Lunghe file si sono formate di prima mattina ai distributori Eni per approfittare dei costi convenienti per l’entrata in funzione del price cap con cui il gruppo energetico ha fissato un tetto al prezzo dei carburanti: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la benzina. Dopo Eni, anche l’azienda energetica dell’Azerbaigian Socar, presente in Italia attraverso la controlla Italiana Petroli (Ip), ha annunciato di volersi allineare con il «Cane a sei zampe».
Ip controlla una rete di oltre 4.500 punti vendita. L’iniziativa di Ip, secondo quanto viene spiegato, si allargherà ora in base ad una valutazione sulle aree di mercato, con l’obiettivo di salvaguardare la filiera. «Verranno contestualmente studiate le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip e distribuiscono attraverso i propri marchi in tutto il territorio nazionale» ha spiegato il gruppo.
Il risparmio per un pieno da 50 litri è di 8,5 euro. L’iniziativa del price cap potrebbe costare a Eni circa 100 milioni di euro al mese.
Emblematico ieri, il caso di un distributore Eni a Napoli, che in circa 3 ore e mezzo ha erogato più di 2.000 litri di benzina. «È stato un via vai continuo», ha detto il gestore attivo nel settore da circa 40 anni, che ha esposto sulle colonnine degli erogatori della benzina i cartelli con la scritta «esaurito».
I piccoli operatori chiedono sostegni
Anche in alcune «pompe bianche», cioè i piccoli operatori indipendenti, si sta usando il tetto ai prezzi attivato da Eni e Ip. In particolare i prezzi iri erano visibili sulle pompe di Petrolitalia, piccolissimo operatore attivo soprattutto nel Centro Italia. Secondo Sebastiano Gallitelli, segretario generale Assopetroli-Assoenergia, è una delle possibili reazioni dei piccoli operatori che così provano a «resistere» nei primi giorni di price cap. «Pur di mantenere la propria quota di mercato gli operatori indipendenti si vedranno costretti ad adeguare i prezzi. Ma su ogni litro che si vende a un prezzo del genere, visto che non comprano a prezzo calmierato, ci rimetteranno dei soldi, non riusciranno a coprire i costi. Sicuramente nella prima fase ci saranno operatori che resistono», anche perché l’alternativa è non vendere affatto o vendere poco per un periodo di almeno 30 giorni, cioè quello annunciato da Eni. Poi Gallitelli avverte che «a lungo termine gli effetti potrebbero essere letali». Assopetroli-Assoenergia ha chiesto al governo la convocazione di un tavolo per estendere la calmierazione dei prezzi anche all’ingrosso per raggiungere famiglie e imprese che oggi ne restano escluse e garantire condizioni di concorrenza equilibrate tra tutti gli operatori.
Contro il caro gasolio si fa sentire il trasporto pesante. Il Comitato autotrasportatori siciliani ha annunciato un fermo dal 16 al 20 ottobre.
Il governo punta a coinvolgere anche Q8
Secondo l’economista della Bocconi, Daniel Gros, anche altre compagnie petrolifere «saranno indotte ad abbassare i prezzi, ma poco, per non perdere quote di mercato». Infatti ora il governo si attende che anche la Q8, si allinei al price cap e sta tentando la carta dei buoni rapporti istituzionali con il Kuwait, proprietario della società Kpi e del marchio Q8. Secondo fonti governative, «i canali diplomatici di Palazzo Chigi sono entrati in contatto diretto con la piccola monarchia alleata nel Golfo» per ottenere il «contenimento dei prezzi». Con il produttore dell’Emirato che dispone di 2.900 distributori in Italia – in aggiunta ai quasi 4.000 di Eni e ai 4.500 dei marchi azeri – si arriverebbe al 52% della rete nazionale.
Il «contributo di solidarietà» concesso dai petrolieri porterebbe l’esecutivo Meloni a tamponare temporaneamente l’emergenza. I dati diffusi dal ministero delle Imprese fotografano il primo effetto delle iniziative annunciate dai grandi operatori. Ieri sulle autostrade il calo era più marcato: la benzina è passata da 2,254 a 2,214 euro, mentre il diesel è sceso da 2,459 a 2,420.
«È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti» ha commentato Meloni assicurando che il governo continuerà a lavorare sul dossier. La Lega, intanto, continua a chiedere un intervento sugli extraprofitti delle grandi imprese, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia preferiscono la strada del «contributo» volontario.
La strategia italiana contro il caro energia
Oggi, la visita a Praga, sarà l’occasione per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni di definire insieme al premier Andrej Babi, alcune proposte operative da presentare al Consiglio europeo di ottobre per contrastare il caro energia e per correggere il meccanismo degli Ets, il sistema europeo di tassazione del carbonio che oggi gonfia artificialmente i prezzi.
Intanto il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha scritto ai ministri dei Ventisette chiedendo di adottare misure per ridurre la domanda di gas ed elettricità «per tutto il tempo necessario» ad affrontare la crisi dei prezzi legata a una situazione di approvvigionamento difficile.