Pompa di benzina e diesel in una stazione di servizio
I prezzi di benzina e gasolio continuano a salire, con il diesel che ha superato in autostrada il precedente record del 2022 (Ansa)

Il governo ha scelto di guadagnare tempo. Sul caro carburanti lo sconto di 17 centesimi sul gasolio resterà in vigore per altre 48 ore, fino al 26 agosto, ma per il momento non c’è una soluzione oltre quella data. La decisione arriva mentre il prezzo del diesel continua a salire e in autostrada ha già superato il precedente record raggiunto nel 2022.

Il problema, quindi, non è più soltanto quello di prorogare uno sconto alla pompa. È trovare le risorse per continuare a sostenere gli automobilisti senza trasformare ogni nuovo intervento in un provvedimento emergenziale. Ed è proprio su questo terreno che si sta spostando lo scontro politico, con la proposta di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere che rischia di diventare uno dei principali fronti della prossima fase.

La proroga è stata decisa con un decreto firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento utilizza il meccanismo delle accise mobili, che consente di destinare una parte delle maggiori entrate Iva derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio alla riduzione dell’accisa sul gasolio.

Per i due giorni aggiuntivi sono stati individuati 20,8 milioni di euro di maggior gettito Iva relativo al periodo dal primo al 31 luglio. Una copertura sufficiente per prolungare lo sconto fino al 26 agosto, ma non per dare una risposta di lungo periodo.

Il governo non ha ancora deciso cosa succederà dal 27 agosto

Il ministro Pichetto, da Rimini, ha confermato che per ora non è stato convocato un Consiglio dei ministri specifico sulle accise. «Stiamo valutando la questione», ha spiegato, sottolineando che sono al lavoro diversi uffici e che la situazione viene valutata anche alla luce dell’evoluzione della crisi internazionale e della possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il messaggio politico è quindi prudente: prima di decidere una nuova proroga occorre capire quali risorse siano effettivamente disponibili e quale sarà l’andamento dei prezzi energetici.

Il problema è che il tempo stringe. Se non arriverà un altro intervento, dal 27 agosto il taglio di 17 centesimi sul gasolio verrà meno. E con i prezzi attuali l’effetto sarebbe immediatamente visibile sul conto degli automobilisti.

Il diesel ha già superato il record del 2022

I numeri spiegano perché la questione sia diventata politicamente difficile da rinviare.

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il 24 agosto il gasolio in modalità self costa in media 2,131 euro al litro sulla rete stradale nazionale. In autostrada la media arriva a 2,204 euro.

È proprio questo secondo dato ad aver superato il precedente picco registrato nel marzo 2022, quando il diesel aveva raggiunto una media di 2,154 euro al litro.

E il rischio è che la situazione peggiori ulteriormente se il taglio delle accise non verrà rinnovato. Il Codacons stima che dal 27 agosto il gasolio potrebbe superare i 2,30 euro al litro sulla rete ordinaria e arrivare a circa 2,37 euro in autostrada.

Non sono cifre irrilevanti per i bilanci familiari. Secondo Facile.it, ad agosto gli italiani potrebbero spendere oltre un miliardo di euro in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno per fare rifornimento, a parità di consumi.

Con i prezzi rilevati il 24 agosto, un pieno da 50 litri costa circa 101 euro per la benzina e 107 euro per il diesel. Se il taglio sul gasolio venisse cancellato, il pieno arriverebbe a circa 115 euro.

Per un viaggio di 2.000 chilometri, prendendo come esempio il tragitto Milano-Lecce andata e ritorno, la spesa stimata sarebbe di quasi 265 euro per una vettura a benzina e di circa 234 euro per una diesel. Senza lo sconto, quest’ultima cifra salirebbe a circa 253 euro.

L’altra partita si gioca sugli extraprofitti

È in questo contesto che assume peso la proposta avanzata dall’Italia insieme a Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. I sei Paesi hanno chiesto alla Commissione europea di aprire un confronto sulla tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

La logica è semplice: se la crisi energetica produce margini eccezionali per alcune società, una parte di quelle risorse potrebbe essere recuperata dallo Stato e destinata a finanziare interventi per famiglie e imprese.

