Parliamoci chiaro: chi avesse il braccino e volesse gustarsi una partita in tv gratis, potrebbe approfittare dell’ospitalità degli amici e vederla a scrocco. Ma l’ospite alla lunga è come il pesce, insidia il buon aroma domestico. Non si può nemmeno imitare il ragionier Fantozzi, spaccare la finestra di un vicino a pian terreno e chiedere chi ha fatto palo: i cazzotti fanno male.
I numeri degli abbonamenti per il calcio in tv
Non resta che arrendersi all’evidenza: il calcio in tv era uno sfizio nazionalpopolare, oggi è un privilegio, nazionale sì, popolare un filino meno. Surfare tra Dazn, Sky, Prime video e, volendo, Timvision, nella stagione 2026/27 vuol dire mettere a bilancio almeno 669 euro all’anno per guardare il campionato di Serie A e la Champions League.
La cifra potrebbe arrivare a 984 euro per chi scegliesse gli abbonamenti mensili (pagare ogni 30 giorni costa più del bonifico singolo per tutto l’anno). Il conto è presto fatto: significa spendere il 9,5% in più dell’anno scorso con gli abbonamenti mensili, e il 6% in meno con le formule annuali che vincolano maggiormente ma garantiscono margini di risparmio.
Quest’anno Sky ha mantenuto invariate le tariffe mentre Dazn, che le aveva bloccate per due anni, ha ritoccato il listino: si pagherà circa 2 euro al mese in più per gli abbonamenti completi, cioè le versioni «Dazn full» e «Family». Vuol dire 46,99 euro al mese per il mensile (36,99 al mese per l’annuale) «Dazn Full», 71,99 euro al mese per il mensile e 61,99 per l’annuale di «Dazn Family» (il piano «Full» consente la visione su due dispositivi in contemporanea collegati alla stessa rete, mentre «Family» supporta due dispositivi connessi anche a reti diverse).
Non è un aumento tanto lieve: è del 4,4%, mentre l’inflazione viaggia sull’1,5% e l’aumento medio di stipendi sul 2,5%.
Le varie piattaforme dividono i diritti sportivi
Nel dettaglio: per vedere tutte le 10 partite di ogni giornata di Serie A (di cui sette in esclusiva) serve «Dazn Full». Esiste poi «Dazn Goal» a 19,99 euro al mese (o 129 l’anno), ma trasmette solo tre gare di Serie A per turno: un terno al lotto per la propria squadre del cuore.
Sky trasmette invece tre match di Serie A in co-esclusiva con Dazn, oltre a 185 delle 203 partite della Champions League 2026/27, tutta l’Europa League e la Conference. Per i nuovi clienti l’offerta Sky Tv + Sky Sport è proposta a 24,99 euro al mese per 18 mesi, con 19 euro di attivazione. In alternativa c’è Now, la piattaforma streaming della pay tv targata Comcast: il Pass Sport costa 29,99 euro al mese senza vincoli oppure 19,99 euro al mese per 12 mesi per i nuovi clienti.
Però per vedere tutta la Champions occorre pure Prime Video di Jeff Bezos: le altre 18 partite sono in esclusiva sulla piattaforma, inclusa nell’abbonamento Prime da 4,99 euro al mese o 49,90 euro l’anno.
Dazn propone l’abbonamento solo per smartphone
Scappatoie economiche? Forse una. Dazn quest’anno ha inventato l’abbonamento «Full Mobile» a 19,99 euro per chi si accontentasse di una fruizione soltanto su smartphone. Difficile pensare che quest’ultima proposta sbanchi. Somiglia a un’offerta ribassista: «Hai poco denaro? Ti concedo poca qualità». O magari a una sorta di salvacondotto per dimostrare la flessibilità della propria proposta di fronte alle eventuali lamentele del Codacons.
C’è già chi osserva come, dal 2021, gli aumenti complessivi della rete in streaming con sede a Londra siano stati di più del 50%. Non sono bruscolini: una famiglia italiana di quattro persone spende in media 3.200 euro mensili. Certo non bisogna scordare che sia Dazn, sia Sky, abbondano di contenuti extra assai pregiati. Ma c’è poco da sfogliar margherite: quando gli utenti si abbonano, lo fanno soprattutto per sostenere la propria squadra.
I costi europei pesano sugli stipendi italiani
All’estero non è diverso, ma noi, complici stipendi meno competitivi, ne usciamo penalizzati. Facciamo qualche confronto.
In Germania occorrono quattro abbonamenti, Sky e Dazn consentono di avere accesso alla Bundesliga e al 90% della Champions a 24,99 euro al mese ciascuno. Occorrono poi Prime Video e Rtl+ Premium: si spende in tutto almeno 809,5 euro l’anno. Attenzione però: lo stipendio netto medio di un tedesco è circa del 78% più elevato rispetto all’Italia.
In Inghilterra ci vogliono tre abbonamenti per guardare le 267 partite della Premier e le coppe. Spesa annua: almeno 866 euro.
In Francia il portafoglio del tifoso resta un pelo più gonfio: tutto il campionato è trasmesso su Ligue 1+, il canale di Lega, a 199 euro in un’unica soluzione. Poi bisogna aggiungere l’abbonamento a Canal+ Sport per la Champions e le altre coppe europee, al prezzo di 19,99 euro al mese con vincolo di 24 mesi. Sono almeno 438,9 euro all’anno, è la cifra forse più competitiva tra i campionati di un certo lignaggio.
La Spagna è invece messa peggio: la Liga è visibile su Dazn e Movistar+ e il consumatore deve per forza sottoscrivere un abbonamento alla rete internet per potere avere accesso al calcio. Si arriva a un costo variabile tra i 900 e i 1.400 euro.
La tv in chiaro resiste con successo
Acciambellato in un cantuccio resiste da noi pure il buon vecchio pallone in chiaro, capace di catalizzare le attenzioni di un pubblico fedele. Mediaset, con la Coppa Italia, si assicura uno share consolidato (Mantova-Lazio, su Italia 1, è stato scelto da 769.000 spettatori, ed era calcio d’agosto), Tv8, durante la stagione, è lecito credere non lesinerà sui consueti colpi di scena per qualche match di cartello trasmesso con ascolti record.
Dopotutto, al calcio, il tifoso medio non rinuncia facilmente. L’alternativa potrebbe essere un bel film, magari La corazzata Potemkin, ma qualcuno, imbufalito per aver perso una partita in tv, ne diede una definizione icastica.
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