Ve lo ricordate Francesco Gullo? Baffo alla Hulk Hogan, carattere da guascone dinoccolato che spariglia le carte nel reality show di Mediaset Campioni – il sogno: un manipolo di calciatori dilettanti arruolati nel Cervia (campionato d’eccellenza romagnolo) agli ordini di Ciccio Graziani, le loro vite raccontate dentro e fuori dal campo su Italia 1, il televoto a decidere la loro sorte, la Gialappa’s band ad aggiungere pepe alle cronache.
Era il primo decennio del nuovo secolo, un’era geologica fa. Ebbene oggi Gullo è diventato regista, ma più che a Cristopher Nolan, somiglia a Isaac Newton quando gli cadde addosso la mela: da quel colpo in testa, Newton ha riflettuto sulla gravitazione universale. Gullo invece ha inventato la GullocamFg18, un meccanismo destinato, pare, a guarnire la fruizione degli show sportivi come mai prima. La sua mela in testa? Un errore procedurale durante un evento di beneficenza da lui organizzato gli ha acceso la lampadina su quest’intuizione che, parole sue, potrebbe renderlo assai ricco. «A meno che non mi uccidano prima. Sai, la Gullocam, come tutte le innovazioni, potrebbe dar fastidio», ridacchia.
Spieghiamo di che si tratta.
«Tanto per cominciare: io non ho brevettato un nuovo tipo di telecamera. Ne ho brevettato il meccanismo d’azione: prevede una telecamera interrata, inserita all’interno di un involucro che fuoriesce da un campo di gioco, per esempio durante una partita di calcio, fornendo a milioni di telespettatori immagini uniche con dettagli di alta qualità mai visti prima. L’invenzione, collaudata con un team di ingegneri, tecnici e legali, è protetta da tre brevetti e punto a diffonderla nello sport, ma anche nei concerti».
E nasce da un errore, come spesso accade.
«Sette anni fa ero allo Stadio Euganeo di Padova durante uno dei tornei di calcio che organizzo per il progetto Campioni in tour, destinato ai bambini delle scuole calcio. Mi sono scordato di spegnere l’impianto di irrigazione del campo e, mentre un bambino calciava un rigore, l’irrigatore è partito. Mi si è accesa la lampadina: un’inquadratura da quel punto di vista, con una telecamera che esce dal terreno e ruotando a 360 gradi immortala dettagli inediti, non era ancora stata pensata».
Il 19 aprile del 2025 la Gullocam ha debuttato durante il match Monza-Napoli.
«Un collaudo prestigioso. Significa aver messo il piede nel calcio mondiale. Io sono solo Gullo, non sono un grande nome: per accreditarmi presso le istituzioni ho dovuto dimostrare la totale sicurezza del meccanismo, testarlo captando le immagini della partita tenendo presente che tutto ciò che accade dentro il campo deve essere autorizzato dall’Ifab. Per collocare la Gullocam nell’area di rigore occorre il passaggio alla Fifa».
Si è dato dei tempi?
«Spero entro i prossimi due anni. C’è una filiera burocratica da considerare».
Non si parla solo di calcio.
«L’obiettivo è propormi ai grandi editori americani. I brevetti sono estesi a tutti i campi sportivi. Il 4 ottobre scorso abbiamo fatto un test nel football americano con i Lions di Bergamo, poi nella serie A del baseball a Padova, nel golf e nel footgolf».
Qual è una caratteristica che renderebbe il prodotto ambito?
«Immagini nuove, ravvicinate e spettacolari. Visuali rasoterra, come davanti alla Playstation. L’indugiare sui dettagli, anche quelli dei marchi che sponsorizzano gli atleti, garantendo un inedito approccio visivo alla pubblicità. Senza bisogno di operatori in più. Non è una spidercam, è qualcosa di molto diverso».
Ha in mente di introdurla negli eventi musicali.
«Posizionata su un palco o lateralmente, protetta dall’involucro insonorizzato, garantisce immagini a distanza ravvicinata anche per chi è a notevole distanza senza bisogno di operatore. Diversi test in occasione di concerti con grosse star sono stati effettuati e sono soddisfacenti».
Ha pensato al valore economico possibile?
«Beh, in ogni partita di Serie A, la Lega Calcio spende circa 50.000 euro di attrezzatura. Se io proponessi la Gullocam anche a circa 1.000 euro l’una, sarebbe molto redditizio già nel settore calcio. I costi di produzione verrebbero ammortizzati rapidamente».
Tutto questo grazie alla sua scelta di diventare regista.
