Non si sono mai amati, e questo è assioma. I 73 giorni di Gian Piero Gasperini alla Pinetina sono stati la parentesi nera, la damnatio memoriae nella sua carriera di sergente tutto disciplina, corsa e nerbo. L’anno scorso poi, doppio smacco: Cristian Chivu imbattuto e vittorioso due volte su due contro di lui.
Ma il calcio è un labirinto di segni a volte fatti per essere sovvertiti, a volte confermati. Un 2-2 gladiatorio all’Olimpico lo conferma: l’Inter è la Moby Dick del capitano Achab Gian Piero, la sua croce e delizia. E il match tra Roma e nerazzurri è stato delizioso. Dopo il minuto di silenzio per la leggenda nerazzurra Sandro Mazzola, le uniche due squadre a punteggio pieno della Serie A iniziano a fronteggiarsi. Sponda giallorossa: Balerdi vince il ballottaggio con Ndicka e gioca al centro della difesa. Molina torna a destra (preferito a Lulli), con Wesley a sinistra. Il trio d’attacco vede Dybala e Soulé alle spalle di Malen. Risponde Chivu: in difesa Akanji centrale, Bisseck più a destra e fuori Stones. A centrocampo c’è Jones, Zielinski in regia. Confermato Diouf a destra (neo convocato da Zidane nei blues), tornano i titolari Dimarco a sinistra e Lautaro davanti con Thuram. La Lupa parte vergine e marziale: imbucata di Dybala – creativa, obliqua, da geometra – verso il secondo palo dove arriva Molina e la rimette in mezzo. E lì, Manu Koné, centromediano muscolare, irrompe e trafigge Martinez. Padroni di casa in vantaggio. È un gol da Bignami del Gasperinismo: tre tocchi, tutti uomini sull’uomo, tutti a correre come staffette feudali. Al decimo l’Inter prova a riorganizzarsi. Ariosa, palleggia, vezzeggia la sfera. Ma la Roma è forsennata, chiude spazi, morde. Pressa pure il raccattapalle. Poi l’errore: Hermoso spalanca una prateria a Thuram. Sarebbe ripartenza letale, ma tutto si ferma: trattenuta del francese, fischio arbitrale, un po’ di sceneggiata. Barella si becca il giallo. Minuto 31: corner di Dybala, spizza Cristante da arcigno metodista, nessuno accorre sul secondo palo. Occasione sprecata, quasi horror vacui. Subito dopo Dimarco, l’esterno col sinistro benedetto, fa una pasquinata da avanspettacolo: con il petto, apparecchia un assist a Dybala. La Joya, incredulo, sparacchia alto. Avrebbe potuto essere già 2-0. L’Olimpico urla, i nerazzurri sospirano. Poi si disperano. Al trentasettesimo ancora Koné finalizza un’azione sontuosa. Palla fatta girare fino a quando viene rimessa al centro da Dybala: leggero tocco di Mancini e l’ivoriano scarica il piattone sinistro. Grande attesa per verificare al Var la posizione, poi l’esultanza dell’Olimpico. Tutto regolare, è 2-0, dice l’arbitro Massa. E pensare che poco prima sia Bisseck, sia Bastoni, si erano divorati occasioni ghiotte. Il primo tempo scandisce una cavalcata meritata per i romanisti: l’Inter manca di quella coesione che l’aveva contraddistinta, tra le altre, nella sfida col Cagliari. Proprio i sardi peraltro ieri hanno espugnato Udine con gol da opportunista di un Daniel Maldini così carico da ridare giusto lignaggio al suo cognome dopo la parentesi infausta nelle notti milanesi. La compagine rossoblu non partiva tanto arrembante dai tempi di Gigi Riva. Digressioni a parte, nella ripresa i campioni d’Italia escono dalla loro apnea indotta: Mancini perde palla, Thuram arriva sul fondo, mette in mezzo, Lautaro di sinistro gira verso il secondo palo: 2-1 dopo 51 secondi. L’argentino ha segnato quattro gol nelle sue ultime cinque sfide di campionato coi giallorossi. Poi le contromisure cambiano gli assetti. Chivu inserisce Carlos Augusto e Sucic per Dimarco e Jones, Gasperini fa uscire Mancini, Molina e l’osannato Koné per Ndicka, Rensch e Pisilli. Minuto 68: su calcio d’angolo, il goleador Malen nell’area piccola rifila una staffilata da pochi metri. Martinez sfodera riflessi da pantera e ci arriva addirittura di testa. Azione insistita dell’Inter, Svilar compie una prodezza, poi la palla si infrange sulla traversa e l’azione prosegue. Palla a Lautaro che se la sistema sui piedi e non sbaglia. È 2-2 al minuto 79. Malen claudicante stringe i denti, Thuram fulmineo imbeccato da Barella sfiora il colpaccio, Esposito e Bonny sostituiscono Lautaro e il figlio di Lilian. Prova e riprova, alla fine è la compagine di Chivu, forse sospinta dallo spirito di un Mazzola ancora nella zona Cesarini delle schiere angeliche, ad accarezzare la vittoria. Ma il destino gode a scrivere sceneggiature incerte: il pari accontenta (per ora) tutti. Roma e Inter rimangono imbattute.
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