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2026-02-24
Bilancio dell’«Olimpiade diffusa»: impatto economico da 5,3 miliardi
(Getty)
Numeri che si sono tradotti in buoni risultati commerciali: 55 sponsor e un obiettivo di 500 milioni di euro di ricavi per centrare il break-even, quando un’azienda, cioè, inizia a guadagnare.
La stima di impatto economico complessivo è di circa 5,3 miliardi di euro, con una scomposizione piuttosto chiara: circa 1,1 miliardi di spesa immediata sul territorio, 1,2 miliardi di spesa differita e 3 miliardi legati alle infrastrutture (che, si spera, continueranno ad essere utilizzate anche dopo i giochi). La domanda turistica attesa è stata quantificata in 2,5 milioni di partecipanti/visitatori, permanenza media 3,05 notti e gruppi medi da 2,5 persone, segnali di «vacanza» più che di una semplice presenza giornaliera.
Nel caso di Milano, le elaborazioni Confcommercio hanno stimato un indotto cittadino di 319 milioni di euro con 725.000 spettatori/visitatori e una spesa media pro capite di 440 euro. La saturazione ricettiva, su un raggio di 4,5 chilometri dal centro, è stata vicina all’81% (80,9%) per gli hotel 3-5 stelle (circa 500 strutture) e tra il 65% e il 70% nell’extralberghiero su quasi 18.000 appartamenti; il prezzo medio giornaliero rilevato è 221 euro, non poco, a onor del vero.
Secondo lo studio realizzato da Assolombarda e Milano&Partners, l’impatto complessivo sul capoluogo lombardo stimato è di circa 2,5 miliardi di euro di produzione sul territorio milanese, corrispondenti a 1,045 miliardi di valore aggiunto. Per intenderci, l’effetto complessivo attiva circa 0,4 punti percentuali di Pil nel periodo che va dall’avvio dei lavori a tutto il 2026.
Anche sotto il profilo operativo la macchina organizzativa delle Olimpiadi si è mostrata importante: 2.600 posti letto dedicati tra Villaggio olimpico e sette hotel fra Bormio e Livigno, oltre 120.000 pasti serviti; Fan Village con 260.000 visitatori a Milano, 32.000 a Livigno e 22.000 a Bormio, più 66 spettacoli al braciere dell’Arco della Pace. Sul fronte dell’esposizione sui social network: 7,4 miliardi di menzioni social nella prima settimana per @olympics, +102% di ore di trasmissione attraverso Warner Bros-Discovery rispetto a Pechino 2022 e share Rai del 15,9% (20,3% per gli under 35). In parallelo, i villaggi hanno superato 164.000 pasti complessivi, con un consumo giornaliero indicativo di 365 chili di pasta e 12.000 fette di pizza.
Anche il capitolo paralimpico aggiunge valore economico e soprattutto infrastrutturale: 665 atleti in sei sport, oltre 400.000 spettatori attesi e un valore vicino a 200 milioni di euro. Gli investimenti per accessibilità e inclusione indicati da Banca Ifis ammontano a 471 milioni in Lombardia (416 milioni per treni accessibili, 55 milioni per l’accessibilità della metro di Milano) e 41 milioni in Veneto (22 milioni per turismo inclusivo nelle aree montane, 19 milioni per l’Arena di Verona). Per Milano, l’indotto paralimpico stimato è 31 milioni con poco più di 73.000 spettatori e una spesa media di 424,5 euro.
La sfida ora è capire se la componente se la spesa infrastrutturale da circa 3 miliardi potrà avere un senso anche in futuro e se gli investimenti di accessibilità resteranno capitale produttivo da utilizzare nei prossimi anni.
Certo, per quantificare in modo definitivo l’impatto economico complessivo serviranno ancora i dati dei prossimi mesi. Le prime stime indicano ricadute nell’ordine di 5,3 miliardi di euro, un gettito fiscale aggiuntivo tra 500 e 600 milioni e circa 1,3 milioni di biglietti venduti.
