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2026-02-18
Testa e sport: il mental training fa sempre più la differenza
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Nel riquadro la copertina del volume scritto da Michele Surian «Mental training per sportivi - Strategie e abilità mentali per la performance atletica» (iStock)
Non basta allenare i muscoli. Chi fa sport, sia amatoriale sia agonistico, e desidera ottenere risultati concreti ma a un certo punto con ce la fa più, lo sa: il limite non è fisico, è mentale. Saper gestire ansia, emozioni e concentrazione e fissare obiettivi chiari e realistici, può fare la differenza tra un buon allenamento e uno mediocre, tra una performance vincente e una deludente sconfitta. Ma anche, più banalmente, un semplice allenamento di uno sportivo medio che pratica corsa outdoor, tanto per citare un esempio, e che a un certo punto si trova a fare i conti con la routine dell'allenamento e fatica a trovare dentro se stesso la giusta motivazione per non mollare. È lì, nei meandri della mente che si gioca una partita decisiva e spesso invisibile. Ed è proprio qui che può diventare fondamentale il supporto di un allenatore o un trainer in grado di toccare le corde giuste nel momento in cui chiunque vorrebbe mollare. Ricordo, per esempio, quando praticavo calcio agonistico, avevo un allenatore che insisteva parecchio sulla parte fisica dell'allenamento ad alta intensità con veri circuiti da crossfit. Quando qualcuno del gruppo non ce la faceva più, arrivava puntuale la frase magica: «Ricordate: non è il vostro corpo che sta mollando, ma la vostra mente». E chiunque trovava le forze e le energie per completare l'esercizio.
A spiegarlo è Michele Surian, maestro di numerosi campioni del mondo, nel libro Mental training per sportivi - Strategie e abilità mentali per la performance atletica (Edizioni Lswr). «Le stesse leggi che regolano lo sviluppo delle capacità fisiche valgono anche per quelle mentali – scrive Surian –. Con ripetizione, carichi progressivi e pratica di qualità, è possibile far crescere l’atleta come un sistema integrato, dove mente e corpo, tecnica e tattica si influenzano a vicenda». Il volume di Surian, pubblicato nel 2021, oggi torna particolarmente attuale alla luce del periodo di grande fermento sportivo con le gare delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 in primo piano e le imprese che gli atleti ci stanno regalando ogni giorno, ma anche in concomitanza dell’imminente arrivo della primavera. Una stagione in cui molti decidono di iniziare – o riprendere – a fare attività fisica. Senza una strategia chiara, però, l’entusiasmo iniziale rischia di spegnersi in fretta. Ed è qui che il mental training può rappresentare uno strumento concreto per dare continuità e direzione ai propri obiettivi.
Concentrazione, controllo emotivo e gestione dello stress non sono doti innate: si costruiscono e si consolidano attraverso un percorso graduale. Come nel gesto tecnico, l’apprendimento mentale passa da una fase iniziale di comprensione, alla ripetizione corretta, fino all’automatizzazione. Solo così le competenze mentali diventano affidabili, pronte a emergere nei momenti decisivi della gara. «Chi pensa di ottenere subito risultati concreti con una tecnica mentale appena appresa – avverte Surian – rischia di restare deluso. Serve tempo, pratica e integrazione tra mente e corpo».
Al centro del mental training c’è il goal-setting, la capacità di stabilire e perseguire obiettivi specifici e misurabili. Obiettivi chiari danno una direzione alle azioni, permettono di valutare i progressi e mantengono alta la motivazione. Devono essere sfidanti ma realistici, aggiornati continuamente e suddivisi in tappe brevi, medie e lunghe. Per rendere efficace il processo, Surian suggerisce il modello SMARTER: ogni obiettivo deve essere Specifico, Misurabile, Accessibile, Realistico, Temporalmente definito, Emozionante e Registrato. Così si costruisce una mappa concreta dei propri progressi, con piccoli successi che alimentano fiducia e senso di autoefficacia. La strategia del goal-setting non si limita alla performance atletica: può migliorare la qualità della vita, lo studio, il lavoro e le relazioni. Obiettivi ben formulati aiutano a diventare più consapevoli e a crescere, senza trascurare equilibrio e valori personali. Concetti molto cari a Surian, che ha alle spalle una lunga esperienza maturata prima sul tatami e poi in palestra. Ex atleta della Nazionale italiana di kickboxing, campione europeo e nove volte campione italiano, oggi è professore di Scienze motorie e tecnico di IV livello europeo Coni, oltre che Maestro 7° dan, negli anni ha seguito e formato numerosi campioni del mondo, portando nel lavoro quotidiano con gli atleti non solo competenze tecniche, ma una visione che mette al centro la crescita mentale oltre a quella fisica.
