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Sport in campo contro la violenza: la campagna «Fuori Rosa»
A sinistra Giampaolo Ricci, capitano dell'Olimopia Milano. A destra Haley Bugeja, attaccante dell'Inter femminile
Dal 7 al 12 aprile il Csi Milano lancia Fuori Rosa, mobilitazione contro la violenza di genere. Coinvolte oltre 650 società sportive e atleti di Serie A. Un gesto simbolico sui campi e una campagna social per promuovere rispetto e consapevolezza.
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Dimmi La Verità | Alessandro Amorese (Fdi): «Clamoroso il flop dell'Italia contro la Bosnia»

Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.

Per i Balcani non sono solo 90 minuti: urlano contro l’Europa che non li vede
Tifosi della nazionale serba (Ansa)
Le tensioni in campo riflettono la geopolitica: Sarajevo vuole ritagliarsi spazio.

Sarebbe bello se tutto fosse dentro una sfida calcistica che decide chi tra Bosnia e Italia meriti maggiormente di accaparrarsi gli ultimi posti di un Mondiale che si annuncia extralarge non solo per le sedi, distribuite tra Stati Uniti, Messico e Canada (mai successo prima: tre nazioni per un solo torneo), ma anche perché quella del 2026 è la prima edizione allargatissima a 48 squadre.

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Il calcio italiano oggi lotta per sopravvivere
Gennaro Gattuso con la nazionale (Getty Images)
Siamo arrivati a 12 anni senza partecipare ai Mondiali, e da stasera potrebbero diventare 16. Nel frattempo sono nati e cresciuti fenomeni come Jannik Sinner e Kimi Antonelli, capaci di attrarre i ragazzi verso altri sport. In Bosnia il pallone si gioca la sua egemonia.

Si chiama mesmerismo, era una suggestione pseudo scientifica divenuta letteraria grazie a Edgar Allan Poe, coniata dal dottor Franz Mesmer nel diciottesimo secolo, e postulava l’esistenza di un fluido vitale tra gli individui capace di alimentarne il carisma, curando paturnie sia esistenziali, sia fisiche. Ce l’ha molto sviluppato Jannik Sinner, il mesmerismo. Pure Kimi Antonelli è un campione assai mesmerico.

Sapete quanti anni avevano Sinner e Antonelli l’ultima volta in cui la Nazionale italiana di calcio disputò un Mondiale? Jannik 13. Sarebbe diventato professionista della racchetta quasi due anni dopo. Kimi otto. Era il 2014, all’epoca il pallone deteneva l’egemonia sull’immaginario sportivo nazionalpopolare. Poi c’è stata la sventura degli azzurri di Ventura, eliminati dalla Svezia nello spareggio del 2017, e a parte la ricca parentesi di Euro 2020, l’Italia non disputa un Mondiale da due edizioni. Tanto per capirci: un ragazzino italico oggi iscritto alle medie, in un evento così prestigioso, la Nazionale non l’ha mai ammirata.

Dunque o stasera contro la Bosnia Herzegovina gli uomini di Gennaro Gattuso si fanno onore, o l’eventualità che il pallone, insidiato da altri sport rampanti, smarrisca il primato di ispiratore di carriere per campioni del futuro diventa concreta. Questa è una sorprendente notizia. Federico Dimarco e Pio Esposito hanno ostentato sicumera ridanciana, paparazzati dalle telecamere mentre sghignazzavano quando la Bosnia ha battuto il Galles nel match giocato il 26 marzo scorso che avrebbe decretato l’avversario dei nostri. «È stata un’esultanza istintiva, non volevo mancare di rispetto», si è difeso l’interista.

Edin Dzeko, quarantenne capitano dei bosniaci, ariete che ha costruito la sua gloria agonistica nel nostro Paese sfoggiando le casacche di Roma, Inter e Fiorentina, non risparmia stilettate: «Se gli azzurri temevano il Galles, non sono più quelli di una volta. Amo l’Italia, ci ho vissuto nove anni splendidi, sentirò la partita più di tutti. Però loro non hanno più Totti o Del Piero, i giocatori di una volta erano diversi». E ancora: «Pure i critici sostengono che nel calcio italiano manchi l’intensità. Mi aspetto una partita assai tattica. Il campo di gioco sarà brutto? Alcuni campi italiani non sono migliori», conclude, alludendo allo stadio Bilino Polje di Zenica. Più che un impianto, un avamposto cyberpunk forgiato col ferro della cortina in cui i cascami tetri della combattiva tifoseria balcanica alimentano l’epica da chanson de geste.

