Entra in vigore oggi il tetto ai prezzi dei carburanti voluto da Eni: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel al self-service. Circa 17 centesimi in meno rispetto al costo medio della verde indicato ieri dal Mimit e quasi 19 centesimi di «sconto» per il gasolio.
Ma c’è di più: perché l’opposizione aveva appena finito di pronunciare la litania giornaliera sui fallimenti del governo quando, nel pomeriggio di ieri, il distributore Ip ha annunciato, a sua volta, l’istituzione di un price cap sui prezzi alla pompa. Lo ha reso noto il gruppo azero Socar, che lo scorso maggio ha acquistato Italiana Petroli: «Il valore dei prezzi verrà stabilito in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori. In questo modo la compagnia statale azera aderisce all’appello del governo italiano di andare incontro alle necessità di famiglie e imprese».
L’effetto Eni si allarga
L’effetto Eni auspicato dall’esecutivo nei giorni scorsi inizia a trovare riscontro nei fatti. Con buona pace di tutti coloro che citavano l’esempio della Francia, dove Total ha fissato un tetto ai prezzi già dal 2023 ma gli altri distributori non hanno seguito la compagnia di bandiera.
Secondo Adusbef, con il price cap del Cane a sei zampe si risparmierà in media 9,35 euro a pieno per le macchine a gasolio e 8,45 per quelle a benzina. Unimpresa stima che il risparmio arriverà fino a circa 80 euro al mese per le famiglie e 160 per i corrieri. La Cgia, invece, ha lodato la decisione del colosso italiano ma ha anche auspicato «un intervento di Bruxelles che permetta agli Stati membri una maggiore flessibilità sui conti pubblici, affinché possano ridurre le componenti fiscali sul prezzo alla pompa; così come si fece nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia».
Effettivamente la partita, nel breve, si gioca qui. In un orizzonte poco più lungo, invece, l’unico modo per arginare un’inflazione da offerta è, appunto, aumentare l’offerta: trovare nuove fonti di approvvigionamento, aumentare la raffinazione, ottimizzare le catene logistiche globali. A prescindere dal destino dei conflitti in corso: il termometro geopolitico è troppo caldo, la diversificazione deve essere ormai una strategia permanente.
Ip punta su prezzi calmierati
Dopo l’annuncio di Socar, che ha dichiarato di stare studiando «le modalità più efficaci per estendere il meccanismo anche alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip», il governo ha espresso soddisfazione.
Il vicepremier Antonio Tajani si è subito intestato il successo: «Avevo chiesto il price cap al presidente di Socar. Forza Italia aveva ragione: nessuna imposizione dall’alto ma contributo volontario». Giorgia Meloni, invece, regista dell’accordo con Eni, ha ringraziato pubblicamente il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e quello di Socar, Rovshan Najaf. «Un segnale importante», scrive il premier in una nota. «Il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa».
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