Domani, a mezzanotte, scade lo sconto del governo di 17 centesimi sul gasolio e si ripropone il problema del dopo.
Dal 28 febbraio, cioè da quando è iniziato il conflitto tra Usa, Israele e Iran con la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui usciva un quinto del gas liquefatto che riforniva i mercati mondiali, il prezzo del gas in Europa è quasi triplicato e da quel momento Palazzo Chigi ha fatto sette interventi per alleggerire il peso dei rincari dei carburanti.
Tagli generalizzati, onerosi (finora sono stati spesi quasi 3 miliardi) ma di efficacia diversificata (favorite le grosse cilindrate) e soprattutto presto vanificati dalla corsa delle quotazioni internazionali.
Con l’ultimo decreto di riduzione delle accise, il governo aveva detto di voler voltare pagina e che avrebbe studiato «un provvedimento più targettizzato verso i consumatori e i fruitori più bisognosi», un intervento «facile, immediato per i cittadini, che non crei confusione» come ha ripetuto, venerdì scorso, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il che aveva indotto a pensare che il cambio di marcia sarebbe venuto con il Consiglio dei ministri di oggi. Stando però alle ultime indiscrezioni, il pacchetto di misure non sarebbe ancora pronto e si andrebbe ancora verso un intervento-ponte, con una proroga di una settimana dell’attuale sconto di 17 centesimi per il gasolio.
Il nodo dei conti pubblici e del PIL
C’è anche un altro fattore non secondario che potrebbe indurre il governo a prendere tempo. Il 22 settembre, l’Istat pubblicherà i dati aggiornati sui conti pubblici, decisivi per verificare se il rapporto deficit/PIL per il 2025 sia sceso sotto la soglia del 3% (al momento è al 3,1%).
L’uscita dalla procedura d’infrazione prevista dal Patto di stabilità potrebbe essere anticipata. Il che consentirebbe al governo maggiori spazi di manovra nel varare misure strutturali contro il caro carburante poiché avrebbe più flessibilità di deficit.
Qualora però non venisse centrato l’obiettivo di scendere sotto il 3% allora la situazione si complicherebbe anche perché il governo ha bisogno di concentrare le risorse sulla prossima legge di bilancio, che è strategica ai fini elettorali.
Le ipotesi: dallo sconto sul bollo al bonus carburante
Tra le ipotesi sul tappeto per un pacchetto strutturale, c’è uno sconto progressivo sul bollo auto, la tassa di proprietà regionale della vettura. La riduzione sarebbe riservata agli automobilisti in regola con i pagamenti e avrebbe carattere progressivo: lo sconto aumenterebbe al diminuire delle dimensioni dell’auto. Per la maggior parte dei beneficiari gli effetti si vedrebbero nel 2027, poiché il bollo dovuto per il 2026 è generalmente già stato versato.
Per l’immediato, cioè per ottobre, novembre e dicembre 2026, si sta valutando un bonus carburante da 50 euro al mese, pari a 150 euro complessivi, destinato ai lavoratori dipendenti con Isee inferiore a 35.000 euro che utilizzano l’auto per recarsi al lavoro. Spetterebbe alle aziende individuare i beneficiari. Per ampliare la platea, si starebbe valutando l’abbassamento della soglia a 30.000 o addirittura 28.000 euro.
Resterebbero però escluse le partite IVA, anche se su questo tema si è aperta una discussione nella maggioranza. Ci sono poi le iniziative legate alla transizione energetica finanziabili con l’extradeficit consentito dalla clausola di salvaguardia nazionale del Patto Ue, che per l’energia è pari a circa 7 miliardi di euro.
Prezzi del petrolio e impatto sui listini
Intanto il petrolio sui mercati internazionali viaggia sui livelli massimi, con il Brent a 107 dollari al barile. E sotto osservazione c’è anche la benzina, esclusa da questa tornata di sconti, ma i cui aumenti – ieri il prezzo medio era 2,120 euro al litro in città e 2,212 euro in autostrada – preoccupano non poco, tanto che non è escluso si debba intervenire anche su questo capitolo.
Senza più lo sconto sulla accise il diesel balzerebbe vicino alla soglia dei 2,5 euro, con un pieno di diesel che in un solo mese è rincarato di ben 7 euro. Rispetto al 15 agosto scorso la benzina sulla rete ordinaria è salita di 12,9 centesimi di euro, pari a una maggiore spesa da +6,45 euro a pieno, mentre sulle autostrade la crescita risulta più sostenuta, +14,3 centesimi con un aggravio da +7,15 euro a pieno.
Monitoraggio prezzi e allarme delle associazioni
In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero del Made in Italy, ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale era pari a 2,120 euro/l per la benzina e 2,231 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self era di 2,212 euro/l per la benzina e 2,313euro/l per il gasolio.
Già ora, ai prezzi attuali, secondo i conti dati dall’Adusbef, la spesa per i rifornimenti di diesel, calcolando due pieni al mese, sale di quasi 695 euro annui ad autovettura rispetto ai prezzi medi del gasolio in vigore nel 2025. «L’escalation senza sosta dei listini alla pompa rischia di provocare un effetto tsunami sulle famiglie», avverte il Codacons, per il quale «interventi selettivi e bonus legati al reddito non appaiono soluzioni adeguate».
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