L’economista «spinto» da Landini lascia a casa i precari delle pensioni
Riccardo Realfonzo (Ansa)

Chi lo conosce bene lo descrive come una sorta di Varoufakis de noantri. Il riferimento è al «motociclista», accademico ed ex ministro delle Finanze del governo di Atene che ha spopolato per anni a sinistra per gli atteggiamenti anticonformisti e la ferma opposizione alle politiche di austerity imposte dalla Troika.

Un po’ come il buon Yanis, anche Riccardo Realfonzo, economista e prof di riferimento soprattutto della Fiom-Cgil, ha la nomea di essere uno teoricamente preparato, affabulatore e impostazione post-keynesiana, ma poi stringi stringi, vai al pratico e scopri che c’è poca «roba».

Le esperienze al Comune di Napoli

A sostegno di questa tesi si ricordano le esperienze istituzionali dell’ordinario di Economia Politica (Università del Sannio) al Comune di Napoli. La prima nel 2009, come assessore al Bilancio della seconda giunta Rosa Russo Iervolino. Viene chiamato per sostituire Enrico Cardillo, lo storico consulente finanziario del sindaco partenopeo coinvolto nello scandalo Global Service. Realfonzo debutta a gennaio e a dicembre se ne va sbattendo la porta. Doveva rivoluzionare il Comune all’insegna della trasparenza e del rigore, invece lascia in dote solo un libro, «Robin Hood a Palazzo San Giacomo. Le battaglie di un riformatore al Comune di Napoli».

Un volume per raccontarci come il sistema clientelare e le resistenze dem ne abbiano fermato l’azione moralizzatrice.

Il secondo incarico con de Magistris

Capita. Fatto sta che qualche mese dopo il Nostro ci riprova. E si accompagna a un altro sedicente duro e puro della politica campana: Luigi de Magistris. Il ruolo è lo stesso, assessore al bilancio e alle società partecipate. Così come la durata del mandato e il finale della storia. Realfonzo entra in carica a giugno e resiste per poco più di un anno. Le modalità sono simili: accuse al sindaco di non aver sostenuto le sue politiche di risanamento dei conti, di non ascoltare contraltari e di preoccuparsi solo dell’organizzazione degli eventi per farsi bello in città. Stavolta però non ci scappa un libro ma l’annuncio di un’azione civile da parte del primo cittadino: 1 milione di euro per diffamazione. Non benissimo, insomma.

Il rapporto con Fiom, Cgil e Landini

Non è che Realfonzo si deprima. Anzi. Continua la sua attività accademica. Ricerca, analisi, interventi, convegni ecc. Resta un economista molto ascoltato e influente di una certa sinistra massimalista e intanto si fortifica il suo rapporto con la Fiom, la Cgil e quindi Maurizio Landini. Al punto di diventare l’uomo del sindacato rosso nei fondi pensione.

La scalata ai vertici di Cometa

Entra nel cda di Cometa dal 2015 (in rappresentanza della Fiom-Cgil, appunto) e man mano scala posizioni fino a diventarne, siamo nel 2021, presidente. Cometa è il principale fondo pensione italiano: raccoglie i contributi previdenziali dei lavoratori metalmeccanici e li gestisce con l’obiettivo di offrire una pensione integrativa. Per intenderci, le adesione a oggi superano quota 560.000 per un patrimonio intorno ai 16 miliardi. Un bel tesoretto. Nel triennio di presidenza Realfonzo l’attività del fondo si caratterizza per una particolare attenzione ai temi Esg e all’attivismo assembleare, ma deve anche fare i conti con una verifica dell’Agenzia della Entrate per un controllo sul regolare assolvimento degli obblighi fiscali.

