Si chiama mesmerismo, era una suggestione pseudo scientifica divenuta letteraria grazie a Edgar Allan Poe, coniata dal dottor Franz Mesmer nel diciottesimo secolo, e postulava l’esistenza di un fluido vitale tra gli individui capace di alimentarne il carisma, curando paturnie sia esistenziali, sia fisiche. Ce l’ha molto sviluppato Jannik Sinner, il mesmerismo. Pure Kimi Antonelli è un campione assai mesmerico.
Sapete quanti anni avevano Sinner e Antonelli l’ultima volta in cui la Nazionale italiana di calcio disputò un Mondiale? Jannik 13. Sarebbe diventato professionista della racchetta quasi due anni dopo. Kimi otto. Era il 2014, all’epoca il pallone deteneva l’egemonia sull’immaginario sportivo nazionalpopolare. Poi c’è stata la sventura degli azzurri di Ventura, eliminati dalla Svezia nello spareggio del 2017, e a parte la ricca parentesi di Euro 2020, l’Italia non disputa un Mondiale da due edizioni. Tanto per capirci: un ragazzino italico oggi iscritto alle medie, in un evento così prestigioso, la Nazionale non l’ha mai ammirata.
Dunque o stasera contro la Bosnia Herzegovina gli uomini di Gennaro Gattuso si fanno onore, o l’eventualità che il pallone, insidiato da altri sport rampanti, smarrisca il primato di ispiratore di carriere per campioni del futuro diventa concreta. Questa è una sorprendente notizia. Federico Dimarco e Pio Esposito hanno ostentato sicumera ridanciana, paparazzati dalle telecamere mentre sghignazzavano quando la Bosnia ha battuto il Galles nel match giocato il 26 marzo scorso che avrebbe decretato l’avversario dei nostri. «È stata un’esultanza istintiva, non volevo mancare di rispetto», si è difeso l’interista.
Edin Dzeko, quarantenne capitano dei bosniaci, ariete che ha costruito la sua gloria agonistica nel nostro Paese sfoggiando le casacche di Roma, Inter e Fiorentina, non risparmia stilettate: «Se gli azzurri temevano il Galles, non sono più quelli di una volta. Amo l’Italia, ci ho vissuto nove anni splendidi, sentirò la partita più di tutti. Però loro non hanno più Totti o Del Piero, i giocatori di una volta erano diversi». E ancora: «Pure i critici sostengono che nel calcio italiano manchi l’intensità. Mi aspetto una partita assai tattica. Il campo di gioco sarà brutto? Alcuni campi italiani non sono migliori», conclude, alludendo allo stadio Bilino Polje di Zenica. Più che un impianto, un avamposto cyberpunk forgiato col ferro della cortina in cui i cascami tetri della combattiva tifoseria balcanica alimentano l’epica da chanson de geste.
Fu inaugurato nel 1972 con una capienza di 30.000 persone; poi gli ammodernamenti l’hanno ridotta a 13.000. Le tribune sono vicinissime tra loro e a ridosso del rettangolo verde, l’acustica amplifica le grida dei supporter, radicalizzando l’effetto bolgia come ingrediente emotivo di sicura efficacia per la compagine di casa, i cui sostenitori sono stati multati di 60.000 franchi svizzeri dalla Fifa per tifo scorretto. In più, stasera potranno accedere solo 10.400 tifosi, con meno di 1.000 posti dedicati ai temerari fan nostrani. Non scordando un meteo attestato sui 2-3 gradi di temperatura. Ad accrescere l’adrenalina guerresca ci pensa la cronaca: la Procura di Milano starebbe indagando circa la presenza, a cavallo tra 1992 e 1996 (gli anni della guerra di Jugoslavia e dell’assedio di Sarajevo), di cittadini italiani che avrebbero letteralmente pagato di tasca propria le milizie serbo-bosniache per sperimentare l’ebbrezza del mestiere di cecchino, sparando sugli abitanti.