Da Jacobs a Federer: gli sportivi e non solo che hanno puntato sul mental coach

Roger Federer (Ansa)
Dietro le grandi vittorie non c’è solo talento o preparazione fisica. Sempre più spesso, al fianco degli atleti di alto livello c’è una figura invisibile ma fondamentale: il mental coach. La sua missione è lavorare sulla mente, su tutti quei processi interni che influenzano la performance ma che non si vedono in campo. Attenzione, dialogo interno, gestione delle emozioni e risposta allo stress competitivo diventano così strumenti concreti per raggiungere il massimo potenziale.
A differenza dello psicologo dello sport, professionista sanitario abilitato e in grado di trattare anche disturbi e patologie, il mental coach si concentra sull’allenamento pratico della mente. Non ha formazione clinica e non può fare diagnosi, ma sa guidare l’atleta nel migliorare la concentrazione, gestire l’ansia, rafforzare la fiducia in sé stesso e costruire autostima. In altre parole, trasforma la forza mentale in prestazioni eccellenti.
Molti atleti famosi, infatti, hanno scelto di affidarsi a questa figura. In Italia, Marcell Jacobs ha riconosciuto il ruolo determinante della sua mental coach Nicoletta Romanazzi nel successo ai 100 metri olimpici di Tokyo, mentre Federica Pellegrini ha lavorato sulla propria mente per ritrovare sicurezza dopo le sconfitte. La sciatrice Sofia Goggia, protagonista a Milano-Cortina 2026, ha dichiarato di aver potuto contare sul supporto psicologico di un mental coach per restare concentrata e motivata e superare infortuni e pressioni mediatiche. Anche nel tennis mondiale, campioni come Roger Federer e Serena Williams hanno sottolineato quanto la preparazione mentale sia fondamentale per mantenere costanza e gestire la pressione delle competizioni. Non solo singoli atleti: intere squadre e allenatori hanno integrato il mental coaching nel loro lavoro. Nel calcio, Roberto Mancini e club come il Barcellona e la Lazio hanno inserito questa figura nei propri staff per supportare giocatori e squadre a gestire l’ansia e le sfide della stagione. Tecniche come la visualizzazione, la meditazione mindfulness, che si pratica rimanendo in assoluto silenzio e rimanendo concentrati esclusivamente sul flusso del proprio respiro, o il self-talk positivo, una sorta di dialogo interiore in grado di convertire pensieri limitanti in affermazioni potenzianti, migliorando così non solo la motivazione, ma anche l'autostima e le prestazioni, aiutano gli sportivi a modulare la propria risposta mentale ed emotiva, facendo la differenza tra una buona prestazione e un risultato eccellente.
Il mental coaching, tuttavia, non si limita allo sport. Vip, musicisti, attori e personaggi pubblici di fama mondiale si affidano sempre più a questa figura per migliorare le proprie performance e raggiungere obiettivi precisi. Da Oprah Winfrey ad Adele, da Madonna a George Michael, passando per attori come Ben Affleck, Tom Hanks e Hugh Jackman, il coaching mentale aiuta a superare limiti personali e mantenere il focus anche in contesti di grande pressione. Nel mondo dello sport, anche figure come Serena Williams, Marcell Jacobs e Matteo Berrettini hanno riconosciuto l’importanza di avere un alleato invisibile ma strategico al proprio fianco.
