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(Ansa)

Per capire l’ultima inchiesta della Procura di Roma per aggiotaggio sui movimenti intorno alla Lazio bisogna partire dai numeri. Non solo quelli della Borsa, con l’oscillazione del titolo nei giorni delle uscite di alcuni articoli su cui gli inquirenti vogliono vederci chiaro (e su cui presto potrebbero rendersi necessari anche gli accertamenti della Consob come accadde anche per la cordata di Giorgio Chinaglia di 20 anni fa). 

Dietro il club biancoceleste c’è infatti una partita economica che può avvicinarsi al miliardo di euro. La Lazio è una società che funziona (ora con Gennaro Gattuso in panchina stanno arrivando anche i risultati).

Il presidente Claudio Lotito valuta il club 850 milioni, mentre secondo alcune ricostruzioni ne chiederebbe 1 miliardo. Football Benchmark stima un valore d’impresa di 519 milioni. Il centro d’allenamento di Formello, già compreso nel patrimonio, viene valutato 235 milioni. E il nuovo Flaminio potrebbe accrescere ulteriormente il valore della società.

È su questo potenziale che si innesta l’inchiesta sulle pressioni per costringere Lotito a vendere. Ma chi avrebbe dovuto comprare la Lazio? Nonostante le indiscrezioni e i nomi circolati, il decreto non identifica ancora chi avrebbe dovuto acquistare il club.

Di certo anche i conti alimentano l’interesse: a giugno 2025 la Lazio aveva 66,3 milioni di indebitamento finanziario netto, contro i 302,8 della Juventus, 248,4 dell’Inter, 153,4 della Roma e 108,1 del Milan. E nel novembre 2027 terminerà il rimborso del debito fiscale storico, liberando circa 30 milioni di cassa.

Il Flaminio è l’altra scommessa: 437,5 milioni d’investimenti previsti, 283,5 di prestiti bancari e 75 alla voce «soci», non identificati nel piano pubblico. La futura società di gestione prevede 37,14 milioni di ricavi nel 2030.  Ma che tra merchandising e eventi potrebbe toccare i 60 milioni annui.

È questo il contesto del procedimento dove sono indagati per manipolazione del mercato Francesco Maiolini, amministratore delegato di Banca del Fucino, Mauro Masi, presidente dell’istituto, e Luigi Bisignani, editorialista del Tempo.

Secondo l’accusa, dal giugno 2024 avrebbero concorso a diffondere notizie false sulla vendita imminente, sul presunto dissesto delle società di Lotito e su una retrocessione voluta per incassare 35 milioni di «paracadute». 

A pagina quattro del decreto, il pm ipotizza un «disegno più ampio e unitario»: diffondere notizie false per deprimere il prezzo delle azioni Lazio e, contemporaneamente, spingere Lotito a cedere il pacchetto di controllo.

La contestazione dei tifosi si è progressivamente trasformata in una pressione anche economica: prima gli striscioni davanti alla Camera e agli uffici di Forza Italia, le campagne sui social e le telefonate minacciose denunciate dal presidente, poi il boicottaggio degli abbonamenti e delle partite all’Olimpico.

I gruppi organizzati hanno inoltre annunciato la disdetta degli abbonamenti alle pay-tv e iniziative rivolte agli sponsor, con l’obiettivo di esercitare pressione sugli interessi economici legati al club. La Procura cerca ora di capire se dietro queste iniziative, comprese le presunte manovre finanziarie sulla cessione della società, esistesse una regia comune.

Il 31 maggio 2026 Luigi Bisignani scrive sul Tempo di una presunta offerta JP Morgan da 450 milioni per la Lazio, smentita dal club e ritenuta falsa dalla Procura. Nell’articolo indica Masi e Maiolini, insieme ad altri esponenti della finanza, come possibili interlocutori per un nuovo corso.

Attribuisce l’offerta a Enrico Monti, ex JP Morgan. Del resto, un dossier Lazio sarebbe arrivato anche a Tilman Fertitta, proprietario degli Houston Rockets. Circolano inoltre i nomi di fondi qatarioti e Andrea Pignataro, ma non risultano offerte confermate.

Nel giugno 2026 le indiscrezioni sulla cessione coincidono con significativi movimenti in Borsa. Il decreto richiama due articoli pubblicati da Millenovecento il 9 e 10 giugno 2026 sull’imminente vendita della società. Il titolo passa da 1,56 a 1,68 euro tra le chiusure del 9 e dell’11 giugno (+7,7%), mentre nelle sedute del 10 e dell’11 gli scambi superano 1,2 milioni di azioni. L’11 giugno raggiunge anche un massimo di 1,865 euro.

Chi avesse acquistato 100.000 azioni a 1,56 euro e le avesse rivendute a 1,68 avrebbe guadagnato, in teoria, 12.000 euro lordi. La Consob potrebbe ora verificare chi abbia operato sul titolo e se qualcuno conoscesse le indiscrezioni prima della loro pubblicazione.

Non sarebbe la prima volta. Nel 2005-2006 Giorgio Chinaglia annunciò una cordata ungherese interessata alla Lazio, chiamando in causa il gruppo farmaceutico Richter Gedeon, che smentì. Le indiscrezioni accompagnarono forti oscillazioni del titolo.

Nel 2007 la Consob sanzionò Chinaglia per 4,2 milioni, quattro dei quali per manipolazione informativa. Il processo penale ebbe però un esito diverso: Chinaglia morì nel 2012 e l’8 maggio 2026 la Corte d’appello di Roma assolse i sei imputati rimasti, ribaltando le condanne di primo grado.

Intanto Masi respinge le accuse, che definisce «completamente e totalmente false», e annuncia una denuncia per calunnia. Bisignani nega qualsiasi complotto e accusa Lotito di aver denunciato i tifosi anziché confrontarsi con loro. 

Ma c’è un particolare importante: Lotito aveva presentato denunce contro gli autori degli episodi contestati, senza indicare Masi, Maiolini o Bisignani come responsabili. Sono stati gli accertamenti successivi dei carabinieri a portare la Procura a iscriverli nel registro degli indagati. 

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