E mentre Gattuso si arrovella sulla formazione e pensa di schierare davanti a Donnarumma, Mancini, Bastoni, e Calafiori, con Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco a centrocampo, Retegui e Kean sul terminale offensivo, una statistica rinfrancante: l’Italia è rimasta imbattuta in cinque dei sei precedenti contro i balcanici. Ma stasera, si diceva, si saggerà la tenuta del movimento calcistico in un’epoca mai così feconda per lo sport nazionale.
Domenica scorsa, Jannik Sinner ha centrato il «Sunshine double», la duplice vittoria nei tornei master 1000 di Indian Wells e Miami, arrivando a 26 tornei complessivi vinti nell’Atp. Una nidiata indomita di tennisti azzurri, con Lorenzo Musetti numero 5 del ranking, Flavio Cobolli e Luciano Darderi nella top 20, Matteo Berrettini redivivo e tra gli eroi di Davis. Kimi Antonelli su Mercedes, col Gran Premio vinto in Giappone, è il più giovane capoclassifica di sempre nella storia della Formula 1, e il primo italiano a riuscirci dai tempi di Alberto Ascari, nel 1952. Nella motoGp, Marco Bezzecchi su Aprilia ha vinto il Gran Premio di Austin, insediandosi al primo posto nel campionato piloti. Nella recente olimpiade di Milano-Cortina, una Federica Brignone eroica ha trionfato nel supergigante e nello slalom gigante.
Non scordando le vittorie mondiali del volley azzurro maschile e femminile. Se fanciulli in cerca di idoli da imitare decidessero di pescare nel carniere dello sport italiano, potrebbero tappezzare la camera di poster. E i calciatori sarebbero una delle tante, mesmeriche suggestioni. Ma non l’unica.
Diciamocela tutta: certi amori non finiscono, fanno grandi giri e poi ritornano, ma spesso i ritorni sono favoriti da circostanze in cui all’amore si sovrappone l’utile. Prendiamo l’affaire Paulo Dybala. Sembrava tutto fatto: 75 milioni di euro in tre anni per il fantasista (La Joya è uno dei pochi calciatori in attività a cui il termine accostabile ai Baggio e ai Savicevic si attaglia bene) in un accordo con i sauditi dell’Al-Quadsiah che avrebbe aggiunto un ulteriore pezzo pregiato del calcio occidentale al campionato arabo. Ma il punto è proprio quello: rispetto al 2023 sembra trascorsa un’era geologica, il fascino pecuniario esercitato dalle dune dorate del deserto non è più ragione sufficiente a convincere un calciatore con davanti a sé buone prospettive di carriera a spostarsi in una realtà che di allettante ha solo lo stipendio. Per questo motivo Dybala ha postato dal suo profilo Instagram la didascalia: «Grazie Roma, ci vediamo domenica», travestendo di scosse telluriche emotive una decisione che di emotivo ha poco, e di strategico ha molto. Per carità, gli ultras giallorossi non lo hanno mai scaricato, fino all’ultimo lo hanno incoraggiato sperando nel colpo di scena finale. Alcuni bene informati sussurrano che Paulo si sia consultato con i suoi familiari chiosando: «Non posso tradire i tifosi». Forse due anni fa lo avrebbe fatto. Oggi le sirene arabe non sono più capaci di intonare melodie suadenti, la bolla gonfiata dai petroldollari si sta affievolendo, il campionato saudita, pur zeppo di fenomeni provenienti dalle leghe europee, non decolla. Certo, c’è CR7 a dar lustro al torneo, coi suoi capelli impomatati, il suo stile di vita proteico, criogenico e perfetto, la famiglia da Mulino Bianco, i piedi sopraffini. Lui, gioiello splendente a fine carriera, ha diversi motivi per rimanere a Gedda e dintorni. E però, nonostante il campionissimo portoghese inneschi interesse costante, ragionando fino in fondo, in quanti, tra gli appassionati di calcio del globo terracqueo, seguono con passione la lega araba di pallone? Le partite viaggiano a ritmi blandi, i compagni mediorientali dei campioni europei hanno piedi a ferro da stiro e disciplina tattica