Fu inaugurato nel 1972 con una capienza di 30.000 persone; poi gli ammodernamenti l’hanno ridotta a 13.000. Le tribune sono vicinissime tra loro e a ridosso del rettangolo verde, l’acustica amplifica le grida dei supporter, radicalizzando l’effetto bolgia come ingrediente emotivo di sicura efficacia per la compagine di casa, i cui sostenitori sono stati multati di 60.000 franchi svizzeri dalla Fifa per tifo scorretto. In più, stasera potranno accedere solo 10.400 tifosi, con meno di 1.000 posti dedicati ai temerari fan nostrani. Non scordando un meteo attestato sui 2-3 gradi di temperatura. Ad accrescere l’adrenalina guerresca ci pensa la cronaca: la Procura di Milano starebbe indagando circa la presenza, a cavallo tra 1992 e 1996 (gli anni della guerra di Jugoslavia e dell’assedio di Sarajevo), di cittadini italiani che avrebbero letteralmente pagato di tasca propria le milizie serbo-bosniache per sperimentare l’ebbrezza del mestiere di cecchino, sparando sugli abitanti.

E mentre Gattuso si arrovella sulla formazione e pensa di schierare davanti a Donnarumma, Mancini, Bastoni, e Calafiori, con Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco a centrocampo, Retegui e Kean sul terminale offensivo, una statistica rinfrancante: l’Italia è rimasta imbattuta in cinque dei sei precedenti contro i balcanici. Ma stasera, si diceva, si saggerà la tenuta del movimento calcistico in un’epoca mai così feconda per lo sport nazionale.

Domenica scorsa, Jannik Sinner ha centrato il «Sunshine double», la duplice vittoria nei tornei master 1000 di Indian Wells e Miami, arrivando a 26 tornei complessivi vinti nell’Atp. Una nidiata indomita di tennisti azzurri, con Lorenzo Musetti numero 5 del ranking, Flavio Cobolli e Luciano Darderi nella top 20, Matteo Berrettini redivivo e tra gli eroi di Davis. Kimi Antonelli su Mercedes, col Gran Premio vinto in Giappone, è il più giovane capoclassifica di sempre nella storia della Formula 1, e il primo italiano a riuscirci dai tempi di Alberto Ascari, nel 1952. Nella motoGp, Marco Bezzecchi su Aprilia ha vinto il Gran Premio di Austin, insediandosi al primo posto nel campionato piloti. Nella recente olimpiade di Milano-Cortina, una Federica Brignone eroica ha trionfato nel supergigante e nello slalom gigante.

Non scordando le vittorie mondiali del volley azzurro maschile e femminile. Se fanciulli in cerca di idoli da imitare decidessero di pescare nel carniere dello sport italiano, potrebbero tappezzare la camera di poster. E i calciatori sarebbero una delle tante, mesmeriche suggestioni. Ma non l’unica.

Autogol degli azzurri: sfottono la Bosnia
Tifosi bosniaci in trasferta a Cardiff. Nel riquadro, l’esultanza degli azzurri al fischio finale di Galles-Bosnia (Ansa)
In rete il video dei nostri che esultano per la qualificazione degli slavi, ritenuti più teneri del Galles. Pessima mossa, a Sarajevo gli animi si scaldano, e c’è anche il processo ai cecchini italiani che pagavano per sparare ai civili durante la guerra: sarà un inferno.

Qualcuno la chiamerebbe hýbris, l’arroganza che acceca e porta a sfidare la realtà fino a pagarne il prezzo. Altri parlerebbero di effetto Dunning-Kruger, la convinzione di essere migliori di quanto si sia davvero. In ogni caso, l’Italia si avvicina allo spareggio da dentro o fuori per i Mondiali contro la Bosnia nel modo peggiore possibile.

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