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Concentrazione, gestione delle emozioni e obiettivi chiari: allenare la mente diventa fondamentale quanto allenare il corpo. Michele Surian, nel libro Mental training per sportivi - Strategie e abilità mentali per la performance atletica, spiega come trasformare la mente in alleato della performance.Sempre più atleti di élite si affidano al mental coach per gestire ansia, pressione e motivazione. Dall’oro olimpico Marcell Jacobs a grandi campioni del recente passato come Roger Federer, Federica Pellegrini e Serena Williams, allenare la mente è diventato fondamentale per trasformare talento e preparazione fisica in risultati concreti.Lo speciale contiene due articoli.Non basta allenare i muscoli. Chi fa sport, sia amatoriale sia agonistico, e desidera ottenere risultati concreti ma a un certo punto con ce la fa più, lo sa: il limite non è fisico, è mentale. Saper gestire ansia, emozioni e concentrazione e fissare obiettivi chiari e realistici, può fare la differenza tra un buon allenamento e uno mediocre, tra una performance vincente e una deludente sconfitta. Ma anche, più banalmente, un semplice allenamento di uno sportivo medio che pratica corsa outdoor, tanto per citare un esempio, e che a un certo punto si trova a fare i conti con la routine dell'allenamento e fatica a trovare dentro se stesso la giusta motivazione per non mollare. È lì, nei meandri della mente che si gioca una partita decisiva e spesso invisibile. Ed è proprio qui che può diventare fondamentale il supporto di un allenatore o un trainer in grado di toccare le corde giuste nel momento in cui chiunque vorrebbe mollare. Ricordo, per esempio, quando praticavo calcio agonistico, avevo un allenatore che insisteva parecchio sulla parte fisica dell'allenamento ad alta intensità con veri circuiti da crossfit. Quando qualcuno del gruppo non ce la faceva più, arrivava puntuale la frase magica: «Ricordate: non è il vostro corpo che sta mollando, ma la vostra mente». E chiunque trovava le forze e le energie per completare l'esercizio.A spiegarlo è Michele Surian, maestro di numerosi campioni del mondo, nel libro Mental training per sportivi - Strategie e abilità mentali per la performance atletica (Edizioni Lswr). «Le stesse leggi che regolano lo sviluppo delle capacità fisiche valgono anche per quelle mentali – scrive Surian –. Con ripetizione, carichi progressivi e pratica di qualità, è possibile far crescere l’atleta come un sistema integrato, dove mente e corpo, tecnica e tattica si influenzano a vicenda». Il volume di Surian, pubblicato nel 2021, oggi torna particolarmente attuale alla luce del periodo di grande fermento sportivo con le gare delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 in primo piano e le imprese che gli atleti ci stanno regalando ogni giorno, ma anche in concomitanza dell’imminente arrivo della primavera. Una stagione in cui molti decidono di iniziare – o riprendere – a fare attività fisica. Senza una strategia chiara, però, l’entusiasmo iniziale rischia di spegnersi in fretta. Ed è qui che il mental training può rappresentare uno strumento concreto per dare continuità e direzione ai propri obiettivi.Concentrazione, controllo emotivo e gestione dello stress non sono doti innate: si costruiscono e si consolidano attraverso un percorso graduale. Come nel gesto tecnico, l’apprendimento mentale passa da una fase iniziale di comprensione, alla ripetizione corretta, fino all’automatizzazione. Solo così le competenze mentali diventano affidabili, pronte a emergere nei momenti decisivi della gara. «Chi pensa di ottenere subito risultati concreti con una tecnica mentale appena appresa – avverte Surian – rischia di restare deluso. Serve tempo, pratica e integrazione tra mente e corpo».Al centro del mental training c’è il goal-setting, la capacità di stabilire e perseguire obiettivi specifici e misurabili. Obiettivi chiari danno una direzione alle azioni, permettono di valutare i progressi e mantengono alta la motivazione. Devono essere sfidanti ma realistici, aggiornati continuamente e suddivisi in tappe brevi, medie e lunghe. Per rendere efficace il processo, Surian suggerisce il modello SMARTER: ogni obiettivo deve essere Specifico, Misurabile, Accessibile, Realistico, Temporalmente definito, Emozionante e Registrato. Così si costruisce una mappa concreta dei propri progressi, con piccoli successi