Tra regole Ue e bombe, i prezzi di diesel e benzina resteranno sopra i 2 euro

La nottata potrebbe essere più lunga del previsto.

A meno di colpi di scena, sempre possibili ma sempre meno probabili man mano che la situazione nello Stretto di Hormuz e in Russia si fa ingarbugliata, dovremo rassegnarci a vedere il gasolio sopra i due euro al litro per parecchio tempo, perché il calo dell’offerta di prodotti raffinati comincia a diventare cronico.

Perché la contrazione dell’offerta di carburante è cronica

I più recenti dati non lasciano molto spazio all’ottimismo. Le esportazioni di prodotti raffinati nel mondo sono scese del 25% dallo scorso febbraio, prima della guerra in Iran, mentre la domanda di carburanti è stabile. I tre quarti del calo nell’export di benzina e gasolio si registrano in Russia e, ovviamente, nel Golfo Persico.

La Russia ha vietato l’export per rifornire il mercato interno mentre parte delle sue raffinerie funziona a singhiozzo, bersagliata dai droni ucraini. In ogni caso, il mercato europeo è chiuso dal 5 febbraio 2023, quando è entrato in vigore il divieto Ue di importare prodotti raffinati russi via mare, esteso dal 21 gennaio scorso anche ai carburanti lavorati in Paesi terzi a partire da greggio russo.

Quel che resta dell’export di Mosca verso il resto del mondo ricade sotto il tetto di prezzo deciso dal G7 nel febbraio 2023, 100 dollari al barile per gasolio, cherosene e benzina, mai ritoccato da allora, il cui superamento preclude trasporto e assicurazione occidentali.

Le rotte bloccate nel Golfo Persico e nel Mar Rosso

L’export dal Golfo Persico è invece bloccato nello Stretto di Hormuz e anche la rotta alternativa del Mar Rosso è rallentata per le intemperanze degli Huthi che insidiano lo Stretto di Bab el Mandeb.

La storia dei prodotti raffinati del Golfo, cioè benzina e gasolio, è diversa da quella del petrolio greggio. Mentre l’export di greggio dal Golfo è ritornato gradualmente a circa il 70% dei livelli pre-guerra con vari escamotage (l’oleodotto est-ovest in Arabia Saudita che porta il greggio nel Mar Rosso, i trasbordi da piccole navi a petroliere), l’export di prodotti è rimasto invece al 40% del normale. Anche perché, blocco a parte, la capacità di raffinazione è stata danneggiata dai contrattacchi iraniani.

Scorte al lumicino e la pressione sulle raffinerie USA

A fronte di una riduzione netta dei flussi pari a quasi sei milioni di barili al giorno rispetto al settembre dello scorso anno, la domanda di carburanti e combustibili non è calata. Il risultato è che vengono utilizzate le scorte, ma sei mesi di offerta ridotta le hanno ridotte al lumicino. Negli Stati Uniti sono ai minimi e in Cina e Russia si stanno erodendo, anche se in questo caso non si hanno numeri certi.

Anche l’Europa sta usando i magazzini e al contempo ha raddoppiato la sua dipendenza dalle esportazioni americane. Gli Stati Uniti sono infatti l’unica delle quattro grandi aree mondiali di raffinazione che hanno aumentato l’export di prodotti, poco meno di un milione di barili al giorno in più rispetto a un anno fa. Il fattore di utilizzo delle raffinerie Usa è al 97% e di più non possono produrre.

In più, come fanno notare alcuni analisti, oltre alla riduzione della capacità di raffinazione, il petrolio che più manca è quello pesante, più adatto a produrre un distillato medio come il gasolio. Non tutti i greggi sono uguali, qualcuno è più uguale degli altri.

Impatto sui mercati: margini di raffinazione e previsioni di prezzo

Il risultato è che i margini di raffinazione sono a livelli pari a oltre tre volte il normale. Ad oggi la differenza tra i prezzi del greggio Brent e quelli del gasolio (Low sulphur gasoil) quotata sul mercato Ice è attorno a 85 dollari al barile, mentre lo scorso febbraio viaggiava attorno ai 23 dollari al barile.

Quanto ci vorrà per il rientro dei prezzi alla pompa?

La notizia non buona è che se anche la guerra in Iran e Ucraina finissero domani, per riportare i flussi ai livelli precedenti e abbattere i prezzi ci vorrebbero diversi mesi. Forse anche un anno, considerando che le scorte dovranno essere riportate ai livelli precedenti e anzi, presumibilmente, saranno accresciute. Ciò costituisce una domanda aggiuntiva rispetto ai consumi usuali, che terrà alti i margini di raffinazione e dunque i prezzi alla pompa.

È previsto un aumento della capacità di raffinazione globale, con l’entrata in esercizio di nuova capacità nei prossimi mesi, ma si tratta di meno di mezzo milione di barili al giorno, una quantità insufficiente a recuperare il passivo accumulato.

A questo punto solo un calo della domanda mondiale di diesel, benzina e gasolio da riscaldamento può far scendere i prezzi, ma, per citare una nota serie televisiva, l’inverno sta arrivando e i consumi di gasolio in Europa cresceranno. Se così stanno le cose, il rischio è che il calo della domanda sia innescato da una recessione economica.

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