da bradipo, i riflettori intorno alle loro prodezze, una volta atterrati dagli sceicchi, vengono inghiottiti dalla sabbia. In più, essendo i match disputati da quelle parti non troppo stimolanti, pure gli allenamenti sono meno vigorosi. I recenti campionati europei lo hanno dimostrato: gente come Sergej Milinkovic-Savic, Marcelo Brozovic, ma anche Firmino, Neymar, Salah e compagnia assortita è come se a poco a poco avessero perso parte della magia associata alle loro straordinarie prestazioni. Non stanno diventando dei brocchi, ma di certo non stanno alzando il livello del loro calcio. Poi c’è la questione - non trascurabile - dello stile di vita praticato in terre maomettane di stretta osservanza. Le giovani mogli degli atleti, abituate a sgambettare nelle strade alla moda delle capitali europee con piglio disinibito, devono stare molto attente a non mostrare centimetri di pelle di troppo e sono costrette a mantenere un profilo basso anche nella socialità più semplice. Neanche ai loro consorti va meglio. Emblematico fu il caso di James Rodriguez in Qatar: «Lì tutti prendono da mangiare con le mani e me lo passavano così, preferivo non mangiare. Dicevo loro fossero folli». Un processo di adattamento che non è andato molto liscio, tanto che chiedeva sempre delle posate per mangiare. Rodriguez ha continuato parlando del momento della doccia negli spogliatoi dell’Al Rayyan: «Tutti nel mondo quando fanno un bagno rimangono senza niente, ma lì mi dicevano che non potevo restare così, la legge lo proibisce, ero spaventato».
Il calciatore colombiano ha fatto le valigie ed è fuggito armi e bagagli, rinunciando a parecchi danari. Prendiamo poi il caso recente di Raphael Varane, difensore francese che rappresenta uno dei colpi più significativi del recente mercato del Como, società decisa a rinverdire il suo passato glorioso di Serie A. Varane ha respinto sirene stramiliardarie provenienti proprio dall’Arabia Saudita, preferendo una lussuosa villa sul Lario, meta tra le più gettonate persino dagli influencer di tutto il mondo e dagli attori hollywoodiani, sapendo di essere pure a pochi chilometri da Milano, militando peraltro in un campionato, quello italiano, sfidante sul piano agonistico, indossando o affrontando casacche dal blasone ricco di gloria. Per questo la Saudi Pro League sta smettendo di investire nel calciomercato. Dai 3 miliardi circa di spesa per cartellini e ingaggi del 2023 si passa, a tre settimane dalla riapertura del mercato per la Spl, a poco più di 100 milioni (quasi tutti spesi dall’Al Ittihad), nessun nome sensazionale, addirittura qualche cessione eccellente. Insomma, si cercava di riverniciare l’immagine politico-economica dell’Arabia Saudita anche attraverso il pallone, ma se manca un sostrato culturale capace di far da collante all’identità di un popolo, il progetto è destinato a tramontare, come ogni realtà artificiale che postula l’autosufficienza morale dell’individuo dalla sua comunità di appartenenza. Il calcio, in altre parole, è anche costume, società, campanili, suolo, tempio dell’anima popolare, quel tempio in cui i mercanti credevano di banchettare, ma sono stati, per ora, accolti senza applausi. L’affaire Dybala insegna questo, e in queste considerazioni, è indubbio, permane un auspicio in verità anche romantico: che le società come l’Union Berlino possano sempre resistere dinanzi agli artifici scenici dei petroldollari.
È ripartito il torneo di calcio, con la caccia all’Inter campione d’Italia: Milan e Juventus vogliono scucirle lo scudetto, ma attenzione anche all’Atalanta, fresca del trionfo in Europa League, e al Napoli, esaltato dall’arrivo di Conte. Ecco le nostre valutazioni squadra per squadra, con i punti di forza e di debolezza. E con gli ultimi obiettivi di mercato.