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Tre Regioni coinvolte, 55 sponsor, 2,5 milioni di visitatori e 3 miliardi in infrastrutture.Milano-Cortina 2026 si è presentata come un’operazione industriale e territoriale «diffusa» più che come un evento concentrato: tre Regioni coinvolte (Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto) su 22.000 chilometri quadrati, con 3.565 atleti, 92 Paesi e 16 discipline olimpiche. Il perimetro dei cantieri è stato altrettanto indicativo: 98 opere complessive, di cui 51 infrastrutture e 47 impianti sportivi.Numeri che si sono tradotti in buoni risultati commerciali: 55 sponsor e un obiettivo di 500 milioni di euro di ricavi per centrare il break-even, quando un’azienda, cioè, inizia a guadagnare. La stima di impatto economico complessivo è di circa 5,3 miliardi di euro, con una scomposizione piuttosto chiara: circa 1,1 miliardi di spesa immediata sul territorio, 1,2 miliardi di spesa differita e 3 miliardi legati alle infrastrutture (che, si spera, continueranno ad essere utilizzate anche dopo i giochi). La domanda turistica attesa è stata quantificata in 2,5 milioni di partecipanti/visitatori, permanenza media 3,05 notti e gruppi medi da 2,5 persone, segnali di «vacanza» più che di una semplice presenza giornaliera. Nel caso di Milano, le elaborazioni Confcommercio hanno stimato un indotto cittadino di 319 milioni di euro con 725.000 spettatori/visitatori e una spesa media pro capite di 440 euro. La saturazione ricettiva, su un raggio di 4,5 chilometri dal centro, è stata vicina all’81% (80,9%) per gli hotel 3-5 stelle (circa 500 strutture) e tra il 65% e il 70% nell’extralberghiero su quasi 18.000 appartamenti; il prezzo medio giornaliero rilevato è 221 euro, non poco, a onor del vero.Secondo lo studio realizzato da Assolombarda e Milano&Partners, l’impatto complessivo sul capoluogo lombardo stimato è di circa 2,5 miliardi di euro di produzione sul territorio milanese, corrispondenti a 1,045 miliardi di valore aggiunto. Per intenderci, l’effetto complessivo attiva circa 0,4 punti percentuali di Pil nel periodo che va dall’avvio dei lavori a tutto il 2026. Anche sotto il profilo operativo la macchina organizzativa delle Olimpiadi si è mostrata importante: 2.600 posti letto dedicati tra Villaggio olimpico e sette hotel fra Bormio e Livigno, oltre 120.000 pasti serviti; Fan Village con 260.000 visitatori a Milano, 32.000 a Livigno e 22.000 a Bormio, più 66 spettacoli al braciere dell’Arco della Pace. Sul fronte dell’esposizione sui social network: 7,4 miliardi di menzioni social nella prima settimana per @olympics, +102% di ore di trasmissione attraverso Warner Bros-Discovery rispetto a Pechino 2022 e share Rai del 15,9% (20,3% per gli under 35). In parallelo, i villaggi hanno superato 164.000 pasti complessivi, con un consumo giornaliero indicativo di 365 chili di pasta e 12.000 fette di pizza.Anche il capitolo paralimpico aggiunge valore economico e soprattutto infrastrutturale: 665 atleti in sei sport, oltre 400.000 spettatori attesi e un valore vicino a 200 milioni di euro. Gli investimenti per accessibilità e inclusione indicati da Banca Ifis ammontano a 471 milioni in Lombardia (416 milioni per treni accessibili, 55 milioni per l’accessibilità della metro di Milano) e 41 milioni in Veneto (22 milioni per turismo inclusivo nelle aree montane, 19 milioni per l’Arena di Verona). Per Milano, l’indotto paralimpico stimato è 31 milioni con poco più di 73.000 spettatori e una spesa media di 424,5 euro. La sfida ora è capire se la componente se la spesa infrastrutturale da circa 3 miliardi potrà avere un senso anche in futuro e se gli investimenti di accessibilità resteranno capitale produttivo da utilizzare nei prossimi anni.Certo, per quantificare in modo definitivo l’impatto economico complessivo serviranno ancora i dati dei prossimi mesi. Le prime stime indicano ricadute nell’ordine di 5,3 miliardi di euro, un gettito fiscale aggiuntivo tra 500 e 600 milioni e circa 1,3 milioni di biglietti venduti.
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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia a margine dell'evento «Stop the Ets to save the ceramics sector» organizzato dall'eurodeputato Stefano Cavedagna dello stesso partito.
Ursula von der Leyen (Getty Images)
Da Camberra annuncia che oggi firma l’ennesimo «accordo storico» con l’Australia. Anche questo è in gestazione da 18 anni ed è la fotocopia del Mercosur: ci guadagnano industria e finanza, ci perdono gli agricoltori. Per la verità, la Coldiretti, che dopo il sì di Francesco Lollobrigida al Mercosur (bisognava dare l’impressione che l’Italia è europeista e non si può mettere in discussione la Commissione dove siede Rafaele Fitto) si è molto ammorbidita, prova a dire che il patto con i canguri crea opportunità all’agroalimentare italiano facendoci sapere che, mentre noi esportiamo in Australia per quasi 900 milioni loro per ora ci vendono per qualcosa meno di 90. Però è un ragionamento che non guarda lontano. L’accordo azzera in un arco di tempo di almeno dieci anni i dazi su buona parte di prodotti europei e di fatto su tutti i prodotti australiani, ma a un prezzo: consentire a loro di continuare a produrre il falso made in Italy.