che alimentano fiducia e senso di autoefficacia. La strategia del goal-setting non si limita alla performance atletica: può migliorare la qualità della vita, lo studio, il lavoro e le relazioni. Obiettivi ben formulati aiutano a diventare più consapevoli e a crescere, senza trascurare equilibrio e valori personali. Concetti molto cari a Surian, che ha alle spalle una lunga esperienza maturata prima sul tatami e poi in palestra. Ex atleta della Nazionale italiana di kickboxing, campione europeo e nove volte campione italiano, oggi è professore di Scienze motorie e tecnico di IV livello europeo Coni, oltre che Maestro 7° dan, negli anni ha seguito e formato numerosi campioni del mondo, portando nel lavoro quotidiano con gli atleti non solo competenze tecniche, ma una visione che mette al centro la crescita mentale oltre a quella fisica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/mente-e-sport-2675279572.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-jacobs-a-federer-gli-sportivi-e-non-solo-che-hanno-puntato-sul-mental-coach" data-post-id="2675279572" data-published-at="1771430882" data-use-pagination="False"> Da Jacobs a Federer: gli sportivi e non solo che hanno puntato sul mental coach Roger Federer (Ansa) Dietro le grandi vittorie non c’è solo talento o preparazione fisica. Sempre più spesso, al fianco degli atleti di alto livello c’è una figura invisibile ma fondamentale: il mental coach. La sua missione è lavorare sulla mente, su tutti quei processi interni che influenzano la performance ma che non si vedono in campo. Attenzione, dialogo interno, gestione delle emozioni e risposta allo stress competitivo diventano così strumenti concreti per raggiungere il massimo potenziale.A differenza dello psicologo dello sport, professionista sanitario abilitato e in grado di trattare anche disturbi e patologie, il mental coach si concentra sull’allenamento pratico della mente. Non ha formazione clinica e non può fare diagnosi, ma sa guidare l’atleta nel migliorare la concentrazione, gestire l’ansia, rafforzare la fiducia in sé stesso e costruire autostima. In altre parole, trasforma la forza mentale in prestazioni eccellenti.Molti atleti famosi, infatti, hanno scelto di affidarsi a questa figura. In Italia, Marcell Jacobs ha riconosciuto il ruolo determinante della sua mental coach Nicoletta Romanazzi nel successo ai 100 metri olimpici di Tokyo, mentre Federica Pellegrini ha lavorato sulla propria mente per ritrovare sicurezza dopo le sconfitte. La sciatrice Sofia Goggia, protagonista a Milano-Cortina 2026, ha dichiarato di aver potuto contare sul supporto psicologico di un mental coach per restare concentrata e motivata e superare infortuni e pressioni mediatiche. Anche nel tennis mondiale, campioni come Roger Federer e Serena Williams hanno sottolineato quanto la preparazione mentale sia fondamentale per mantenere costanza e gestire la pressione delle competizioni. Non solo singoli atleti: intere squadre e allenatori hanno integrato il mental coaching nel loro lavoro. Nel calcio, Roberto Mancini e club come il Barcellona e la Lazio hanno inserito questa figura nei propri staff per supportare giocatori e squadre a gestire l’ansia e le sfide della stagione. Tecniche come la visualizzazione, la meditazione mindfulness, che si pratica rimanendo in assoluto silenzio e rimanendo concentrati esclusivamente sul flusso del proprio respiro, o il self-talk positivo, una sorta di dialogo interiore in grado di convertire pensieri limitanti in affermazioni potenzianti, migliorando così non solo la motivazione, ma anche l'autostima e le prestazioni, aiutano gli sportivi a modulare la propria risposta mentale ed emotiva, facendo la differenza tra una buona prestazione e un risultato eccellente.Il mental coaching, tuttavia, non si limita allo sport. Vip, musicisti, attori e personaggi pubblici di fama mondiale si affidano sempre più a questa figura per migliorare le proprie performance e raggiungere obiettivi precisi. Da Oprah Winfrey ad Adele, da Madonna a George Michael, passando per attori come Ben Affleck, Tom Hanks e Hugh Jackman, il coaching mentale aiuta a superare limiti personali e mantenere il focus anche in contesti di grande pressione. Nel mondo dello sport, anche figure come Serena Williams, Marcell Jacobs e Matteo Berrettini hanno riconosciuto l’importanza di avere un alleato invisibile ma strategico al proprio fianco.