Cagliari: Dopo Palomino e Piccoli i sardi vogliono Gaetano
Nereo Bonato, direttore sportivo del club sardo, dopo gli arrivi di Palomino, Luperto e Piccoli si sta concentrando per convincere Gaetano del Napoli, robusto trequartista ventiquattrenne: le alternative praticabili potrebbero essere Casadei, sul quale aleggiano pure le mire della Lazio, e Traorè. Il primo è un centrale ex Inter, con propensione anche offensiva, che milita nel Chelsea, mentre il secondo è un centrocampista offensivo classe 2000 del Bournemouth.
Empoli: I toscani si affidano alle giovani promesse
L’obiettivo dichiarato da mister D’Aversa è la salvezza, ma nella pratica non sarà impresa semplice. L’arrivo di Colombo dal Milan metterà alla prova le qualità del promettente giovane attaccante lombardo, da tempo in cerca di una consacrazione che ne nobiliti in pianta stabile il talento offensivo. Al suo fianco, Esposito dall’Inter forma una coppia promettente; in difesa c’è Viti dal Nizza e in porta Vasquez, ventiseienne colombiano in prestito dai rossoneri.
Lecce: Per la lotta salvezza si cerca un altro colpo
I salentini edificheranno barricate per la lotta salvezza. Sono arrivati il difensore Gaspar, a centrocampo Tete Morente e l’ex Salernitana Coulibaly come trequartista, il polacco Marchwinski assisterà Kristovic e Banda nell’assetto offensivo. Si tratta Onana dal Besiktas, mentre il ds Pantaleo Corvino precisa: «Siamo pronti a cogliere occasioni, i parametri delle squadre che lottano per non retrocedere si sono alterati anche a causa dei fondi che sono entrati in gioco».
Venezia: A Di Francesco e ai suoi servirà un’impresa
L’obiettivo è la salvezza, ma i lagunari saranno tra i club maggiormente a rischio retrocessione. Eusebio Di Francesco è un allenatore abituato alle imprese delicate, sa infondere una mentalità spumeggiante ai suoi e, anche se non lo hanno assistito con acquisti eclatanti, di recente ha dichiarato: «Mi tengo stretti i ragazzi che ho, poi con la società sappiamo dove dobbiamo intervenire per rinforzare la squadra nell’ottica dei doppi ruoli».
Como: La nuova e ambiziosa proprietà regala ai lariani Varane e Reina
Nobile decaduta tornata finalmente dove le compete, grazie alla nuova e ambiziosa proprietà punta a replicare il percorso fatto dal Monza nelle ultime stagioni della massima serie. E i presupposti sembrano esserci. Agli ordini di mister Fabregas sono arrivati il Gallo Belotti, attaccante di sicura efficacia se inserito in un contesto dove può godere di massima fiducia, il portiere veterano Pepe Reina, ma anche lo spagnolo Alberto Moreno reduce da quattro anni al Villarreal. Ma guai a scordare il rinnovo del rigenerato Patrick Cutrone. E poi c’è Raphael Varane, 31 anni, ex Manchester United e campione del mondo con la Francia nel 2018, ciliegina sulla torta per la difesa.
Parma: Nicolussi Caviglia e Brekalo gli obiettivi per non retrocedere
Si tratta Nicolussi Caviglia dalla Juve, si tratta Brekalo dalla Fiorentina. Si punta alla salvezza. Il ritorno in Serie A degli emiliani agli ordini di Fabio Pecchia si traduce con una lotta aperta per salvarsi. Questo l’obiettivo chiaro. Dopo gli acquisti di Almqvist e Cancellieri, nel mirino della dirigenza gialloblù potrebbe esserci Giulio Maggiore, classe 1998, centrocampista della Salernitana. Al momento le certezze sono il portiere Suzuki, il centrocampista Dennis Man, l’attaccante Bonny.