Il Parmesan, che loro producono a imitazione del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, possono continuare a venderlo in giro per il mondo, e così il loro «Prosecco». Esiste il Prosecco della King Valley, dove fin dagli anni Novanta viene spumantizzata l’uva glera importata lì da alcuni italoaustraliani. La cantina più nota è la Otto Dal Zotto che a imitazione della strada del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (sito Unesco) ha anche tracciato la Prosecco-road.
Questo spumante soddisfa al 78% il mercato interno australiano e viene esportato anche in Cina, dove noi facciamo grande fatica a vendere.
Il fatturato del Prosecco dei canguri è attorno ai 300 milioni di dollari australiani, pari a circa 130 milioni di euro, circa il 5% del fatturato dello spumante italiano. L’accordo che la Von der Leyen presenta come epocale prevede che per i prossimi dieci anni i vignaioli di Victoria possano continuare a mandare il loro Prosecco in giro per il mondo senza che nessuno possa dir loro nulla. Lo stesso vale per il Parmesan e per tutti i formaggi australiani tra cui un ottimo Gorgonzola, un saporito Romano e una Feta che è un’offesa nazionale alla Grecia. La cosa curiosa è che questi formaggi potranno essere esportati a dazio zero e così tutti gli altri prodotti a imitazione di quelli tricolore che sono in gran parte fatti da emigranti italiani.
L’Ue, come contentino agli agricoltori, ha previsto un contingentamento all’export di carne di agnello, di manzo, un tetto per lo zucchero, per il riso. Ma quello che non torna è che, come già col Mercosur, si mettono in discussione i criteri dell’etichettatura a marchio europeo. Si accetta di separare il prodotto dal luogo di produzione e il nome dalla storicità del processo. Il presidente del Consorzio del Prosecco Doc (è quello che costa meno) Giancarlo Guidolin prova a fare buon viso a cattivo gioco: «Li costringiamo a scriverci australian in etichetta, è un passo avanti». Ciò che Guidolin non dice è che gli australiani sono liberi di vendere il loro Prosecco su tutti i mercati dove la tutela del nostro Doc non vale e cioè in tutto il mondo tranne che in Europa dove però arriverà egualmente. E lo stesso vale per i formaggi. Questo accordo, che Ursula von der Leyen magnifica perché «consente agli australiani di entrare in contatto con i prodotti europei e offre anche una platea di 450 milioni di consumatori ci dà un risparmio di un miliardo sulle tariffe doganali» in realtà all’Ue interessa per due ragioni: il rafforzamento delle intese militari sulla sicurezza soprattutto in mare e progetti di ricerca comuni.
La Von der Leyen dice che in dieci anni l’interscambio crescerà del 33% e quasi a sfiorare i 18 miliardi di export. E a questo guardano i nostri produttori convinti che l’Australia sia il nuovo Eldorado (lo dice Assolatte) ma devono non aver fatto i conti con la concorrenza di ritorno e sull’esiguità del vantaggio: in fine dei conti i dazi in ingresso in Australia delle nostre merci era tra il 5 e il 15%, ma oggi gli australiani avranno via libera in Europa anche perché, come nel caso del Mercosur, non ci sono le clausole di salvaguardia. La butta in politica il capo del Ppe Manfred Weber che parla di un protagonismo europeo nell’area del Pacifico: «Approfondire i legami con un partner fidato dall’altra parte del mondo è particolarmente importante in questo periodo geopolitico, in quanto garantisce maggiore stabilità e prevedibilità per tutti noi». Gli risponde indirettamente l’eurodeputata dei 5 Stelle, Carolina Morace che nota: «L’accordo commerciale Ue-Australia è un insulto all’Italia perché autorizza vini australiani a utilizzare il termine Prosecco. Con questa decisione la Commissione europea legalizza l’Italian sounding e cioè l’imitazione delle nostre eccellenze agroalimentari nel mondo». A darle torto si fa davvero fatica.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'italia a margine dell'evento «Piumini e catene. Storie di Maranza» al Parlamento europeo a Bruxelles.