«All’epoca di Campioni ho avuto modo di collaborare con maestri del calibro di Roberto Cenci e Popi Bonnici. Ho imparato da loro e mi sono appassionato al mestiere. Poi un evento familiare tragico (la compagna ha perso il figlio atteso dalla coppia durante la gravidanza, ndr) mi ha spinto a concentrarmi su eventi di beneficenza per i bambini: da lì è nato Campioni-il tour, che permette ai piccoli calciatori in erba di giocare nei grandi stadi italiani, sostenendo nel contempo iniziative benefiche per i reparti di pediatria degli ospedali».
A volte si cerca una cosa e se ne trovano molte altre.
«Mi piace pensare che, se esiste un aldilà, mio figlio mi abbia indicato la strada».
Lei ai tempi di Campioni era il personaggio più discusso, preso in giro, ma che garantiva lo share del reality.
«Devo tutto al mio rapporto con Ciccio Graziani, intriso di ritmi da commedia. Poi alla Gialappa’s band, le cui prese in giro mi hanno garantito popolarità. Ero l’uomo della strada arrivato in tv a destabilizzare il sistema».
E poi ci fu quel tunnel rifilato a Gennaro Gattuso durante Cervia-Milan.
«Vi racconto com’è andata. Ognuno di noi del Cervia, prima di affrontare il Milan, era stato invitato a fantasticare intorno a una prodezza da compiere in campo. Io azzardai: “Vorrei fare un tunnel a Ringhio Gattuso”. Entrai in campo e Ancelotti mi avvicinò, dicendomi che ora avrei dovuto provarci davvero. Ci provai, gli feci il tunnel, scambiai palla con un compagno e tirai secco in porta. Se ci ripenso, ancora non ci credo (ride, ndr)».
Gattuso come la prese?
«Costacurta mi avvisò: “Attento, adesso quello ti mena!”. Poi entrai nello spogliatoio del Milan, dentro c’erano Kakà, Seedorf, Maldini, e tutti mi acclamarono. Gattuso mi tirò addosso la sua maglietta, la conservo ancora. Incorniciata».
La sua popolarità coincise con una balla clamorosa: disse di aver giocato contro Del Piero in Champions League militando nel Basilea.
«Non fu una balla così clamorosa. Quando da calciatore militavo nel Chiasso, mi notarono e ho avuto davvero l’opportunità di allenarmi per quattro giorni col Basilea di Christian Gross che sconfisse la Juventus. Serie A svizzera, un livello molto alto. Non mi presero perché non si era liberato lo spazio per un ulteriore extracomunitario, che a norma di regolamento sarei stato io. Ricordo ancora quel periodo: era l’11 settembre 2001, il giorno del crollo delle Torri Gemelle. Non avevo guardato la tv e seppi la notizia ore dopo».
Allora diciamo che fu una semi-balla, una verità un po’ romanzata.
«Al provino di Campioni riciclai quell’esperienza aggiungendoci qualcosa di mio. All’epoca i social non erano così pervasivi, ci si poteva concedere qualche licenza concettuale. E poi, quella mia dichiarazione alimentò la fama del programma!».
Lei e Graziani eravate protagonisti di siparietti da commedia.
«Un rapporto spassoso. Un giorno la troupe di Scherzi a parte fece uno scherzo a Graziani coinvolgendomi, obbligandomi a dire che stavo flirtando con sua figlia. Si incazzò come una bestia, voleva picchiarmi. Per far pace impiegai settimane».
Era l’idolo dei vip.
«Valentino Rossi, Fiorello e sua mamma addirittura: moltissimi dichiararono di guardare Campioni perché c’ero io (ride, ndr). Ero l’uomo medio che diventa idolo».
Ha fatto per un po’ l’opinionista sportivo sulle tv private.
«Ho smesso quando ho deciso di concentrarmi sull’attività di regista. E poi, dedicandomi a eventi di beneficenza con i bambini, volevo dare di me un’immagine diversa, affrancarmi dalle risse televisive. Sono orgoglioso di Campioni-il tour: negli anni abbiamo coinvolto oltre centomila bambini sotto i 12 anni e almeno 35 di loro sono diventati calciatori professionisti. Pure Daniel Maldini ha partecipato».
Le manca la televisione?
«Ora che sto dietro alla telecamera, non sento il bisogno di starci davanti. Mi hanno fatto proposte per partecipare a reality show, ma ho declinato, preferisco dedicarmi ai miei progetti. Poi, se le mie idee arriveranno dove spero arrivino, penserò a qualcos’altro».
Intanto, la Gullocam.
«Devo molto ai maestri Cenci e Bonnici, a Mediaset, a Giorgio Restelli che non mi ha mai fatto mancare il suo sostegno. A Silvio Berlusconi ai tempi del Cervia. A breve spero di poter annunciare novità ghiotte sulla Gullocam».
Le piace il calcio di oggi?
«Sì, ma i giocatori dovrebbero tirarsela di meno, soprattutto con i fan».
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