Verona: Tante uscite, molti risparmi. Qualcosa andrà reinvestito
Michael Folorunsho, autentica rivelazione della scorsa stagione, è tornato al Napoli al termine del prestito: rappresenta una perdita dirompente, perché il ventiseienne è stato fondamentale nel garantire equilibrio e spunti all’Hellas. Con l’uscita anche di Ngonge, Hien, Terracciano, Amione, Hongla e Duric, la società ha risparmiato circa 50 milioni. Lo scopo resta vendere per monetizzare e reinvestire per salvarsi.
Juventus: La Signora è un cantiere aperto. Nico in arrivo, occhi su Galeno
La coppia Cristiano Giuntoli-Thiago Motta sta completando una rivoluzione copernicana in casa bianconera. Quanto sarà sostanziosa nei risultati, è tutto da capire. Fatto sta che una lista di proscrizione con una sfilza di esuberi è stata stilata dalla società, e comprende Federico Chiesa, nel mirino di Inter (potrebbe avvenire uno scambio con Davide Frattesi), Milan, Napoli (possibile uno scambio con Giacomo Raspadori) e della Premier League. Il calciatore è valutato circa 25 milioni di euro. Non scordiamo anche McKennie, Nicolussi Caviglia, Rabiot, Kostic, De Sciglio, Arthur e Rugani. In difesa è sfumato l’arrivo di Todibo dal Nizza: quando i giochi sembravano fatti, si è inserito il West Ham. Sulla trequarti, il sogno, destinato a diventare realtà, è il trequartista atalantino Teun Koopmeiners. L’olandese vuole la Juve a tutti i costi, ha presentato il certificato medico alla società orobica per essere dispensato dagli allenamenti e ha convinto mister Gasperini a farsi cedere. Per 50 milioni più bonus si potrebbe concludere la trattativa. Si avvicina pure Nico Gonzalez dalla Fiorentina, sul quale Rocco Commisso sarebbe disposto a trattare sulla base di 30 milioni. Intanto sono già stati acquistati il portiere Di Gregorio dal Monza, il brasiliano Douglas Luiz, mediano classe 1998 di buona tecnica e fisicità, Khephrem Thuram, fratello minore del Marcus interista, che sogna di diventare il nuovo Pogba. La Vecchia Signora è un cantiere aperto: lo certifica anche l’attacco, dove si stanno cercando le pedine giuste da affiancare al serbo Dusan Vlahovic, patrimonio da valorizzare. Gli occhi, tra gli altri, sono puntati sul brasiliano Galeno del Porto: un nome da medico dell’antichità, un presente da punta esterna mobile e discretamente prolifica.
Udinese: Il solito punto di domanda tra qualità e attenzione ai conti
Samardzic è in partenza, Alexis Sanchez invece torna all’ovile dall’Inter. «Udine è sempre stata casa mia», dice l’attaccante cileno, che a 35 anni si ritrova nella compagine dove ha cominciato a imporsi come piede finissimo tra i calciatori d’Europa. Il club friulano, come ogni anno, è un’incognita. Non coltiva ambizioni di primo piano, ma sa allestire un gruppo capace di dar fastidio a società più competitive e sa dirigere il mercato secondo criteri in una commistione equilibrata di qualità e attenzione al portafoglio.
Inter: Il Biscione bistellato ha i mezzi per confermarsi
Beppe Marotta è il fuoriclasse dei nerazzurri. La sua presenza è garanzia di un borsino pingue, al di là delle risorse economiche contingenti. Tra entrate e uscite, l’impatto sul bilancio 2024/25 del mercato dovrebbe tradursi in un saldo positivo di circa 19 milioni di euro. «Gudmundsson è un colpo a effetto mediatico, ma noi non abbiamo approfondito la trattativa più di tanto», spiega l’a.d. interista. «Stiamo cercando un profilo alla Bisseck, per qualità ed età». A centrocampo, l’inserimento di Zielinski, salute permettendo, è garanzia di alternative d’alto livello per Simone Inzaghi. Il mediano polacco, ex Napoli, si inserisce nel ricco reparto presidiato da Barella, Frattesi, Calhanoglu, Mkhitaryan, Carlos Augusto, Dumfries, Buchanan. In attacco, l’iraniano Taremi elargisce cinismo davanti alla porta, fermo restando che le chiavi offensive sono affidate a Lautaro e Thuram. Con Sanchez approdato all’Udinese, bisogna ancora capire dove verranno collocati Correa e Arnautovic, punte non granché apprezzate dalla tifoseria. Resta aperta la strada che conduce a Federico Chiesa: ormai separato in casa con la Juventus, l’attaccante esterno potrebbe essere una ciliegina sulla torta dell’ultimo minuto.