Imagoeconomica
Siccome in Italia ciò che è transitorio diventa definitivo, superata la fase di emergenza, il meccanismo è rimasto. Questo prevede che per l’accredito dei primi 50.000 euro si debbano aspettare 12 mesi, per poi scandire il resto in un’altra rata annuale o addirittura in due se l’importo complessivo supera i 100.000 euro con il completamento del pagamento anche fino a 7 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. La Corte Costituzionale già si è espressa sul tema con una sentenza (130/2023) e, pur non dichiarando l’incostituzionalità per non creare un vuoto normativo, aveva lanciato un monito al Legislatore ad intervenire con urgenza, ricordando che la liquidazione come salario differito è tutelata dall’art. 36 della Costituzione e quindi non è legittimo mantenere il meccanismo del pagamento a rate in modo permanente. Il Legislatore è intervenuto nella scorsa finanziaria ma solo per ridurre di 3 mesi (da 12 a 9) i tempi per l’accredito della prima rata da 50.000 euro senza toccare il sistema delle lunghe rateizzazioni. La modifica ha però comportato l’annullamento della detassazione prima prevista fino a 50.000 euro, con un costo stimato di circa 750 euro a carico di ciascun beneficiario.
Tre ordinanze di rimessione dei Tar Marche, Lazio e Friuli Venezia Giulia hanno sollevato la questione contro l’Inps, originata da ricorsi di dipendenti statali presentati tra marzo 2022 e settembre 2024. Così il tema è tornato all’attenzione delle Corte Costituzionale.
L’Inps, in una memoria difensiva, ha spiegato che la rateizzazione è solo per il bene dei lavoratori poiché tutela i diritti garantiti dagli articoli 36 e 38 della Costituzione. Come? E qui la parte risibile. Eviterebbe ai dipendenti pubblici di compiere scelte irrazionali di spesa, se improvvisamente in possesso di cifre elevate. A proposito l’Inps cita studi di economia comportamentale e psicologia finanziaria. Quindi l’istituto, come un buon padre di famiglia, teme che i lavoratori ricevendo tanti soldi potrebbero montarsi la testa e, come scapestrati, darsi a spese dissennate. Inoltre la rateizzazione si giustificherebbe perché il Tfs va concepito come base previdenziale per l’aspettativa di vita successiva al pensionamento.
Ma c’è dell’altro oltre agli scrupoli «paternalistici». L’Istituto difende differimenti e rateizzazioni perché ritiene non sostenibile l’onere pari a 15,6 miliardi nei prossimi due-tre anni soltanto per pagare i Tfs rinviati o rateizzati in passato. Togliere questa modalità di pagamento sarebbe quindi enormemente costoso per lo Stato. Per l’Inps restituire le somme tutte insieme non sarebbe necessariamente la soluzione migliore ed è necessario che la Corte individui un percorso alternativo.
Il vero punto è questo: l’Inps avrebbe problemi a fare quell’esborso, il che già di per sé è allarmante sullo stato dei conti pubblici, e allora si scarica l’onere sul lavoratore. Va ricordato che il Tfs (come il Tfr nel settore privato) non è un regalo del datore di lavoro, ma è un pezzo dello stipendio che ogni mese non viene pagato ed è accantonato dall’azienda. Sono quindi soldi dei dipendenti, che le imprese devono essere sempre pronte a liquidare, così come lo Stato.
I sindacati sono insorti, come facile aspettarsi. «È una impostazione offensiva» afferma Rita Longobardi, segretaria generale della Uil-Fpl, sottolineando che si mette in discussione «il diritto di un lavoratore a disporre liberamente del proprio salario». E ricorda che «c’è chi aspetta somme proprie per curarsi, sostenere la famiglia, aiutare i figli, estinguere un mutuo».
Sul tema è intervenuta anche l’Avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Fabrizio Fedeli: «Vero che le sentenze della Corte Costituzionale hanno rilevato un vulnus di costituzionalità, ma la Corte si è sempre astenuta di intervenire sulle norme considerate illegittime. Sono norme pensate anche rispetto alle gravi possibili ripercussioni sul bilancio complessivo dello Stato, bisogna ottemperare le esigenze finanziarie e di cassa da cui dipende la sostenibilità dell'intero sistema previdenziale».
