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Claudio Descalzi (Imagoeconomica)

Il fronte critico nei confronti del Green deal europeo arriva anche dai vertici di alcune delle più grandi aziende energetiche italiane. Al centro del dibattito c’è l’Emissions Trading System (Ets), il meccanismo europeo che obbliga le imprese a compensare le emissioni di CO2 attraverso l’acquisto di quote sul mercato.

L’obiettivo è incentivare la riduzione dei gas serra, ma secondo alcuni manager e rappresentanti dell’industria il sistema rischia oggi di pesare sulla competitività delle aziende, soprattutto in una fase segnata dalla crisi energetica e dalle tensioni geopolitiche.

Descalzi: «Il discorso dell’Ets deve essere sospeso»

La posizione più netta è arrivata da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, intervenuto al salone della ceramica Cersaie di Bologna. «In una situazione super straordinaria che si pensava a più riprese che dovesse finire e si sta complicando, non migliorando, il discorso dell’Ets deve essere sospeso».

Secondo Descalzi il problema non è il principio di un costo sulle emissioni, ma il contesto economico in cui viene applicato. «Probabilmente dare una tassa a chi inquina è giusto se poi i soldi vengono reinvestiti per migliorare i processi inquinanti, sappiamo benissimo che non è così», ha dichiarato. Il manager ha aggiunto che l’Ets rischia di penalizzare settori industriali strategici come automotive, ceramica e cemento, chiedendo una sospensione del meccanismo almeno fino alla conclusione della fase di crisi legata alla Russia.

La critica principale riguarda il rischio di un aumento dei costi per le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali che operano in Paesi con regole ambientali meno rigide. Secondo questa visione, una transizione troppo rapida potrebbe favorire la delocalizzazione della produzione verso aree dove i vincoli sulle emissioni sono inferiori, senza ridurre le emissioni . «Se abbiamo ucciso l’automotive e il suo indotto», sottolinea, «rischiamo di uccidere le ceramiche. Anche la chimica è morta».

Snam critica il sistema Ets

Anche l’ad di Snam, Alessandro Scornajenchi, ha criticato un approccio ritenuto troppo distante dalle esigenze industriali. «Condivido parole, punteggiatura e perfino gli spazi di quel che ha detto il dott. Descalzi», ha dichiarato, aggiungendo che «perseguire semplicemente un’ideologia senza curarsi dei limiti e della tecnica significa prendere scorciatoie che possono portare a interrompere la produzione.

E a quel punto possono succedere due cose: o si delocalizza dove i vincoli sono meno stringenti oppure, in altri casi, si chiude. L’Italia è fatta di tante piccole e medie imprese che spesso si trovano proprio in questa condizione. Imprese che, quando chiudono, chiudono e basta».

Il nodo della discussione è quindi il rapporto tra sostenibilità e competitività. I sostenitori dell’Ets considerano il sistema uno strumento fondamentale per ridurre le emissioni e accelerare la trasformazione energetica. I critici, come Descalzi e Scornajenchi, sostengono invece che tempi e modalità della transizione debbano tenere maggiormente conto dei costi industriali e della concorrenza globale.

La richiesta dei manager energetici non riguarda, insomma, un abbandono degli obiettivi climatici, ma più che altro una revisione degli strumenti utilizzati per raggiungerli. La sfida europea resta trovare un equilibrio tra decarbonizzazione, energia e capacità produttiva.

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