Fiorentina: I viola sono ancora in costruzione. Intanto Palladino ritrova Colpani
I viola sono ancora in costruzione, ma il patron Rocco Commisso è garanzia per allestire una rosa solida, che punta a un posto in Europa, anche quella di secondo piano. Sulla panchina che fu di Italiano è arrivato Palladino, che col Monza ha mostrato un calcio brillante. Nico Gonzalez potrebbe essere ceduto alla Juventus, avvalorando una serie di cessioni in direzione Torino che annoverano, nel passato recente, Federico Chiesa, Federico Bernardeschi, Dusan Vlahovic. Quest’anno sono partiti Milenkovic, Duncan, Bonaventura. In compenso è arrivato dal Genoa il potente islandese Gudmundsson, che era cercato pure dall’Inter, l’esterno Colpani dal Monza, per il quale il tecnico stravede e Kean dai bianconeri, punta talentuosa ma che fa fatica ad avere una certa disciplina. I pali saranno difesi dal veterano De Gea, ex United.
Bologna: Sarà duro rimpiazzare Zirkzee. Ma Italiano darà la spinta giusta
Il vero acquisto è Vincenzo Italiano, tecnico che si carica sulle spalle il fardello di non far rimpiangere il lavoro svolto da Thiago Motta. Ex Fiorentina, Italiano tratteggia un calcio propositivo, capace di valicare i dettami pallonari nazional catenacciari, come il suo cognome invece suggerirebbe. Con l’addio di Zirkzee, «i nostri numeri nove sono Castro e Dallinga. Avremo tante partite e tante competizioni da giocare: entrambi devono sapere lavorare per la squadra con e senza palla. Partita per partita valuteremo chi schierare in base a condizione, fiducia e avversario», dice lui, alle prese col recupero di Karlsson. Perso Calafiori, il nome scelto per la difesa potrebbe essere quello di Rugani, escluso dal progetto della Juventus. In questa stagione i rossoblù disputano la Champions League: la squadra deve confermarsi all’altezza per ben figurare tra le grandi europee.
Napoli: Conte rilancia le aspettative e corteggia il «suo» Lukaku
Antonio Conte è arrivato al comando e, come sempre accade quando si piazza sulla tolda di una società, ha rinnovato aspettative e vigore. Manca però ancora il companatico. L’allenatore pugliese, in rotta con Folorunsho, lo ha escluso dal progetto e il centrocampista potrebbe trasferirsi alla Lazio. In attacco, il nodo da sciogliere è la cessione di Victor Osimhen. L’attaccante nigeriano dovrebbe accasarsi al Psg, ma il club parigino tergiversa, ancora non è chiaro se per far abbassare il prezzo, fissato intorno ai 100 milioni, o perché sta valutando alternative. Nel frattempo i partenopei puntano su Romelu Lukaku, che di Conte è il pupillo: Big Rom è tornato al Chelsea dopo una discreta stagione alla Roma, i londinesi per farlo andare via pretenderebbero circa 43 milioni, Aurelio De Laurentiis non vorrebbe superare quota 25. Si ipotizza pure uno scambio tra attaccanti, con Osihmen a Londra e Lukaku a Napoli, ma in quel caso, il Chelsea dovrebbe versare denaro aggiuntivo nelle casse dei campani e non ci sarebbe l’accordo su quanto. Il conguaglio si aggirerebbe sui 50, 60 milioni, ma la distanza tra domanda e offerta sarebbe ancora significativa. C’è chi dice resti viva l’ipotesi Federico Chiesa: il Napoli sarebbe pronto a uno scambio con Raspadori da girare alla Juve. Si dice anche che alcuni tifosi non sarebbero del tutto soddisfatti delle garanzie offerte dal portiere Meret. Quest’anno i campani non disputeranno le coppe e piazzarsi tra le prime tre della Serie A pare sia un obiettivo decisivo. «Voglio cercare di rinforzare la rosa, ne abbiamo bisogno, anche se so che alcuni giocatori non vorrebbero venire da noi perché non giocheremo in Europa», dice Conte.