Il contenzioso fiscale di Cometa

La verifica si è conclusa con un verbale di constatazione (Pvc) e l’ufficio che chiede il recupero di «3 milioni di euro sulle eventuali minori imposte versate» per l’anno 2020. In buona sostanza, si contesta al fondo di non aver pagato le tasse per le eccedenze («avanzi») tra quello che gli associati hanno versato come quote di adesione e le spese amministrative effettivamente sostenute. La differenza è stata portata a risconto (cioè rinviata agli esercizi successivi) anziché essere considerata un ricavo tassabile nell’anno. Gli accertamenti hanno riguardato anche altri grandi fondi e Cometa, in buona compagnia, ha fatto ricorso.

Va detto poi che una recente (febbraio 2026) risposta dell’Agenzia delle Entrate ad Assofondipensione (l’associazione dei fondi pensione negoziali) ha fatto un po’ di chiarezza sulla disputa, ma la verità è che i particolari dell’accertamento e le sue conseguenze sono ancora riportate nel bilancio 2025 (l’ultimo), sotto la voce «Altre informazioni rilevanti».

Gli altri incarichi nella previdenza complementare

E comunque il rapporto tra Realfonzo e la previdenza complementare non si esaurisce certo con Cometa. Il Nostro è coordinatore del comitato tecnico di Assofondipensione, appunto, membro del cda di Fondapi (lavoratori delle Pmi) e presidente di Perseo Sirio, il fondo dei lavoratori della pubblica amministrazione. Eletto nel 2024, il suo incarico scade nel 2027. Ed anche nella gestione della previdenza della PA non mancano polemiche. I rapporti interni non sono idilliaci e c’è chi si lamenta per una conduzione eccessivamente dirigista dei processi decisionali.

I tre interinali lasciati a casa

Ha suscitato particolare malcontento, secondo quanto risulta alla Verità, l’allontanamento di tre lavoratori interinali (siamo a fine 2025) che erano stati inseriti in organico per assolvere alla essenziale funzione di data entry: immissione dei dati relativi agli aderenti. E visto che i numeri degli aderenti di Perseo sono da anni in crescita, le assunzioni ai più apparivano scontante.

O almeno era questa l’opinione di alti dirigenti del fondo e soprattutto della società di consulenza voluta da Realfonzo che si era espressa (inascoltata) per la conferma degli interinali. Niente. Per il prof, che la Verità ha provato a contattare con scarsi risultati, quelle funzioni andavano esternalizzate alla Previnet, un gruppo che offre servizi in outsourcing ai fondi pensione.

E comunque, secondo l’accademico, c’era la possibilità di ricorrere agli straordinari dei lavoratori già in servizio per chiudere il cerchio. Outsourcing e straordinari, chissà se Landini sarebbe stato d’accordo.

Il ruolo nel teatro San Carlo

Sicuramente il segretario della Cgil non sa del teatro San Carlo a Napoli. Il Nostro viene nominato da Vincenzo De Luca (all’epoca governatore della Campania) prima alla presidenza dell’Oiv (organismo indipendente di valutazione) che deve vigilare sulle performance del personale della Pa e poi, fine 2022, come membro del comitato di indirizzo del salotto buono della città partenopea. Da tempo il governatore lamenta un’anomalia nella gestione del teatro. In buona sostanza, la Regione paga e il Comune decide. De Luca sceglie il professore dell’Università del Sannio perché c’è da battagliare.

Lo scontro sul bilancio e sulla sovrintendenza

E Realfonzo battaglia. Nel 2023, per esempio, vota contro il bilancio di previsione del San Carlo, ma alla fine il bilancio passa. Sfida il sindaco Manfredi (che di diritto presiede il consiglio) sulla nomina di Fulvio Macciardi a sovrintendente. E vince. Tutti si aspettano che con l’arrivo di Fico il prof venga messo da parte. E invece resiste. Confermato dal nuovo governatore M5s, un altro che doveva rivoluzionare il mondo e che invece una volta arrivato al potere ha lasciato ben volentieri che fosse il mondo a cambiarlo.

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