In undici giorni 50 milioni di chiamate. Da Agcom e governo tre barriere
(iStock)

Le misure anti spoofing, cioè per contrastare truffe telefoniche e promozioni ingannevoli introdotte nel corso del 2025 e a giugno 2026, hanno ridotto il numero delle chiamate ma non sono riuscite a bloccare il fenomeno. Le associazioni dei consumatori come il Codacons e Consumerismo no profit hanno evidenziato che il telemarketing molesto è ancora largamente diffuso. I call center illegali si sono parzialmente riorganizzati spostando le loro centrali telefoniche o sfruttando canali di instradamento nazionali che i filtri esteri non possono intercettare.

Il primo giro di vite dell’Agcom è entrato in vigore il 19 agosto 2025 con l’introduzione di un filtro che blocca in automatico le chiamate estere che usano finti numeri di rete fissa italiani. Dal 19 novembre il blocco è stato esteso anche alle telefonate provenienti da numeri di rete mobile fittizi che simulano i cellulari italiani.

Agcom blocca i numeri falsi: dai fissi ai cellulari, ecco come funzionano i filtri

Il blocco viene applicato da operatori telefonici e carrier internazionali che hanno il compito di instradare sulla rete telefonica le chiamate provenienti dall’estero. Il sistema adottato dall’Autorità di garanzia delle comunicazioni, ha il compito di bloccare le comunicazioni estere in cui l’Id chiamante appare come un numero di rete fissa italiano. Per le comunicazioni provenienti da numerazioni cellulari si segue la stessa logica.

Ma mentre nel caso delle chiamate da numeri fissi si può adottare un blocco preventivo generalizzato, nel caso delle chiamate da cellulare si rischierebbe di impedire di fare le telefonate alle utenze italiane che si trovano legittimamente all’estero.

Gli operatori, quindi, devono fare un doppio controllo, verificando che il numero da cui proviene la chiamata verso l’Italia sia attivo e che l’utenza stia effettivamente usando il servizio di roaming.

Oltre 49 milioni di chiamate illecite bloccate: ma 23 milioni arrivano ancora dall’estero

Secondo i dati diffusi da Agcom, tra il 19 e il 30 novembre 2025 sono state bloccate circa 49,3 milioni di chiamate illecite provenienti da numerazioni mobili italiane contraffatte, oltre 4 milioni al giorno, cui si aggiungono circa 10 milioni di chiamate estere con numerazioni italiane falsificate. Permangono però forti perplessità.

Oggi oltre 23 milioni di contatti indesiderati al giorno provengono da numerazioni con prefisso estero, pari a circa tre quarti delle chiamate moleste. Si tratta di operatori spesso collocati fuori dai confini nazionali e difficilmente perseguibili. Le telefonate commerciali indesiderate sono stimate in circa 15 miliardi ogni anno.

Questi dati, però, secondo le associazioni dei consumatori non possono considerarsi come una vittoria. Secondo l’avvocato Barbara Puschiasis, presidente di Consumatori attivi Fvg Aps e vicepresidente di Consumerismo No Profit, «le norme rappresentano un importante passo in avanti, ma non dobbiamo creare false aspettative nei consumatori.

I call center abusivi e le organizzazioni fraudolente che operano dall’estero continueranno verosimilmente a praticare telemarketing selvaggio, ignorando le regole e sfruttando numerazioni internazionali per aggirare i controlli».

Luce e gas, dal 19 giugno vietati i contratti telefonici senza consenso documentabile

A partire dal 19 giugno di quest’anno è entrata in vigore un’ulteriore stretta che vieta tassativamente i contratti di luce e gas via telefono senza un preventivo consenso esplicito e documentabile del cliente.

Gli operatori devono poter dimostrare l’esistenza del consenso e i contratti conclusi in violazione delle nuove disposizioni possono essere contestati e annullati. Un’altra forma di protezione per i consumatori è il Registro pubblico delle opposizioni (Rpo), un servizio pubblico, istituzionale e completamente gratuito istituito dal ministero del Made in Italy.

