trump politica monetaria
Il Ministro del Tesoro Scott Bessent con Donald Trump (Getty Images)

Fuori i secondi, comincia il match. Donald Trump ha deciso di riportare alla Casa Bianca la sovranità monetaria, cercando di controllare il prezzo del denaro. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha infatti deciso di raddoppiare, da 2 a 4 miliardi di dollari per operazione, i riacquisti di Treasury a lunga scadenza.

La mossa scatterà il 9 settembre e riguarda i titoli fra 10 e 30 anni. È arrivata dopo che il rendimento del trentennale aveva toccato il 5,337%, il massimo dal 2007. Washington non intende restare a guardare mentre il costo del denaro sale.

Si tratta del secondo intervento diretto del governo americano, in realtà. Il primo è avvenuto sul mercato valutario lo scorso 31 luglio, quando Bessent ha rafforzato il sostegno dello yen da parte del Giappone, attenuando così la pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato statunitensi.

Debito Usa e tassi, la Casa Bianca si riprende la sovranità monetaria

Il debito federale ha superato 40.000 miliardi di dollari (il 123% del Pil), mentre gli interessi annui hanno oltrepassato 1.000 miliardi. Deficit strutturali vicini al 6% del Pil obbligano il Tesoro a collocare quantità crescenti di titoli proprio mentre anche le grandi società tecnologiche stanno inondando il mercato di obbligazioni per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Gli stessi capitali devono assorbire debito pubblico e debito privato. Il risultato è una pressione al rialzo sui rendimenti e quindi sul costo del finanziamento dell’intera economia americana.

Il Tesoro allora sostiene la domanda di titoli a lungo termine e prova a comprimere i rendimenti. Ufficialmente si tratta di operazioni per migliorare la liquidità, come se fosse una operazione di tesoreria, ma a Wall Street non ci credono. Per descrivere l’operazione un banchiere di JP Morgan ha usato una immagine efficace: «È come pagare il mutuo con la carta di credito».

Trump contro l’establishment finanziario: il governo torna a controllare il prezzo del denaro

La mossa del governo sta innescando un derby con il neogovernatore della banca centrale americana, Kevin Warsh (nominato da Trump). Questi sostiene che il mercato deve tornare a fissare il prezzo del denaro e che la Fed debba interferire il meno possibile. Con inflazione al 3,7% sono in molti ad attendersi un rialzo dei tassi da parte della Federal reserve. Bessent invece sta dicendo che il governo può intervenire quando i mercati producono condizioni incompatibili con la propria politica economica.

Naturalmente, i benpensanti della finanza americana, banchieri e commentatori, sono scandalizzati e si appellano all’indipendenza dei mercati e della Fed dalla politica, parlando di manipolazione dei prezzi e di rischi per il dollaro. Del resto, Bessent sta violando uno degli schemi più radicati dell’ordine economico degli ultimi decenni. Il prezzo del denaro dovrebbe essere materia per tecnocrati indipendenti (che in realtà compiono scelte politiche di cui non sono responsabili, come noto), secondo quanto ci viene detto da decenni. Il governo dovrebbe limitarsi alla politica fiscale e accettare il verdetto dei mercati sui rendimenti, anche quando ciò rende più costosi mutui, investimenti e servizio del debito.

La Casa Bianca sta dicendo che non funziona più così. Donald Trump non accetta che una variabile decisiva per la crescita, il debito e la forza industriale americana venga considerata fuori dal perimetro della politica, fuori dal raggio di azione di un governo eletto. Senza ancora affermarlo esplicitamente, la Casa Bianca non riconosce più alla Fed il monopolio sostanziale sul governo delle condizioni monetarie. Se il Tesoro può intervenire direttamente sulla curva dei rendimenti, la separazione fra politica fiscale e politica monetaria diventa molto meno netta. Trump sta riportando una quota di sovranità monetaria dentro il perimetro del governo eletto, Fed o non Fed. Molto più dei 4 miliardi spesi per ricomprare il debito, è questo a far saltare i nervi all’establishment.

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