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Ricapitoliamo: il governo italiano ha pronto un decreto-legge che dovrebbe intervenire sul costo dell’energia, con l’intenzione di abbassarlo. Oltre ad alcuni sgravi per i bassi redditi, che complessivamente potrebbero valere tra i 2 e i 3 miliardi di euro, l’articolato prevede un intervento sul sistema che oggi obbliga i produttori termoelettrici a pagare per la CO2 emessa dalla combustione del gas per produrre energia elettrica, ovvero il sistema Ets. Tale intervento consiste nel rimborso ai produttori termoelettrici dei costi sostenuti per l’Ets, tramite l’applicazione di una nuova componente in bolletta su tutti i consumatori. In tal modo, il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso potrebbe scendere di qualcosa come 25-30 euro/MWh, mentre l’onere medio sulla platea complessiva gravata dalla nuova componente sarebbe molto inferiore. Ai produttori termoelettrici verrebbero rimborsate anche alcune voci di costo accessorie che gravano sul trasporto del gas.
L’effetto netto, dunque, dovrebbe essere quello di un generale abbassamento delle bollette per famiglie e imprese, almeno di quella parte dei consumatori che ha prezzi indicizzati al prezzo spot. Secondo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini il decreto energia «è indispensabile perché essere competitivi in un’Europa dove purtroppo non esiste un mercato unico europeo dell’energia è un problema enorme». Ovviamente i consumatori sono molto favorevoli a qualunque forma di abbassamento dei costi dell’energia. Per una azienda che consuma 2 GWh all’anno di energia il risparmio può arrivare a 50-60.000 euro all’anno, sulla parte energia in un contratto indicizzato al prezzo spot.
Ma il dispositivo pensato dal governo non è di facile applicazione e vede un fronte contrario piuttosto compatto. Posto che ancora si sta discutendo di ipotesi perché il decreto ufficialmente non esiste ancora, sono soprattutto le imprese attive nelle fonti rinnovabili ad opporsi all’articolo 5 della bozza di decreto, quello contenente la norma sul rimborso dei costi Ets ai termoelettrici.
L’Ets deriva da una normativa europea e dunque la sua sospensione de facto contenuta del decreto (peraltro limitata solo ad una parte degli obbligati) potrebbe essere rigettata dalla Commissione. Bruxelles ha fatto sapere ieri, tramite una portavoce, che valuterà «la compatibilità» del decreto energia con la legislazione Ue una volta che questo sarà approvato. «Si tratta ancora di un progetto di legge e non ho commenti da fare. Non abbiamo visto i contenuti e non ne conosciamo i dettagli», ha concluso la portavoce. Stando a queste parole non ci sarebbe dunque stata una interlocuzione preventiva con gli uffici della Commissione sul tema. Il che apre a scenari di una futura discussione con Bruxelles. Una discussione che potrebbe anche avere esito positivo, considerato che a livello di Consiglio il tema di un allentamento dell’Ets è all’ordine del giorno. Il problema in questo caso sarebbe rappresentato da tempi e modi. A livello europeo si parla infatti di una riduzione del prezzo dei permessi di emissione Ets attraverso un meccanismo di corridoio per confinare i prezzi della CO2 tra i 20 e i 40 euro a tonnellata, la metà del valore attuale. A questo meccanismo si affiancherebbe un allungamento del periodo di concessione delle quote gratuite.
Diversa è la questione dell’impatto sugli investimenti in fonti rinnovabili. È questo il punto che vede la maggiore opposizione da parte degli operatori del settore.
L’Associazione nazionale energia del vento, Aenev, ha stigmatizzato «l’ennesimo intervento retroattivo che rischia di indebolire il sistema Paese e ridurre l’attrattività per gli investitori nazionali e stranieri, con conseguenze negative per il sistema produttivo italiano e con il rischio di ridurre sensibilmente la possibilità di raggiungere gli obiettivi settoriali in materia di indipendenza energetica, competitività e decarbonizzazione».
