Altro scandalo Lagarde, persa ogni credibilità
Christine Lagarde (Ansa)
  • Per tutto lo staff dell’istituto centrale vale il divieto di remunerazioni extra. Ma il presidente ha ammesso di aver incassato 140.000 euro dalla Banca dei Regolamenti internazionali per l’incarico nel cda. La retribuzione totale arriva a 740.000 euro.
  • L’ultimo bollettino: difficile raggiungere gli obiettivi, prezzo maggiorato per gli Ets.

Lo speciale contiene due articoli.

Christine Lagarde non è un’anatra e non è neppure zoppa. Anzi, è una bella signora di charme, che sembra sempre appena uscita da un atelier di Place Vendome, anche se vive tra diagrammi e bilanci. Il problema è che manca poco meno di un anno e mezzo alla scadenza del suo mandato da presidente della Bce e si trova sempre più spesso al centro di voci su possibili dimissioni anticipate per prendere al volo nuovi incarichi e, ora, anche di polemiche sui suoi emolumenti. Non si tratta di andare dietro a proteste demagogiche, ma di un oggettivo problema di credibilità. Che per in banchiere centrale è quasi tutto, visto che da questa dipendono anche la fiducia dei mercati e la solidità della moneta stessa.

L’economista liberal John Kenneth Galbraith diceva che un vero, bravo, banchiere centrale non si può limitare a manovrare i tassi e a tenere sott’occhio l’inflazione, ma deve essere anche «uno storico e un politico». Nel senso che deve conoscere bene la storia dell’economia e dev’essere pragmatico, specie nel guardare il contesto nel quale le sue decisioni si vanno a innestare. Sarà quindi per questa esigenza di profonda interdisciplinarietà che Lady Bce siede anche nel consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), che non solo fa un po’ da banca delle banche centrali, ma si occupa di cooperazione monetaria e finanziaria internazionale, fornendo anche studi economici. Il problema è che la scorsa settimana il Financial Times ha scoperto che per questo incarico Lagarde ha incassato nel 2025 ben 140.000 euro, che si vanno ad aggiungere ai 600.000 che prende dalla Bce, per un totale di 740.000 eur, che fanno dell’ex ministro francese il funzionario più pagato dell’Unione europea. Il tutto mentre il regolamento della Bce vieterebbe di ricevere stipendi aggiuntivi da terze parti.

Dopo alcuni giorni di imbarazzo, venerdì sera l’ufficio stampa del capo della Bce ha confermato la notizia, fornendo una spiegazione forse ancora più imbarazzante. Lagarde ha preso quei soldi, ma la Bce spiega che quel divieto per i dipendenti non vale per i «vertici esecutivi», che sono soggetti a un diverso codice di condotta. In più, la cifra sarebbe motivata dal fatto che nel board della Bri «si prendono decisioni di grande rilievo», che possono comportare «rischi legali».

Da Francoforte, infine, sottolineano che Madame Lallouette in Lagarde non fa che seguire la tradizione dei suoi predecessori, Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, che ricevevano anch’essi un’indennità dalla Bri. Ora, sorvolando sul parallelo con Trichet, la cui gestione disastrosa e miope ha peggiorato la crisi dei subprime, va anche detto che la credibilità di banchiere di Draghi, capace di disinnescare una nuova crisi con tre semplici paroline («Whatever it takes») pur non avendo in mano niente di concreto (la Bce non era e non è prestatore di ultima istanza), è distante alcuni anni luce da quella della Lagarde. Il che spiega anche perché nessuno si sia messo a questionare sugli onorari di Draghi.

In ogni casi va anche ricordato che il governatore della Banca di Francia, che siede nel cda della Bri con la Lagarde e altri 14 banchieri centrali, prende il super-gettone, ma ne gira metà al suo Stato. Mentre il presidente della Federal Reserve e il governatore della Bank of England non incassano alcuna indennità dalla Bri.

Le spiegazioni della Lagarde non hanno fermato le polemiche. Sui forum interni della Bce, i dipendenti sono ancora parecchio attivi nel criticare il doppio standard. La notizia era arrivata al Financial Times proprio dall’interno della Banca e due eurodeputati di sinistra, il tedesco (con passaporto italiano) Fabio De Masi e lo svedese Dick Erickson, avevano scritto alla Lagarde, stanandola. L’ammissione del «fuori busta» ha scatenato nuove critiche, tra cui quelle di Paolo Borchia, capo delegazione della Lega all’Europarlamento, per il quale, «la giustificazione addotta fa risuonare la famosa battuta del Marchese del Grillo». Borchia fa anche notare che «ne va dell’indipendenza del capo dell’Eurotower […] e Lagarde giunge alla fine del suo mediocre mandato, confermando la totale disconnessione e distanza dalle difficoltà quotidiane delle imprese, delle famiglie e dei popoli europei».

Il tema del fine mandato, in effetti, è caldo. Prima di Natale, Lagarde aveva dovuto smentire di esser pronta a dimettersi in anticipo pur di non farsi scappare l’occasione di andare a dirigere il Forum di Davos, travolto dagli scandali del suo fondatore, Klaus Schwab. E la settimana scorsa, sempre la stampa inglese, ha riportato che sarebbe pronta ad andarsene ben prima della prossima primavera al solo scopo di consentire che la scelta del suo successore sia ancora negoziata da Emmanuel Macron. Anche qui, Lagarde ha smentito, a mezzo Wall Street Journal. Ma il problema della credibilità generale resta, a prescindere dal doppio stipendio. È un banchiere centrale, guida un ente che spesso chiede sacrifici ai cittadini europei e, soprattutto, se è debole lei, prima o poi sarà debole anche l’euro.

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