Atalanta: Percassi-Gasperini, una garanzia. Però Koopmeiners va sostituito
Rapace sul mercato come poche altre società, sfrutta il decisionismo della coppia Percassi-Gasperini. Forse perduto Teun Koopmeiners, che si accaserà alla Juventus per circa 50 milioni dopo aver presentato certificati medici per aggirare gli allenamenti e ribadire la volontà di trasferirsi a Torino, la Dea ha rimpiazzato l’infortunato Scamacca con Retegui, riscattato De Ketelaere, preso Zaniolo, il terzino carioca Wesley e poi Brescianini dal Frosinone a centrocampo, un rinforzo in grado di puntellare la linea mediana a immagine e somiglianza dei dettami dell’allenatore. Tratta Danso in difesa, pensa a Kalulu e a Nico Gonzalez, punta a una rosa capace di difendere la nomea di detentrice dell’Europa League. Se trova il degno sostituto di Koopmeiners, si colloca a buon diritto tra le prime cinque forze del campionato.
Roma: De Rossi cerca conferme ma Dybala lascerà un vuoto
Paulo Dybala sta per essere ceduto agli arabi dell’Al Qadsiah. I dettagli sono stati limati, i giallorossi perderebbero uno dei giocatori più talentuosi in rosa. Nel frattempo, la squadra allenata da Daniele De Rossi ha accolto Enzo Le Féè, Matias Soulé e la punta centrale ucraina Artem Doybyk. Nel frattempo Florent Ghisolfi, direttore sportivo dei capitolini, sta seguendo Loic Badé del Siviglia, difensore centrale classe 2000 di origini ivoriane e nigeriane. Le voci che conducono all’esperto difensore tedesco Mats Hummels appaiono invece infondate. L’obiettivo è piazzarsi in Europa offrendo un gioco convincente e dominante, ma alcuni rinforzi si impongono per puntellare ogni reparto. «Una cosa sola mi può salvare: una squadra forte», dice l’allenatore giallorosso, che intende proseguire sulla strada tracciata durante la scorsa stagione.
Torino: Gli uomini di Vanoli sperano in un passaporto per l’Europa
I granata agli ordini di Paolo Vanoli intendono condurre una stagione senza troppi patemi d’animo, magari agguantando un posto da fanalino di coda europeo, se la buona sorte e il buon gioco fossero propizi. Dopo aver chiuso la trattativa per l’esterno con passaporto croato e tedesco Borna Sosa, i fari sono puntati su Zeno Van den Bosch dell’Anversa. L’ariete d’attacco rimane il potente colombiano Duvan Zapata, affiancato da Sanabria. Nella difesa a tre Coco si colloca al centro con Masina e Vojvoda, mentre a centrocampo Linetty difenderebbe la manovra con Lazaro e Bellanova sugli esterni.