Agostino Re Rebaudengo, presidente Asja Energy ed ex presidente di Energia Futura, ha dichiarato al quotidiano La Stampa: «Preoccupa constatare come alcune misure vadano a incentivare l’utilizzo del gas, comprimendone artificialmente il prezzo, peraltro scaricando i costi delle agevolazioni al gas nella bolletta elettrica, invece di intervenire per aumentare in modo strutturale la diffusione dell’elettricità da fonti rinnovabili, l’energia più competitiva e indipendente dall’instabilità geopolitica». La questione è delicata e riguarda la certezza del quadro normativo in un settore che ha un orizzonte temporale lungo. E del resto, l’Ets, che i produttori da fonte rinnovabile non pagano per definizione, rappresenta per essi un margine puro.
Nel frattempo, la Regione Lombardia ha raggiunto un accordo con Edison e A2A per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, che prevede la cessione del 15% di energia a prezzi calmierati alle aziende energivore. Il decreto in approvazione però potrebbe precludere l’applicazione dell’accordo, rileva criticamente la Regione.
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Ecco #DimmiLaVerità del 18 febbraio 2026. L'eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint ha presentato una proposta per bandire i Fratelli Musulmani dai Paesi europei.
Rifiuti tessili sequestrati nell'operazione congiunta (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)
Si sono svolte, rispettivamente, dal 6 al 26 ottobre 2025 e dal 17 al 30 novembre 2025 le due fasi operative della «Jco Demeter XI» operazione doganale congiunta finalizzata alla repressione dei traffici transfrontalieri illegali di rifiuti ai sensi della Convenzione di Basilea e del commercio illegale di sostanze che riducono lo strato di ozono (ODS) e F-GAS controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal.
L’Operazione, coordinata dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD), in collaborazione con l’Amministrazione doganale cinese e con l’Ufficio di collegamento di intelligence regionale dell’OMD per l'Asia/Pacifico (RILO AP), giunta alla sua undicesima edizione, ha visto la partecipazione di un numero record di 120 Paesi.
Le attività di controllo doganale operate sul territorio nazionale, con il coordinamento della Direzione Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del Comando Generale della Guardia di Finanza, hanno consentito di constatare presso gli Uffici doganali violazioni per circa 1.037.137 kg di rifiuti, di cui la quota prevalente — pari a 905.237 kg — costituita da rifiuti tessili.
L’edizione appena conclusa dell’Operazione congiunta ha fatto emergere la crescita esponenziale nel commercio illegale di merce dichiarata di seconda mano, invece di essere classificata come rifiuto tessile, evidenziando una situazione di forte criticità legata principalmente alla cosiddetta fast fashion e alle sfide dell’economia circolare.
Traffici illeciti che, per loro natura, incidono prevalentemente sui Paesi in via di sviluppo, in particolare sulle nazioni del Sud-Est asiatico — tra cui la Thailandia — nonché su altre aree di destinazione come il Pakistan e la Tunisia. I controlli hanno interessato anche i rifiuti derivanti da veicoli e loro componenti, oltre a cascami di acciaio, mettendo in risalto, anche in ambito JCO, un incremento significativo in termini di sequestri rispetto alle precedenti edizioni dell’Operazione.
Le violazioni sono state rilevate dagli Uffici dell’Agenzia e dai Reparti territoriali della Guardia di Finanza di Livorno, Genova, Venezia, Prato e Milano. Complessivamente, a livello globale, la collaborazione tra le amministrazioni dei 120 Paesi coinvolti ha consentito il sequestro di: 15.509 tonnellate di rifiuti sequestrati e 220.716 pezzi di rifiuti non pesati; 168 tonnellate di ODS e HFC; 13 tonnellate e oltre 5.700 apparecchiature contenenti sostanze controllate nell’ambito del Protocollo di Montreal; 8 tonnellate e più di 30.000 pezzi di altre sostanze chimiche pericolose, tra cui pesticidi e mercurio.
Risultati eccellenti che costituiscono una testimonianza diretta dell’efficace collaborazione tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza, una sinergia ulteriormente consolidata alla luce della stipula del protocollo d’intesa siglato tra le due Istituzioni nel maggio 2025.
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