Con l’iscrizione vengono annullati automaticamente tutti i consensi commerciali precedentemente concessi dall’utente ad aziende, tessere fedeltà o siti internet. Le aziende di telemarketing hanno l’obbligo di consultare mensilmente i registri prima di avviare una campagna promozionale, escludendo i numeri iscritti.

Se si continuano a ricevere chiamate promozionali da società con le quali non si ha un contratto, bisogna segnalare al Garante per la privacy, il numero chiamante e il marchio promosso, utilizzando il portale telematico dedicato alle telefonate indesiderate.

Se la telefonata ha un carattere fraudolento, se cioè si tratta di falsi operatori bancari, tentativi di furto di credenziali o finti soccorsi, bisogna rivolgersi alla Polizia postale. È possibile farlo anche online sul sito nella sezione «Segnala» o «Denuncia online».

A fine 2025 al Registro erano iscritti oltre 30 milioni di numeri di telefono.

Anziani nel mirino di call center e truffatori: «Non date mai dati e codici al telefono»

Sono meccanismi un po’ complicati specie per la popolazione anziana che è quella più colpita dal telemarketing, più soggetta a truffe e più vulnerabile. Vale quindi la buona regola di mantenere alta l’attenzione: non comunicare mai dati personali, codici o coordinate bancarie per telefono, diffidare di chi prospetta urgenze o aumenti imminenti delle bollette.

La sfida è di rafforzare la cooperazione internazionale per colpire i soggetti che, sprezzanti delle regole, continuano a violare quotidianamente la tranquillità e i diritti dei consumatori.

Il telefono come un martello. Cambiare un fornitore spalanca le porte ai truffatori

di Alessia Pedrielli

Se non bastavano il love bombing, il gaslighting e il ghosting ecco che arriva pure lo switching. E anche se in questo caso non si tratta di relazioni personali, il fenomeno (catturato anch’esso da un’etichetta in idioma anglosassone) può essere quasi altrettanto fastidioso.

Decine di chiamate al giorno che arrivano da improbabili società di servizi, che propinano altrettanto improbabili soluzioni a problemi inesistenti, con il solo scopo di estorcere, via telefono, l’avvio di un nuovo contratto di fornitura energetica.

La solita truffa, penserete… e invece no perché in questo caso chi chiama è davvero ben informato: conosce nome, cognome, residenza e molto altro. Per questo è facile cascarci, anche per chi di solito è parecchio attento.

Come, per esempio è successo a Mario Rossi (solito nome di fantasia) che, dopo aver chiesto un cambio di gestore per le sue forniture di gas, si è ritrovato a dover rispondere a decine di chiamate quotidiane in arrivo da diversi call center, tutte dello stesso tenore: «Buongiorno, lei è il signor Mario Rossi?» «Sì, chi parla?»

«Qui è la società XY, e la chiamiamo per il nuovo contratto che ha richiesto al fornitore Tal dei tali (da sostituire con il nome esatto del nuovo fornitore)». «Mi dica…» «Purtroppo a causa di un eccessivo numero di richieste che sono arrivate in questo periodo dalla sua zona, la sua fornitura non potrà essere attivata nella data prevista (e qui l’operatore indica la data corretta)».

«Ma come?». «Non si preoccupi, c’è comunque modo di rimediare: le può decidere se rimanere con il suo vecchio fornitore fino alla nuova attivazione pagando una penale (di solito quella millantata è di 100 euro) o fare un contratto ponte con una nuova società di cui ci occupiamo noi direttamente».

Ovviamente la truffa si nasconde proprio qui e chi ha accettato il ricatto si è ritrovato con un contratto attivato ex novo con un gestore mai scelto, a condizioni parecchio sfavorevoli e con tutte le difficoltà del caso per tornare a quello desiderato.

Ma come è possibile che chi chiama sappia tutte, ma proprio tutte, le informazioni che ci riguardano?