Ma qui si apre anche un fronte politico interno. Il governo italiano ha sottoscritto la richiesta di discutere una tassa sugli extraprofitti a livello europeo, mentre l’opposizione chiede di introdurla immediatamente in Italia.

Elly Schlein ha infatti accusato l’esecutivo di limitarsi a misure temporanee e ha chiesto di «tassare subito gli extraprofitti delle società energetiche». Per la segretaria del Pd, non avrebbe senso aspettare che il meccanismo venga definito a Bruxelles: il governo dovrebbe intervenire già a livello nazionale per finanziare nuove misure a sostegno di famiglie e imprese.

Una posizione condivisa, con sfumature diverse, anche da Avs e Italia Viva. Angelo Bonelli ha rilanciato la richiesta di interventi strutturali contro il caro energia, mentre Raffaella Paita ha definito la proroga di sole 48 ore una «presa in giro».

Ma una tassa sugli extraprofitti non abbassa automaticamente il prezzo alla pompa

È questo il punto che rende la discussione meno semplice di quanto possa apparire.

Tassare gli utili aggiuntivi delle compagnie può creare risorse per compensare famiglie e imprese, ma non interviene direttamente sul prezzo internazionale del petrolio né elimina le tensioni geopolitiche che stanno alimentando il mercato energetico.

Da FederPetroli arriva infatti una bocciatura netta. Il presidente Michele Marsiglia, intervistato da AdnKronos, considera la proposta una misura soprattutto «mediatica», sostenendo che una tassa sugli extraprofitti non produrrebbe effetti immediati sul prezzo dei carburanti.

Il governo insiste invece sulla natura internazionale dello shock. Antonio Tajani ha ricordato che l’aumento di benzina, gasolio e fertilizzanti non dipende dalle decisioni dell’esecutivo italiano, ma dalla situazione internazionale. Per il vicepremier, la soluzione strutturale passa soprattutto dalla fine della crisi mediorientale, mentre gli interventi sulle accise rappresentano necessariamente un rimedio temporaneo.

Il conto della crisi è sempre più pesante

La dimensione del problema emerge anche dalle stime della Cna. Tra il primo marzo e il 31 agosto, secondo l’associazione, la crisi legata alla guerra in Iran potrebbe costare all’Italia circa 11,6 miliardi di euro in maggiori esborsi per carburanti, energia elettrica e gas rispetto alla situazione precedente alla crisi.

Di questi, circa 5,8 miliardi sarebbero legati alla maggiore spesa per benzina e gasolio.

Il caro carburanti, dunque, non è soltanto una questione fiscale. Il governo può ridurre temporaneamente le accise, ma deve contemporaneamente fare i conti con un mercato internazionale sul quale l’Italia ha un’influenza limitata. E può cercare nuove entrate attraverso gli extraprofitti, ma una misura di questo tipo richiede tempi e regole che difficilmente coincidono con quelli dell’emergenza alla pompa.

Per ora, quindi, Palazzo Chigi ha scelto la soluzione più immediata: altri due giorni di sconto sul diesel e nessuna decisione definitiva sul dopo. Dal 27 agosto torneranno però sul tavolo sia il prezzo del carburante sia la domanda politica più scomoda: se i rincari continueranno, dove trovare le risorse per compensarli e quanto del conto dovrà essere pagato dalle compagnie energetiche?

La risposta potrebbe diventare uno dei primi banchi di prova dell’autunno economico del governo.

Da non perdere

Debiti da paura, interessi sempre più alti
I nostri soldi

Debiti da paura, interessi sempre più alti

L’escalation bellica in Medio Oriente soffia sull’inflazione e i mille miliardi di investimenti a prestito nell’Intelligenza artificiale fanno dubitare sugli effettivi ritorni. Risultato: i costi dei titoli pubblici volano in Occidente e la Manovra perde miliardi per strada.