Prezzi benzina e diesel in un distributore di carburante
I prezzi di benzina e diesel esposti in un distributore di carburante (Ansa)

La benzina e il gasolio in Italia veleggiano ancora sopra quota 2 euro al litro, mentre la crisi di Hormuz continua a tenere alta la tensione sul mercato petrolifero e non solo. Dopo sei mesi di ostilità, non sempre guerreggiate, lo stallo continua tra minacce reciproche e rivendicazioni.

A Fujairah, il deposito degli Emirati che serve ad aggirare lo Stretto, le scorte di benzina e nafta sono scese del 23% in una settimana, a 931.000 barili, minimo storico, mentre il gasolio è calato dell’1,7%. In Russia i bombardamenti ucraini hanno messo fuori uso pezzi di raffineria, le spedizioni di prodotti dai porti russi a luglio sono crollate del 67% e Mosca ha prorogato fino a fine anno il divieto di esportare benzina e diesel.

Una buona notizia c’è, cioè Saudi Aramco ha comunicato ieri ad almeno tre raffinerie europee che a settembre riceveranno tutto il greggio pattuito dai contratti, caricandolo a Sidi Kerir in Egitto, a Yanbu sul Mar Rosso o con un trasbordo al largo di Malta. Questo riguarda però il petrolio da lavorare, mentre a mancare è il carburante pronto.

I carburanti ci sono, ma il mercato è sotto pressione

Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, sentito da La Verità, ha affermato: «Oggi non c’è problema di prodotto, perché l’Italia ha diversificato l’approvvigionamento e non c’è scarsità. C’è al momento una componente stagionale, perché d’estate salgono i consumi per la mobilità».

Il punto, quindi, non è sui volumi, ma sui prezzi, secondo Marsiglia: «L’Italia, e l’Europa, importano carburante già raffinato, perché molte raffinerie sono state chiuse o riconvertite alla bioraffinazione. Gran parte dell’import transitava per lo Stretto di Hormuz, ma ormai da mesi dal Golfo Persico non arriva nulla. La conseguenza è che sono state redistribuite le quote di mercato tra i clienti, cosa che scatena una guerra dei prezzi». In pratica, per assicurarsi il carburante, c’è chi è disposto a pagare più degli altri, e questo innesca la spirale a salire dei prezzi.

Cosa può fare il governo? «Interventi spot sulle accise servono a poco, la progressione dei prezzi ha una dinamica molto più aggressiva. L’Italia avrebbe bisogno di una nuova strategia energetica nazionale che punti all’indipendenza energetica, altrimenti saremo sempre dipendenti da fatti esterni contingenti».

Anche se dunque i carburanti ci sono, i prezzi sono destinati a salire. Ma è un destino ineluttabile? Abbiamo provato a fare tre scenari, considerando che dieci dollari al barile sulle quotazioni internazionali di benzina e gasolio valgono circa sette centesimi al litro alla pompa, Iva compresa.

Parliamo di prezzi al self-service su strada. Il primo scenario è che si vada avanti così, con lo Stretto chiuso a intermittenza. Con le scorte al minimo non c’è più il cuscinetto che assorbe gli imprevisti, in autunno le raffinerie vanno in manutenzione e riparte il riscaldamento, quindi la direzione più probabile dei prezzi è verso l’alto, con la benzina fra 2,00 e 2,10 euro al litro e il gasolio fra 2,15 e 2,30 entro novembre.

Il mercato per ora scommette ancora sul contrario, visto che il costo della raffinazione quotato per novembre scende a 87,5 dollari dai 97,9 di settembre. Però da marzo proiezioni simili sono state smentite ogni volta.

Con la tregua benzina a 1,80 euro, con l’escalation fino a 2,50

Il secondo scenario è una tregua vera, con le petroliere che tornano a transitare per lo Stretto di Hormuz. I prezzi potrebbero a quel punto rilassarsi, con la benzina verso 1,80 euro e il gasolio verso 1,85. Il calo però sarebbe lento, perché i listini scendono sempre più adagio di quanto salgano, e parziale finché le raffinerie russe restano fuori gioco.

Il terzo scenario è un peggioramento delle condizioni, cioè una ripresa delle ostilità con attacchi agli impianti che oggi permettono di aggirare lo Stretto. Gli effetti in questo caso si sommano, perché salirebbe il greggio, che tornerebbe oltre i 110 dollari, e salirebbe ancora il costo del carburante raffinato. La benzina supererebbe i 2,25 euro al litro, oltre il record del marzo 2022, e il gasolio arriverebbe intorno a 2,5 euro al litro.

Il confronto sui prezzi dei carburanti dopo trent’anni

Nel frattempo, il Codacons ha diffuso un dato teso a scandalizzare. Secondo l’associazione di consumatori in trent’anni il prezzo della benzina sarebbe raddoppiato, passando da circa 0,93 euro al litro nel 1996 a 1,85 euro nel 2026, mentre quello del diesel sarebbe aumentato addirittura del 176,6 per cento, da 0,73 a 2,02 euro al litro.

Numeri enormi, in apparenza. Il problema è che il confronto viene effettuato tra prezzi nominali di due epoche molto lontane, senza tenere conto dell’inflazione. Nello stesso periodo, infatti, il livello generale dei prezzi è cresciuto di circa l’82%. Riportando quindi i prezzi del 1996 al potere d’acquisto del 2026, la benzina di allora equivaleva a circa 1,69 euro al litro e il diesel a circa 1,33 euro. A quel punto il quadro cambia radicalmente.

L’aumento reale della benzina si riduce a circa il 9-10 %, mentre quello del diesel resta consistente ma scende a circa il 50%. Il rincaro esiste, soprattutto per il gasolio, ma è molto lontano dall’immagine di un costo della benzina raddoppiato e di un diesel quasi triplicato.

Il semplice confronto tra prezzi nominali sovrastima l’aumento effettivo del costo dei carburanti nel corso degli ultimi trent’anni, mentre in questo momento c’è bisogno di chiarezza.

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