Nella fase di switch sono molti i soggetti che si scambiano e gestiscono (con scopi diversi) i nostri dati: al passaggio da un gestore a un altro partecipano attivamente quantomeno il vecchio fornitore, quello nuovo e il distributore che gestisce fisicamente la rete e ognuno di questi si affida – accade sempre più spesso anche per gli aspetti di servizio – a società terze che a loro volta, tramite call center multiservizio, gestiscono i passaggi burocratici necessari.

Proprio per coordinare tutti questi soggetti c’è poi il Sistema informativo integrato (Sii), una gigantesca banca dati che gestisce lo scambio di informazioni tra i venditori e i distributori di luce e gas, tenendo traccia di ogni dettaglio. Difficile, dunque, capire da dove provenga la fuga di notizie che dovrebbero essere riservate.

Il cosiddetto data breach, può avvenire durante uno qualsiasi dei diversi passaggi, anche se c’è chi sospetta che il bug (tanto per rimanere nell’ambito semantico) stia proprio nel Sistema informativo integrato (Sii) che, per sua stessa funzione detiene tutti i dati utili di tutti gli utenti.

Il Sii, infatti, istituito su indicazione di Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), comprende sia un registro centrale con l’elenco completo di tutti contatori installati su suolo nazionale e dei rispettivi intestatari che l’elenco delle operazioni in essere, come il cambio fornitore, le volture e i subentri e le cessazioni.

L’accesso ai dati del SII, coperti da imponenti sistemi di tutela della privacy, teoricamente è riservato agli aventi diritto, ma questo principio, tra numero di operatori attivi, canali di promozione, servizi esternalizzati e tutto il resto non sembra tra i più semplici da tutelare dalle intromissioni.

Poi c’è l’aspetto psicologico. Come spiega con chiarezza l’Unione consumatori in un articolo di approfondimento pubblicato sul sito dell’associazione, quella dello switching «è una fase molto delicata, in cui le truffe telefoniche aumentano esponenzialmente facendo numerose vittime tra i consumatori inconsapevoli».

I truffatori usano dati personali e precisi «ben sapendo che in quel momento i consumatori sono vulnerabili perché, essendo in attesa di un cambio di fornitore, non sospettano che una chiamata del vecchio o del nuovo operatore sia fraudolenta, ma credono che faccia parte della procedura».

Anche Federconsumatori si è occupata attivamente del fenomeno, chiedendo l’intervento diretto di Arera: «Dopo oltre un anno dalla richiesta inoltrata, continuano ad arrivare segnalazioni da parte degli utenti che lamentano di essere contattati da altri call center durante le procedure di cambio.

Sino ad ora l’Autorità non si è espressa sul punto e ci auguriamo che il nuovo collegio, che si è insediato da pochi mesi, prenda in seria considerazione la grave problematica che accresce ulteriormente la sfiducia dei consumatori verso il mercato libero», spiega Erica Cuccu del dipartimento energia Federconsumatori.

In tutta questa vicenda, a pensarci bene, c’è un altro aspetto che per vastità, complessità e – in un certo senso – assurdità dà quasi le vertigini: immaginare quanti e quali siano i call center impegnati in queste attività fraudolente, che relazioni abbiano con le società di fornitura e soprattutto in che modo abbiano reclutato e contrattualizzato gli operatori a cui rispondiamo – quasi sempre malamente – al telefono.

Si può sempre ricorrere al fai da te. I consigli di Aranzulla per difendersi

di Laura Della Pasqua

Non c’è consumatore che non si trovi alle prese, ogni giorno, con il telemarketing selvaggio.

Accade di essere assediato da telefonate non solo quando si è cambiato un contratto con un gestore delle utenze energetiche o telefoniche, come se improvvisamente ci fosse stata una comunicazione corale che siamo alla ricerca di una nuova soluzione per le nostre utilities, ma anche quando non abbiamo intenzione di cambiare nulla dei nostri contratti e ce ne stiamo tranquilli o vorremmo starcene tranquilli.

Secondo Agcom, ogni giorno vengono effettuate 10 milioni di chiamate spam da parte di operatori di marketing. Un bombardamento che determina un giro d’affari che solo in Italia, dal 2022 al 2024, ha portato nelle tasche delle aziende tramite i call center, oltre mezzo miliardo di euro.