Lazio: La campagna abbonamenti vola però quella acquisti non brilla
La campagna abbonamenti galoppa col vento in poppa, ma i biancocelesti, come da tradizione consolidata del presidente Claudio Lotito, non brillano fino a oggi per una campagna acquisti stellare. Ciro Immobile non c’è più, si è accasato in Turchia. A rimpiazzarlo, Boulaye Dia, prolifico centravanti senegalese che ha compiaciuto i tifosi della Salernitana. La formula è quella del prestito biennale con obbligo di riscatto, il giocatore ha firmato un contratto quadriennale. «Cerchiamo calciatori bravi e lui è uno di questi, lavoro a stretto contatto con la società», dice il neo allenatore Baroni. Perduto pure Luis Alberto, il sogno sarebbe ingaggiare Folorunsho dal Napoli. L’ex centrocampista che ha trascorso un brillante anno a Verona, ha rotto con Antonio Conte e potrebbe rimpolpare il reparto mediano. Per il momento, la rosa laziale è da primi otto posti, senza elargire emozioni particolari.
Monza: Galliani scommette su Nesta per un campionato tranquillo
Stefano Sensi sulla linea mediana, Daniel Maldini sulla trequarti offensiva, ma soprattutto mister Sandro Nesta seduto sulla panchina. Adriano Galliani ha voluto ardentemente un ex milanista sulla panchina del suo Monza per rimpiazzare il partente Raffaele Palladino. L’obiettivo è piazzarsi con tranquillità nel bel mezzo della classifica, nonostante la cessione del portiere Michele Di Gregorio alla Juventus, di Andrea Colpani alla Fiorentina, e del passaggio a titolo definitivo di Carlos Augusto all’Inter.
Genoa: Ciao ciao Retegui e Gudmundsson. Ora la forza deve essere il gruppo
Il Grifone agli ordini di Alberto Gilardino investe poco, ma punta a replicare la stagione scorsa, che ha regalato qualche soddisfazione sul piano del gioco e dei punti. Persi Gudmundsson e Retegui, ecco Pinamonti dal Sassuolo: mobile e versatile, potrebbe trovare a Marassi uno stadio amico. Tra i pali è stato acquistato Gollini, portiere felino che non è ancora riuscito a godere in pianta stabile della fiducia di un club, nonostante abbia militato in squadre prestigiose. «Abbiamo perso Gudmundsson, ma la nostra forza sarà il collettivo», ha spiegato un’aziendalista Gilardino.
Milan: Ibra carica l’ambiente, Fonseca promette gioco
I rossoneri puntano allo scudetto, pendono dalle labbra di Zlatan Ibrahimovic, che nel giorno della presentazione del centrocampista Yussuf Fofana dal Monaco, ha dichiarato: «Abbiamo compiuto quattro acquisti di grande livello, era ciò che ci serviva. Non abbiamo bisogno di compiere altre mosse, abbiamo pure Milan Futuro (l’under 23 nda) che ci garantisce una fucina di talenti, non abbiamo bisogno di vendere, la squadra ha un ottimo potenziale». Oltre a Fofana, Zlatan si riferisce all’arrivo della punta Alvaro Morata in luogo di Olivier Giroud, al terzino destro Emerson Royal che, vox populi, si propone come propulsore carioca dal potenziale interessante, e al serbo Pavlovic, guerriero destinato a ritagliarsi un ruolo prezioso per puntellare la retroguardia. Si attende però di vedere quali saranno gli orizzonti progettuali di mister Paulo Fonseca. Il successore di Stefano Pioli ha un’autentica passione per le squadre capaci di giocare il pallone, di costruire azioni, macinando iniziative eppur patendo, talvolta, le sortite avversarie. Poi ci sarebbe il discorso dei rinnovi, primi tra tutti quelli di Theo Hernandez e Mike Maignan. «Sappiamo che cosa vogliamo noi e sappiamo che cosa vogliono loro, non ci saranno problemi, si risolve tutto in un minuto». Tra gli obiettivi caldi, Lazar Samardzic dell’Udinese, Manu Konè del Borussia Monchengladbach, per il quale sarebbe pronta un’offerta da 16 milioni a fronte però di una richiesta dei tedeschi di 25. Attenzione al potenziale colpo di scena rappresentato da Federico Chiesa.





