Mentre nei cieli europei la startup tedesca Isar Aerospace celebrava il primo lancio orbitale commerciale dal continente, la politica di Berlino veniva scossa dal risultato storico di Alternative für Deutschland (Afd) in Sassonia-Anhalt, con circa il 44% dei voti. Nonostante il rendimento del Bund decennale salito al 3,385%, massimo dal 2011, la Borsa di Francoforte ha reagito con freddezza: il Dax ha ceduto appena lo 0,25%, restando vicino ai massimi storici.

Grandi multinazionali contro Pmi: Francoforte premia chi vende all’estero

La contraddizione è solo apparente: la grande capitalizzazione tedesca si è ormai quasi separata dall’economia reale del Paese. Mentre la Germania interna soffre – produzione industriale in calo dell’1,1% a luglio e automotive in forte difficoltà (-9,2%) – il listino principale continua a correre. A essere più penalizzate sono soprattutto le Pmi orientate al mercato interno, colpite da energia costosa, pressione fiscale e burocrazia.

Il confronto tra Etf evidenzia il divario: l’Etf Xtrackers Dax ha guadagnato il 61,87% in tre anni, mentre l’iShares MDax, che rappresenta le medie aziende tedesche, si è fermato al +13,35%. Un segnale di come gli investitori stiano privilegiando i grandi gruppi internazionalizzati rispetto al tessuto produttivo più legato alla domanda interna.

«L’indice Dax funziona oggi quasi come un Etf sulle multinazionali esportatrici, più che come un barometro dell’economia tedesca», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Oltre l’80% del fatturato delle quaranta società del listino arriva dall’estero: Stati Uniti e Cina sono tra i principali mercati. Per questo gli utili possono crescere anche mentre Berlino rallenta».

Infineon, Deutsche Post e Allianz brillano: gli utili globali sostengono il Dax

Questo orientamento globale emerge anche dalle performance dei singoli titoli. Il settore auto resta sotto pressione, con Volkswagen in calo del 16,64% da inizio anno. Al contrario, gruppi legati a tecnologia, industria e logistica hanno beneficiato dei megatrend globali: Infineon Technologies segna +62,37% da inizio anno, Deutsche Post +23,59%, mentre Allianz (+19,88%), Siemens (+15,48%) e Deutsche Bank (+11,15%) mostrano una forte resilienza.

Gaziano: «Scommettere sul Dax significa puntare sulla tenuta del commercio mondiale»

«Il mercato sta premiando le società capaci di generare cassa su scala mondiale», osserva Gaziano, «perché gli investitori istituzionali internazionali guardano soprattutto agli utili consolidati, più che alle tensioni politiche interne».

Non tutti i titoli però hanno seguito il rally: Sap resta sotto pressione nel breve (-10,79% da inizio anno), così come Münchener Rück e Deutsche Telekom mostrano performance più contenute. Anche tra i grandi nomi, quindi, la selezione resta fondamentale: non basta essere quotati a Francoforte per beneficiare automaticamente della forza del Dax.

«Scommettere sul Dax significa puntare sulla tenuta del commercio mondiale più che sul rilancio della Germania», conclude Gaziano. «La proiezione internazionale protegge i colossi dalla crisi interna, ma li rende vulnerabili a un rallentamento globale o a nuove barriere commerciali».

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