L’Authority ha cercato di arginare il fenomeno, introducendo provvedimenti ad hoc, ma è come arginare una marea per la difficoltà oggettiva di intercettare i «molestatori» e tanto più di sanzionarli. Anche perché le aziende che gestiscono i servizi di spam telefonico sono abilissime nell’aggirare le limitazioni.

Sul Web proliferano i consigli e soprattutto le app per difendersi da questo fenomeno. Il canale di Salvatore Aranzulla, noto e valido divulgatore informatico per chi vuole districarsi nella giungla di internet, è un’utile guida per individuare le soluzioni (quasi tutte gratuite) altamente efficaci per contrastare le telefonate inopportune.

Innanzitutto ci sono meccanismi che già fanno parte dello smartphone. Chi ha un Iphone può usare la funzione «Blocco contatti» e indicare il numero da bloccare.

Se, invece, la chiamata non è riconducibile a qualcuno presente nella rubrica, basta selezionare l’icona dell’app «Telefono» (quella con lo sfondo verde e la cornetta telefonica bianca) che si trova in home screen e/o nella «Libreria» app, andare nella sezione «Recenti» della nuova schermata visualizzata, fare tap sulla «i» presente in corrispondenza del numero da bloccare e sulla dicitura «Blocca contatto» per due volte.

Oltre ai meccanismi interni agli smartphone ci sono app per bloccare le chiamate spam.

«Truecaller» viene indicato da Aranzulla come una delle migliori app per bloccare chiamate dai cell center in circolazione, oltre che un’apprezzatissima app per bloccare chiamate da numeri non in rubrica.

Disponibile sia per Android che per iOS, è in grado di bloccare anche i numeri provenienti da truffatori, operatori call center e altri «seccatori» abituali, grazie al database costantemente aggiornato che complica la vita soprattutto agli operatori di telemarketing.

Bisogna registrarsi con il proprio account Google o con quello Facebook e occorre essere disposti a condividere il proprio numero di telefono nel suo database.

Di base è gratis, ma vengono proposti acquisti in-app (al costo base di 3,99 euro al mese) per sbloccare l’aggiornamento automatico del database e altre funzioni extra. Un’altra app per bloccare le chiamate anonime anche dall’estero, è «Should i answer».

Il suo funzionamento si basa su un database proprietario aggiornato continuamente dalle segnalazioni degli utenti. È gratis ma con pochi euro si hanno funzioni extra.

Un’app italiana è «Massima tranquillità» sviluppata da MaxTech. Utilizza l’intelligenza artificiale per creare una lista dei numeri usati per il marketing telefonico.

Come funziona? Quando l’utente riceve una chiamata da un numero sconosciuto, l’applicazione avvia il controllo provando a chiamare il numero telefonico e se questo non è richiamabile, come accade spesso in questi casi, l’utenza viene segnalata come molesta.

Se, invece, scatta la segreteria con un messaggio automatico o risponde una persona, entra in azione l’Intelligenza artificiale che valuta se dall’altra parte c’è un call center.

L’app, in questo modo, aggiorna subito la black list dei numeri fraudolenti. Può capitare che alcune utenze usate per lo spam telefonico vengano assegnate a utenti normali ma l’app grazie alla verifica periodica è in grado di intercettare anche questi spostamenti. Un canale molto frequentato dalle telefonate spam è quello di Whatsapp.

Aranzulla spiega che l’app di messaggistica non mette a disposizione una funzione per disattivare completamente le chiamate in arrivo ma sconsiglia le applicazioni che promettano di adempiere a questo compito perchè si tratta di software che potrebbero compromettere la privacy.

L’alternativa è silenziare le chiamate dalle impostazioni dell’app, disattivando suoni e vibrazioni così da non essere disturbato ma rimanere comunque raggiungibile.

Se il problema proviene da uno o più numeri specifici, si possono bloccare i contatti. Infine, attivando la modalità «Non disturbare» dello smartphone, si possono silenziare tutte le notifiche (incluse quelle di Whatsapp) in determinate fasce orarie.

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