vicinanza al popolo e per condividere questa tragedia. Siamo qui per rappresentare e testimoniare anche l’impegno a fare in modo che tutta quella sofferenza possa trovare una fine e si possa procedere sulla strada della ricostruzione, con l’accelerazione che ha già ricordato il sindaco. Possiamo testimoniare con i numeri che ci dà oggi la speranza di vedere la luce in fondo al tunnel».

Assente l’ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi: «Da quando non ho più un ruolo istituzionale preferisco vivere il mio lutto in maniera privata».

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